Il tempo che resta

LE TEMPS QUI RESTEdi François Ozon; con Melvil Poupaud, Jeanne Moreau, Valeria Bruni Tedeschi, Marie Rivière, Christian Sengewald. Romain ha appena scoperto di avere un cancro all’ultimo stadio. E’ impossibile operare, l’unico rimedio e l’unica speranza di vita sarebbe la chemio-terapia. Ma lui non vuole, non riesce a pensare di poter soffrire per un bel

LE TEMPS QUI RESTE
di François Ozon; con Melvil Poupaud, Jeanne Moreau, Valeria Bruni Tedeschi, Marie Rivière, Christian Sengewald.

Romain ha appena scoperto di avere un cancro all’ultimo stadio. E’ impossibile operare, l’unico rimedio e l’unica speranza di vita sarebbe la chemio-terapia. Ma lui non vuole, non riesce a pensare di poter soffrire per un bel po’ di tempo e poi magari non farcela, e allora decide di lasciare che la malattia faccia il suo percorso. Ed è quindi il momento di dire addio a familiari e amici, e anche al suo compagno: ma forse è meglio ritirarsi in solitudine, senza ferire ulteriormente e inutilmente chi gli sta vicino…Ozon dirige un film asciutto, lineare ma intervallato da qualche flashback o ricordo, in cui Romain si rivede da bambino. E’ un film in cui i sentimenti non nascono affatto da situazioni retoriche o che cercano la lacrima facile, ma scaturiscono dall’angoscia e dalla tristezza, che salgono a livello esponenziale durante la pellicola. Le temps qui reste è un film capace di momenti fortissimi, di momenti delicati e bellissimi (come la carezza e l’abbraccio di Romain al padre, oppure gli abbracci con la nonna), e che alla fine lascia veramente smarriti, con il magone in gola. E’ vera commozione, senza ricatto. Il tempo che resta, parafrasando il titolo, è quello per poter decidere cosa farsene ormai della propria vita, ed è una scelta che va presa con cura, e Romain cambierà spesso idea: all’inizio, appunto, vorrà allontanarsi dai familiari e dal ragazzo, poi cercherà di sistemare i burrascosi rapporti con la sorella e di fare per l’ultima volta l’amore con Sasha. Parentesi forse meno riuscita, ma non per questo capace di far scendere nella mediocrità il film, quello della coppia con il maschio sterile a cui Romain decide di donare un figlio. Ma come si è detto il racconto è così pieno di emozioni sincere e con alcuni momenti veramente belli che i difetti contano relativamente, e il finale in spiaggia che richiama alla mente il viscontiano Morte a Venezia è davvero riuscito. E poi l’interpretazione di Melvil Poupaud, che con gli occhi riesce ad esprimere tutto ciò che vuole, vale la visione.

Voto Gabriele: 7

Voto Natalie: 7

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