Oscar 2011: da 5 a 10 in corsa per il Miglior film, ma l’Academy non cambia

In seguito all’assegnazione degli ultimi Premi Oscar, Gianni Canova commenta: “Siamo di fronte ad un verdetto conservatore”, sottolineando come nessun elemento di ricerca e di innovazione si possano trovare ne Il discorso del Re, il film per cui Tom Hooper si è portato a casa 4 tra i maggiori riconoscimenti (film, regia, attore protagonista e


In seguito all’assegnazione degli ultimi Premi Oscar, Gianni Canova commenta: “Siamo di fronte ad un verdetto conservatore”, sottolineando come nessun elemento di ricerca e di innovazione si possano trovare ne Il discorso del Re, il film per cui Tom Hooper si è portato a casa 4 tra i maggiori riconoscimenti (film, regia, attore protagonista e sceneggiatura non originale).

Dalla scorsa edizione, l’Academy si è aperta ad una maggiore quantità in fatto di titoli nominabili a Miglior film dopo alcune polemiche che avevano investito le nomination delle ultime edizioni. Dopo due anni, possiamo iniziare a fare un tipo di ragionamento partendo da una tesi: è, scusate il francesismo, una paraculata. E non perché non fa piacere vedere 10 titoli segnalati, anzi, soprattutto se il livello è alto come quello di quest’anno, ma perché alla fin fine il meccanismo è sempre lo stesso.

Cambia la quantità ma non la sostanza, insomma. L’altr’anno verrà ricordato come l’edizione in cui finalmente l’Academy ebbe il coraggio di nominare come Miglior film un’opera come District 9, film senz’altro bellissimo ma lontano dai gusti e dai canoni degli Oscar. Quest’anno potrebbe essere ricordato come quello in cui vennero nominati il fantascientifico Inception e ben due film piccoli ed indipendenti come I ragazzi stanno bene e Un gelido inverno. E ormai la strada è spianata per assicurarsi ogni anno un bel film d’animazione nella decina, ovviamente targato Pixar (che se lo merita, per carità).

I fini dell’allargamento da 5 a 10: placare le polemiche precedenti, dare le giuste nomination a film che evidentemente potrebbero meritarle, e segnalare al grande pubblico cosa di buono ha prodotto l’anno cinematografico statunitense. Tutto a posto? No. Cosa manca nella lista? Le assegnazioni effettive degli Oscar. È sotto gli occhi di tutti infatti che di quei 10 film c’è una maggioranza di titoli che non ha alcuna speranza di vincere. Chi crede all’idea che District 9, Up, I ragazzi stanno bene, Toy Story 3 o Un gelido inverno possano vincere il premio maggiore?

Allargando i propri orizzonti, l’Academy resta comunque sempre quella di sempre: conservatrice e incapace di segnalare il nuovo che avanza. Gli Oscar sono sempre stati l’autocelebrazione di un’industria, e un’autocelebrazione non può correre troppi rischi. Meglio andare sul sicuro, sempre e comunque. Se guardo il filmato su Youtube di quando Michael Moore urlava “Shame on you, Mr. Bush!” ritirando l’Oscar per Bowling a Columbine e tutta la platea lo fischiava, mi verrebbe da fare un ragionamento troppo veloce che non farò (ma è già segnalato così…). Ok, sembra passata una vita (?), ma io un pensierino a quel momento l’ho involontariamente fatto.

Però sta di fatto che qualcosa è andato storto in questa edizione, e al di là del gusto personale (c’è tutto il diritto di apprezzare Il discorso del Re e Tom Hooper, ci mancherebbe altro) bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che i risultati sono improponibili. Perché di scelta per autocelebrarsi senza esagerare ce n’era tanta questa volta. Ma appunto, come si diceva prima, nella mente dei giurati e del sistema i 10 film saranno sempre 2 o 3. E difficilmente saranno i più innovativi, i più “diversi”, i più stimolanti.

Ma a proposito di lavoro di squadra e d’insieme, non bisogna scordarsi di qualcosa di fondamentale: l’Oscar è solo l’ultimo gradino di una scala che è ben lunga. Major, associazioni, premiazioni precedenti formano un percorso che trova proprio il suo culmine finale nella cerimonia degli Academy Awards. Quindi c’è un mondo fatto di migliaia e migliaia di persone che fanno il loro gioco: perché di industria stiamo parlando.

Ma perché un produttore dovrebbe andare a premiare Inception, il blockbuster che – piaccia o meno – è uno dei film paradossalmente più liberi ed indipendenti degli ultimi anni? Perché bisogna segnalare il talento di Christopher Nolan, che può fare quel che vuole con milioni e milioni di dollari al contrario di tutti gli altri? Perché bisogna premiare The Social Network, un film che affronta un tema che molti produttori e registi avrebbero voluto usare come soggetto del loro film? E, ancora peggio, il film è pure bello!

Che siano 5 o 10 titoli, si finisce sempre sul sicuro: l’altr’anno a chi meritava davvero (Tarantino: un autore non da Academy, perché non si capisce cosa debba fare di più per ottenere un premio che conta) hanno tagliato le gambe per mettere su un teatrino su ex-compagni, su Davide e Golia, su indipendenza e blockbuster.

Quest’anno ci si rifugia dietro ad un’opera buffa, al raffinato, all’eleganza, al film che non ha nulla fuori posto. C’è chi ha detto che il segnale è importante: si è voluto premiare il lavoro d’insieme, degli elementi che si fondono e dei fattori che collaborano, più che l’autorialità del singolo che prende sempre più piede in tempi come questi. Se la filosofia è questa, ci aspettano tempi bui che a guardare una decina come quella di quest’anno, lasciando perdere tutto quello che sta attorno, non si potrebbero prevedere. Perché una decina come quella di quest’anno era bellissima: dal punto di vista pratico, comunque inutile.

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