Rutger Hauer: due chiacchiere a tu per tu con l’uomo e l’attore

Milano, ore 15. Nella sala Meucci della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, entra un personaggio il cui volto evoca immagini rimaste indelebilmente impresse nella storia del cinema mondiale. Parliamo di Rutger Hauer, intervenuto per “inaugurare” il corso di Linguaggi del Cinema e della Televisione presso l’Università sopra citata. E’ stata un’occasione per parlare


Milano, ore 15. Nella sala Meucci della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, entra un personaggio il cui volto evoca immagini rimaste indelebilmente impresse nella storia del cinema mondiale. Parliamo di Rutger Hauer, intervenuto per “inaugurare” il corso di Linguaggi del Cinema e della Televisione presso l’Università sopra citata. E’ stata un’occasione per parlare un po’ di lui, dei suoi futuri progetti e, ovviamente, di Blade Runner.

In una sala abbastanza gremita, il buon Rutger ha subito esordito chiedendo quanti dei presenti intendessero fare i registi. Resosi conto delle poche braccia alzate, ha scherzosamente commentato al microfono: “Troppo pochi!”. Dopo le solite presentazioni di rito, si è passati alle prime raccomandazioni da parte di Hauer, il quale ha incentivato un po’ tutti ad entrare in quel magico e al tempo stesso terribile mondo che è il cinema.

Attraverso quale delle tante porte? Beh, il fu Roy Batty si è limitato a tre figure, esponendo per ognuna di queste un proprio personale pensiero. Anzitutto come produttore, riguardo il quale Hauer si è detto un po’ scettico, dato che quel briciolo di “potere” in più è malamente controbilanciato da un riscontro economico che, se arriva, giunge sempre troppo tardi.

Dopodiché si è passati al ruolo di attore, verso il quale si è certamente dimostrato più conciliante. In questo caso ha spronato chiunque se ne reputi all’altezza di provarci. A suo avviso non è difficile, basta però mettersi in gioco. Per ultimo, infine, ha parlato del ruolo di regista. Ebbene, la sua espressione, accompagnata dalla laconica sentenza che vi riportiamo di seguito, dice tutto: “E’ un inferno!”. Tra i sorrisi generali della sala, Hauer ha bonariamente cercato di dissuadere da questa strada, ma sapendo di non poter materialmente impedire a nessuno di operare una simile scelta, ha tenuto a mettere tutti in guardia. Insomma, a suo dire si tratta di un lavoraccio, ma se proprio ci si vuole provare…

E’ giusto menzionare quanto però detto in apertura d’incontro, ossia di girare film ad ogni costo. Per Hauer oggigiorno basta davvero poco, a livello materiale, per girare qualche scena. In più c’è internet per divulgare i frutti del proprio lavoro. Chi ardesse di passione quindi, il consiglio è uno: volete girare un film? Fatelo adesso! D’altra parte il concetto di filmaker non coincide esattamente con quello di regista, ecco probabilmente spiegato il perché di questa presunta incongruenza d’opinione.

Ma qui, peraltro, ci ricolleghiamo direttamente ai suoi di progetti. Non a caso nel futuro di Rutger Hauer potrebbe proprio esserci la regia, oltre ad altre collaborazioni nei più comodi panni che lui ben conosce, ossia quelli di attore. Tuttavia si dice poco propenso ai remake, i quali, se proprio s’avessero da fare, dovrebbero avete una ragion d’essere piuttosto forte. Quale? Per esempio girare un film in una lingua diversa rispetto all’originale da cui è tratto. In generale, però, si dichiara non molto avvezzo a questo genere di soluzioni: la sua indole, dice, lo porta ad esplorare sempre cose nuove.


Ma, tra un discorso e l’altro, c’è anche spazio per il passato. Ricorda quando girò i suoi primi film americani, consegnandoci a suo modo l’impatto che ebbe con quel tipo di cinema. Ebbene, dopo i suoi due primi film pensò di lasciare gli States – dopo che aveva ancora prima abbandonato il teatro perché non tollerava i rumori tra il pubblico, che spesso gli facevano perdere alcune battute – ma la sua terza esperienza gli fece cambiare radicalmente idea. Ovviamente l’allusione è a Blade Runner, dove ebbe tra l’altro la possibilità di “metterci del suo” nel celeberrimo personaggio di Roy Batty.

