A Woman, A Gun and a Noodle Shop – La recensione in anteprima

A woman, a gun and a noodle shop (San qiang pai an jing qi) Regia di Zhang Yimou. Con Honglei Sun, Dahong Ni, Ni Yan, Xiao Shen-Yang, Xiaojuan Wang . La traduzione letterale del titolo del nuovo film di Zhang Yimou non lascia adito a dubbi, A Simple Noodle Story (che diventa A Woman, A

A woman, a gun and a noodle shop (San qiang pai an jing qi) Regia di Zhang Yimou. Con Honglei Sun, Dahong Ni, Ni Yan, Xiao Shen-Yang, Xiaojuan Wang .

La traduzione letterale del titolo del nuovo film di Zhang Yimou non lascia adito a dubbi, A Simple Noodle Story (che diventa A Woman, A Gun and a Noodle Shop nella versione internazionale) è una curiosa reinterpretazione in chiave cinese di un piccolo classico del cinema noir che ha segnato l’esordio dei fratelli Coen nel mondo del cinema. A Blood Simple (Sangue facile in Italia) viene così proiettato dal Texas al cuore della Cina ottocentesca in un piccolo villaggio sui monti del Passo Jiayu. Il vecchio Wang, avaro proprietario del negozio di spaghetti cinesi (i noodles) scopre che la giovane moglie lo tradisce e vorrebbe liberarsi della sua presenza, per questo acquista da un mercante persiano una pistola. Wang decide allora di pagare il poliziotto Zhang per anticipare le mosse della moglie e uccidere lei e il suo amante. Zhag metterà in scena il duplice omicidio per ottenere i soldi del vecchio, ma non tutto andrà secondo i suoi piani.

La scelta di Zhang Yimou è controcorrente. Normalmente è il cinema americano che realizza dei remake di film provenienti da altre cinematografie, spesso produzioni indipendenti e dal budget ridotto, vampirizzandone le idee innovative e folgoranti (di esempi è piena la storia del cinema), il progetto di portare in Cina una storia estremamente dark riesce però alla perfezione, ne nasce una curiosa commistione di atmosfere da thriller con il ritmo di una screwball comedy.

Zhang Yimou si diverte nel citare Sergio Leone con i costumi che sembrano quelli di un film di Akira Kurosawa o dell’Opera di Pechino, in bilico tra il dramma e la farsa senza mai scadere completamente in uno dei due registri.

I personaggi sono dei topos narrativi basilari, quasi estratti dalla commedia dell’arte goldoniana. Il ricco avaro, la giovane sposa, gli sciocchi servi, l’amante timoroso, sono i mattoni fondamentali della narrazione popolare, quasi a dimostrare che le storie che si raccontano in tutto il mondo siano fondamentalmente una variazione sul tema di un unico modello di base.

Straordinari (ma Yimou ci ha abituato bene) i costumi, le scenografie e le location naturali scelte per il film, capaci di farci sprofondare in un passato prossimo ma lontanissimo dal punto di vista culturale. Pregevole la scelta di non utilizzare le tecniche coreografiche del genere wuxpian, che non sarebbero state adatte alla trasposizione di un noir così cupo.

A Woman, A Gun and a Noodle Shop sarà presentato in anteprima nazionale questa sera (21 marzo), all’Auditorium San Fedele di Milano come film d’apertura del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2010. Il film sarà distribuito in Italia nei prossimi mesi da BIM.

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