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Inception: Michael Caine non ha dubbi sul finale

Premessa: considerata la natura della notizia, ci sembra quasi superfluo sconsigliarvi caldamente la lettura di quanto segue, a prescindere dal fatto che possa o meno incidere sulla visione di Inception. Detto questo, passiamo al nocciolo della questione, che verte interamente sul controverso finale proposto da Christopher Nolan nel suo ultimo, chiacchieratissimo film. Da qui in


Premessa: considerata la natura della notizia, ci sembra quasi superfluo sconsigliarvi caldamente la lettura di quanto segue, a prescindere dal fatto che possa o meno incidere sulla visione di Inception. Detto questo, passiamo al nocciolo della questione, che verte interamente sul controverso finale proposto da Christopher Nolan nel suo ultimo, chiacchieratissimo film.

Da qui in avanti, astenersi coloro che ancora non hanno avuto modo di vedere Inception.

Chi segue, seppur in maniera marginale, questo coloratissimo settore – e per di più lo fa frequentando svariati “punti di ritrovo” sulla rete – senza dubbio si sarà già imbattuto in questo intenso dibattito. Ma il Totem di Cobb cadrà, oppure continuerà a girare all’infinito? Qui si pretende un breve accenno a ciò di cui stiamo discutendo.

Posto che chi vi scrive sia convinto di rivolgersi ad un altro lettore che, a sua volta, il film lo ha visto, cercherò di essere piuttosto conciso. Il Totem è una contromisura adottata dai “viaggiatori” durante un sogno, al fine di capire se stiano ancora sognando oppure si trovino nella realtà. E’ un modo efficace per evitare di perdere quel contatto il cui confine è molto labile a quelle condizioni.

Non a caso, il Totem è un oggetto strettamente personale, che nessun’altro può toccare, ricordate? Questo, tra le altre cose, essenzialmente per evitarne una riproduzione, specie in relazione alla sua consistenza – la forma potrebbe essere tranquillamente riproducibile alla prima occhiata. Bene, dopo questo brevissimo excursus, spazio ai fatti.

Sicuramente avrete già letto l’interessante articolo del nostro Gabriele, il quale ha fornito una chiave di lettura a più ampio respiro, prendendo in esame anche altri tasselli della filmografia di Nolan. Tuttavia oggi saremo decisamente più diretti, senza inoltrarci in arzigogolati ragionamenti. Questo grazie a Sir Michael Caine, il quale, fuggendo qualsivoglia ambiguità, ha inteso dirimere la questione inerente a quell’ultimissima sequenza. E sapete a quante parole si riduce il tutto?

… è reale, perché io non sono mai nel sogno.

Ecco a cosa si riduce. Già sappiamo che questa esternazione non cambierà di una virgola lo status quo – né intendiamo farlo noi proponendovela. Lo scopo di Nolan, con ogni probabilità, è proprio quello di relegarci al dubbio, negandoci irrevocabilmente l’accesso ad una conclusione che forse nemmeno esiste.

E’ un’opera di fantasia, e come tale potrebbe essere finita in qualsiasi modo. Oppure, per assurdo, non essere finita in alcun modo. Cui prodest?, direbbero i latini. Beh, sicuramente ci sarà qualcuno che a distanza di tempo è ancora rimasto attanagliato dal dubbio, tanto da volersene in tutti i modi liberare. Avrà visto Inception due, cinque, dieci volte, eppure la “mera” visione non sarà bastata a sottrarlo da questo limbo fatto di dubbi e incertezze.

Ecco, è a tutti questi che quella semplice affermazione dell’intramontabile Sir Caine si rivolge. Non pretende di esaurire il discorso, ma aggiunge nella mischia una variabile di cui non si può certo non tenere conto. Ma, in fondo, quell’ultima sequenza rappresenta un po’ la condizione di noi spettatori. Il dubbio è il nostro Totem, e chissà che anche a noi, come a Cobb, non interessi in realtà sapere come realmente vada a finire… ammesso che finisca, s’intende.

D’altra parte, c’è ancora chi si domanda se, in Blade Runner, Deckard fosse anch’egli un replicante o meno. E questo a distanza di quasi trent’anni e fiumi di speculazioni. Ergo…

via | avclub

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