Lietta Tornabuoni non c’è più: il cinema perde più di due occhi… – Il ricordo di Italo Moscati

Quanti occhi aveva Lietta Tornabuoni, un grande critico, una grande giornalista, una testa fine? Tanti. Mi mancheranno, forse “ci” mancheranno i due occhi di Lietta alla fine delle proiezioni per la stampa a Roma o nei festival più importanti che aveva frequentato per anni e anni. I “primi” due occhi. Quelli che luccicavano al buio


Quanti occhi aveva Lietta Tornabuoni, un grande critico, una grande giornalista, una testa fine? Tanti. Mi mancheranno, forse “ci” mancheranno i due occhi di Lietta alla fine delle proiezioni per la stampa a Roma o nei festival più importanti che aveva frequentato per anni e anni. I “primi” due occhi. Quelli che luccicavano al buio nel corso della proiezione e che, alla parola fine sulla pellicola, diventavano di vario colore, da cui si poteva capire il giudizio che aveva maturato. Gli occhi, sempre severi e luminosi, che servivano a molti critici spaesati ad avere un primo riferimento. Faceva comodo: spesso i critici dormono anche con gli occhi aperti e quando il film termina si aggrappano a qualunque cosa a chiunque per non ammettere i loro generici sbadigli interni. E Lietta non era qualunque.

I “secondi” due occhi di Lietta erano quelli che dalla pagina stampata balzavano agli occhi dei lettori per aggredirli con giudizi di fuoco o per blandirli nei casi rari in cui i film meritavano almeno prudenza o un pizzico di pietà. Negli ultimi anni, Lietta si sfogava con misura nel bene e nel male, più nel male che nel bene, ma aveva avuto la premura di dare in sintesi il verdetto usando superlativi assoluti in “issimo” che aveva poco frequentato nel passato.

I “terzi” due occhi di Lietta si moltiplicavano e diventavano parola quando commentava al volo (col tempo sempre meno) i film alla radio e alla tv. Riascoltare la sua voce su film di ieri, o comunque sul cinema che non c’è più , è ancora un piacere irresistibile per un eloquio distinto ed elegante, in un’epoca, questa, in cui chi parla di cinema nei media sembra un sosia di Lino Bangi e di Checco Anzalone, o scivola nell’Arno del nulla quando tenta di imitare il dantesco o meglio dantino Benigni.

Lietta Tornabuoni-foto

Ci son poi gli ultimi “quarti” occhi di Lietta affidati ai suoi libri (c’è stato un periodo che pubblicava una sorta di documentato annuario) e agli almanacchi Bompiani curati insieme a Oreste Del Buono di cui si innamorò e custodì con pazienza fino alla morte, come custodì il fratello Lorenzo, un grande artista precocemente scomparso.

“Quattro occhi” come le parti di un cannocchiale che tirandole aiutano a vedere lontano e in profondità: accadde, e ne sono testimone diretto, quando scrisse un capitolo per un libro a più mani, “Clara Calamai, l’ossessione di essere diva”, in cui scrissi e raccolsi pagine di Lietta e anche della sua fedele compagna ai festival, una coppia temuta e ammirata, Natalia Aspesi. Altri occhi ironici, penetranti.

Lietta, ti saluto, ma con me sarai sempre. Cercavo il tuo sguardo alla accensione delle luci in sala. Rispondeva. E io, timido, lo interpretavo, non osando chiedere. D’ora in poi cercherò risposte nelle tue lezioni senza parole, nel ricordo o nei tuoi libri .Roba da cinema muto che parla. Anche se non sempre ho avuto la fortuna di essere d’accordo con te.

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