Vintage, il 3d non basta

Vintage, parola che in origine significa vendemmia, sarà utile per sfatare la diceria che il cinema- anche quello “sanissimo” di Hollywood- non ce la fa più a recuperare consenso e spettatori? Vintage da qualche anno significa anche, e sempre più nel mercato dell’usato, prodotto d’annata, spesso di qualità. La parola mi è balzata alla mente


Vintage, parola che in origine significa vendemmia, sarà utile per sfatare la diceria che il cinema- anche quello “sanissimo” di Hollywood- non ce la fa più a recuperare consenso e spettatori? Vintage da qualche anno significa anche, e sempre più nel mercato dell’usato, prodotto d’annata, spesso di qualità. La parola mi è balzata alla mente dopo aver sentito alla radio che a Hollywood (e non solo lì) sono preoccupati perché il volo delle pellicole è in discesa, qualcuno pensa fino al punto di schiantarsi sul terreno della concorrenza con le tv e con gli infiniti modi di garantirsi l’intrattenimento attraverso il computer e altro.

La notizia si completava con una sottolineatura importante: neanche il ritorno del 3D, quello con Avatar ad esempio, garantirebbe un futuro decente. Gli occhiali per la visione della profondità sullo schermo non piacciono, sono considerati degli indesiderabili protesi, ingombranti, disagevoli.

Detto questo, in attesa degli eventi (gli sperimentatori lavorano per mandare in pensione gli occhialetti), credo che il volo cadente del cinema sia dovuto ad una sofferenza del pubblico che è disorientato su film troppo differenti fra loro, esasperatamente portati a creare illusorie speranze di alternative. In corrispondenza di ciò si avverte una voglia di vintage appunto, ovvero di film di annata.

_nodo_alla_golaE’ una vicenda, un ritorno che riguarda prima di tutto le televisioni satellitari o digitali dedicati al cinema, e in secondo o terzo luogo certi festival, le case del cinema e le cineteche, insomma vetrine o vetrinette in seconda fila, davanti alle quali si affollano, se si affollano, vecchi giovani spettatori, questi ultimi in numero ridotto.

Ma c’è anche un altro modo, indiretto, per apprezzare il gusto vintage, del film d’annata. Un modo luttuoso: le attenzioni sui media riservate ai grandi dello schermo che se ne vanno per sempre. Allarmi di memoria. Due nomi dei mesi recenti: Elizabeth Taylor, che ci ha salutato a 79 anni; Farley Granger, a 86.

Molti, se non tutti li ricorderanno. Io voglio citare solo due film memorabili a testa. Liz in “Improvvisamente l’estate scorsa”, nel ruolo di una “falsa” malata di mente vittima della gelosia della madre di un suo innamorato; e “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, in cui litigano a livello di gran classe gli amanti Liz e Richard Burton (che si sposarono due volte). Granger è il protagonista di “Nodo alla gola”, uno dei più bei film di Hitchcock, e di “Senso” di Visconti. Due figure, due volti entrati nella storia del cinema. Altro che 3D e occhialini. Per rinascere o nascere negli anni Duemila il cinema ha bisogno di talenti così.

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