Machete: il sottotesto mexploitation e il messaggio del film

Machete, di Robert Rodriguez, sembra uno di quei film fatti apposta per staccare il cervello e godersi un po’ di sana ultraviolenza – a dir poco caricaturale… – lotte all’arma bianca con arti staccati, armi da fuoco dal calibro disumano, esplosioni, ragazze nude, insomma c’è tutto quello che riempie i cinema di adolescenti in qualunque


Machete, di Robert Rodriguez, sembra uno di quei film fatti apposta per staccare il cervello e godersi un po’ di sana ultraviolenza – a dir poco caricaturale… – lotte all’arma bianca con arti staccati, armi da fuoco dal calibro disumano, esplosioni, ragazze nude, insomma c’è tutto quello che riempie i cinema di adolescenti in qualunque angolo del globo.

Ma se ci fosse davvero anche altro dietro come sottolineava Gabriele C. nella sua recensione in anteprima da Venezia? Se Machete in realtà contenesse un messaggio più profondo, oltre la superficie? E’ quello che si legge in un pezzo uscito su Vanity Fair – edizione Usa – e credo che sia abbastanza condivisibile. Insomma, non è solo azione… ma chiaramente l’azione è la prima cosa che noti. Vediamo che cosa spiega Michelle Rodriguez dopo il salto.

Perché c’è tutto un sottotesto mexploitation del quale capiremo tra vent’anni le conseguenze…

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La nuova pellicola di Robert Rodriguez, Machete, è uscita nei cinema americani lo scorso weekend. Ci sono tutta una serie di pruriginose questioni che verranno finalmente svelate ai fan di Rodriguez: in che parte del corpo una donna nuda può nascondere un telefono cellulare, come installare una mitragliatrice Gatling su una motocicletta, e soprattutto, chi vince in una sfida al coltello tra Steven Seagal e Danny Trejo.

Ma malgrado le assurdità e le bizzarrie, tutto fa sembrare che Rodriguez inciti a una lowrider revolución. (mantenuto originale dal testo americano: si intende la popolazione messicana e più in generale latinoamericana negli States. Le lowrider sono auto modificate con sospensioni idrauliche che permettono di alzarsi e abbassarsi a piacimento, una moda nata negli anni cinquanta del secolo scorso proprio tra i chicanos: il motto era “Low and Slow” – “Bajito y Suavecito” – cioè “Basso e piano”, ndr) .

Senza svelare troppo della trama, nel film ci sono rivolte di lavoratori messicani – guidati proprio da Michelle Rodriguez, che interpreta Shè – contro chi li sfrutta, li affama, uccide i loro leader locali: insomma, per John Lopez di VF, c’è proprio un sottotesto all’interno di Machete, in Italia diremmo un sottotesto politico.

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E lo chiede a Michelle Rodriguez in persona, che risponde:

“La prima domanda che ho fatto a Robert quando mi contattò è stata: devo per caso allenarmi a usare spade, sparare con dei fucili o dei mitra AK-47? E lui: no, penso che dovrai imparare a preparare delle empanadas (fagottini ripieni di carne, ndr) io facevo fatica a crederci (…) quello che mi è piaciuto di Robert, è che ha una incredibile capacità di comunicare. Sa perfettamente che se vuoi dire qualcosa con un film, se vuoi proporre anche un messaggio, la strada da evitare è quella di realizzare un film drammatico, un documentario o un film “serio”, semplicemente perché non funziona mai, non gliene frega niente a nessuno”

Prosegue Lopez:

“Ehi, quindi vuoi dire che tutti quei primi piani di Jessica Alba che si fa la doccia avvolgono in realtà una ficcante satira politica?”

e la risposta di Michelle è quella che vogliamo sentire: cioè quella giusta.

“Esatto! E’ come i Griffin o South Park!”

Cioè, ci propone una morale – molto esplicita nella serie di South Park se ci pensate, ma vale lo stesso anche per alcuni episodi dei Simpson – e che naturalmente non è “Non fare incazzare il messicano sbagliato”, ma qualcosa di più profondo.

Ancora la parola a Michelle:

“Credo che la morale del film sia di creare un dialogo tra culture. Fa abbassare la guardia”

Forse Machete potrebbe essere per i latinos – e soprattutto per i messicani – quello che sono stati negli anni settanta i film del filone blaxploitation.

Lopez non ne cita nessuno, ma potremmo suggerirvene a palate: dal capostipite Shaft, a Superfly, passando per Black Caesar – il padrino nero

“Penso che le cose finiranno così, e Robert e i suoi film daranno un grosso contribuito nel creare l’immagine dei messicani in America”

In Italia, diremmo nel plasmare un immaginario. Da applausi la chiosa finale di Lopez:

E alla fine Machete potrebbe quindi umanizzare e legittimare le comunità di immigrati illegali e promuovere la pace sociale, raggiunta mediante cinematic fireballs (ho qualche dubbio sulla traduzione, ma penso lo possiamo rendere con “megaproduzioni d’azione in stile Jerry Bruckheimer”, ndr)

che vi lascio anche come appare nel testo originale

So, Machete might just be humanizing and legitimizing the illegal immigrant community, and promoting ethnic peace through cinematic fireballs

Via | Vanity Fair

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