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London Boulevard – Recensione del film di William Monahan

Recensione di London Boulevard di William Monahan – con Colin Farrell e Keira Knightley

London Boulevard (Gran Bretagna, 2010) Regia di William Monahan, con Colin Farrell, Keira Knightley, Jamie Campbell Bower, David Thewlis, Ray Winstone, Anna Friel, Eddie Marsan, Ben Chaplin, Stephen Graham, Matt King, Ophelia Lovibond, David Dawson, Donald Sumpter, Lee Boardman, Daniel Ryan e Kerry Shale.

Mitchell (Colin Farrell), un rispettato criminale nell’ambito della malavita londinese, un giorno esce finalmente di prigione. Deciso a cambiar vita, però, dovrà fare i conti con una realtà ben diversa: la sua vecchia vita non vorrà cambiar lui. Eccolo allora scaraventato in un contesto non dissimile da quello che lo aveva condotto tra le sbarre qualche tempo prima. Ma lui vuole cambiare; deve cambiare!

Dall’altro lato c’è Charlotte (Keira Knightley), giovane attrice che, all’apice del successo, ha deciso bene di rinchiudersi nella propria magione sita in Holland Park. Quella villa, però, non è semplicemente un posto in cui stare in disparte: è un bunker. Sotto lo sguardo costante, pedante e indisponente dei paparazzi, la vita di Charlotte si limita a quelle quattro mura domestiche, grigie e tristi come la sua oramai vuota esistenza. Fino a quando Mitchell non viene da lei assunto per un incarico piuttosto particolare: farle da bodyguard.

Abbiamo la presunzione di conoscere cosa stia passando per la mente di chi è appena venuto a conoscenza di questo film. Quindi no, niente Whitney Houston scortata da Kevin Costner. La storia narrata da London Boulevard è molto più cruda. Profondamente cinica, se vogliamo. Dovessimo tentare un paragone, ci sentiremmo molto più a nostro agio con un certo The Pusher (in originale, Layer Cake), film d’esordio di Matthew Vaughn, con Daniel Craig, Sienna Miller ed un grande Michael Gambon.

Tuttavia, nonostante il tono delle due pellicole sia vagamente simile, London Boulevard procede in maniera lievemente diversa. Quando lo prendiamo noi, Mitchell, è chiaro che ha avuto il tempo di ragionare sulla vita che stava conducendo. Ragionamenti da cui sembra essere scaturito un sincero pentimento – o quantomeno, un desiderio di riscatto, volto a cambiare drasticamente le proprie priorità.

Ma non ha nemmeno il tempo di uscire di prigione, che in men che non si dica emerge il leit motiv dell’intero comparto narrativo. Sembra banale metterla in questo modo, ma così stanno le cose: dal proprio passato non c’è via d’uscita. Per quanto il nostro protagonista tenti affannosamente di redimersi, i fasti di un tempo tornano puntualmente a fargli visita, chiedendogli conto di ogni suo spostamento. Situazione ancora meno tollerabile se si pensa che il personaggio di Farrell non è un semplice delinquente di quartiere, bensì un gangster con tutte le carte in regola.

Lo svolgersi degli eventi sembra volerci costantemente ammonire circa gli esiti di questa sua sfrenata ricerca: per lui non c’è scampo, né mai ci sarà. Tutt’al più ci sono momenti più o meno intensi, quelli che lui vive con lo sguardo al futuro e la ferma convinzione di poterlo manovrare. A un certo punto riesce pure a fare breccia nel cuore della reclusa Charlotte, che di tutta prima appare essere impermeabile a qualsivoglia desiderio di relazionarsi con chiunque non sia il suo fidato “amico” Jordan (David Thewlis) – la cui presenza garantisce una dignitosa mole di humor spiccatamente britannica al film.

E così, tra una cosa e l’altra, l’ex-galeotto e l’attrice complessata hanno pure modo di riscoprirsi, innamorarsi. Ma l’errore, l’unico, quello fatale, è lì in agguato, pronto a bussare alla porta di chi lo compie con una disarmante puntualità. Ma d’altra parte, questo è il tema che fa da sfondo, né più né meno. Niente redenzione per nessuno. Chi è causa dei propri mali pianga sé stesso.

Grazie al cielo non manca l’azione, intervallata da una serie di minacce e “ripicche”, che rendono London Boulevard un film più movimentato di quello che la nostra disamina potrebbe forse suggerire. Ricordiamoci che Mitchell, nonostante il proprio soggiorno in galera, non ha appianato ogni divergenza pregressa. Ecco perché è inevitabile che riconquistare una certa… “libertà”, comporti sporcarsi le mani. D’altra parte, la classe non gli manca.

E via così, fino all’inesorabile anche se forse un po’ scontata fine. Tutto sommato, però, il film riesce a coinvolgere e tenerci incollati alla poltrona. Volessimo etichettarlo, potremmo pure definirlo un noir moderno, tratto da un romanzo riadattato in maniera piuttosto efficace dallo sceneggiatore premio Oscar per The Departed, ossia lo stesso regista, William Monahan. Ritmo incalzante e qualche bel motivo di sottofondo, a partire dall’azzeccata London Calling dei Clash.

In sala da oggi, venerdì 10 giugno 2011. Qui il trailer ufficiale italiano.

Voto Antonio: 7
Voto Simona:
5/6
Voto Carla: 4,5