Un simpatico aneddoto riguarda un salto che il suo stunt-man non poteva compiere perché infortunato. All’epoca chiese a Ridley Scott di avvicinare di un metro l’edificio – che allora poggiava su delle ruote – sul quale doveva saltare, così da poter compiere lui stesso quell’azione. Non nasconde che l’idea di fare lui stesso certe cose lo stimolasse, non a caso ha subito a sua volta qualche piccolo infortunio.

Dopodiché pure il sottoscritto, da grandissimo estimatore di Blade Runner, ha chiesto al grande Rutger se potesse a suo modo dirimere la questione “Deckard replicante”. Questo perché nel libro di Philip K. Dick ci viene consegnato un Deckard decisamente umano, mentre avviene il contrario nella rivisitazione cinematografica di Scott. Insomma, molti conosceranno questa storia, secondo cui, seppur non venga esplicitamente detto, il personaggio di Harrison Ford sia in realtà un replicante. Ciò alla luce dell’ultima versione del film, quella che, tra l’altro, Ridley Scott avrebbe voluto girare sin da principio.

Dopo aver accennato un sorriso, l’uscita di Hauer è stata (cito testualmente): “The answer is blown in the wind“, frase idiomatica che starebbe un po’ a significare che la risposta a questa domanda è persa nel vento. In ogni caso si è detto lui stesso all’oscuro di questa cosa, aggiungendo che un tempo cercarono pure di spiegarglielo, senza però ottenere successo. Fatto sta che non ho avuto modo di capire cosa in realtà ne pensasse lui, il che era il vero motivo della mia domanda. Poco male, per il modo in cui si è porto, anche quella risposta è risultata gradevole.


Altra domanda spinosa ha riguardato il suo presunto “anonimato”. Tra un discorso e l’altro, infatti, Hauer ha accennato al fatto di non essere troppo conosciuto. Qualcuno tra il pubblico è quindi intervenuto sottolineando come lui non fosse affatto sconosciuto, e chiedendogli come mai lo pensasse. Anche in questo caso la secca risposta è stata che lui non è dello stesso avviso, bensì sono gli altri a crederlo. Tuttavia conosce suoi illustri colleghi che non conoscono affatto il concetto di vita privata, mentre lui ancora riesce a disporre di un buon margine in tal senso. Alla fine evidenzia come questa situazione gli piaccia, e che è soddisfatto della sua carriera.

Tra una battuta e l’altra, c’è stato pure tempo per elogiare Christopher Nolan, sul quale Rutger Hauer ha speso parole davvero eccellenti. Trattasi di un genio, a suo dire, e come tale è difficile darne un connotazione. Nonostante questo, ha caldamente consigliato la visione di Memento, che è uno dei suoi film preferiti. Inutile dire che ci accodiamo senza riserva alcuna al consiglio del buon Rutger.

L’ultima domanda che gli è stata rivolta riguarda il futuro, che è un po’ sulla falsa riga di questo incontro, che prendeva proprio il titolo di “Remember the future“, Ricorda il futuro. Ecco perché una giovane tra il pubblico ha chiesto ad Hauer se avesse paura proprio del futuro. Con la stessa nonchalance con la quale si è approcciato a tutte le domande alle quali ha risposto, anche in questo caso ha cercato di essere piuttosto esplicito. “Se ci penso”, afferma, “ammetto che ho un po’ di paura, ma so che non ne vale la pena perché alla lunga mi annoierebbe”.

Dopodiché ha mostrato un’ultima clip inerente ad una persona impegnata nella salvaguardia delle balene da alcune navi giapponesi, per poi offrirsi a noi tutti con una cortesia ed una disponibilità di una squisitezza unica. Tra foto e autografi, il nostro prode non ha accennato alla resa, nemmeno quando una quasi attempata signora gli è saltata addosso per stampargli un bacio sulla guancia. Che dire? Già nutrivo una grande stima per il Rutger Hauer attore… adesso gode di qualcosina in più.


Ahinoi, questo stupendo incontro era volto al termine, eppure chi vi scrive non saprebbe nemmeno dire che ora si era fatta. Meglio così, vuol dire che il tempo trascorso è stato più che piacevole. Resterà il ricordo, meraviglioso, di un grande attore, una persona a prima vista ottima, e due chiacchiere di quelle che non si scordano. Specie per chi, oramai, campa a pane, cinema e poche altre cose.

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