Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare: le recensioni della carta stampata

Cosa hanno scritto i giornalisti del quarto film con Jack Sparrow?

di carla


Avete visto il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi? L’avete giudicato così ma cosa ne pensano i giornalisti dei delle riviste cartacee? Ecco che diamo uno sguardo alla rassegna stampa sul film con Johnny Depp. Il disegno ad inizio post è opera del nostro vignettista Andrea Lupo. Qui la nostra recensione.

Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa: (…) il film si avvale di contributi di alta qualità, ma va da sé che la carta vincente è rappresentata da Sparrow. Un’infida, sfaccettata figura di avventuriero – ispirato nel look a Keith Richards, celebre chitarra dei Rolling Stones – che Depp riesce a rendere accattivante grazie al suo umorismo, la sua leggerezza e un fascino a prova di denti d’oro. La Cruz conferisce latina impetuosità ad Angelica, però il vero divertimento sono le schermaglie di Sparrow con l’ineffabile Barbossa incarnato da Geoffrey Rush.

Maurizio Acerbi – Il Giornale: Per ridare smalto ad una serie giunta ormai al suo quarto episodio hanno cambiato alcuni dei principali protagonisti e il regista. Via Orlando Bloom, via Keira Knightley e spazio, dietro la macchina da presa, al «musicale» Rob Marshall (quello di Chicago e Nine) che ha sostituito Gore Verbinski. I disneyani Pirati dei Caraibi provano, dunque, a rifarsi il look per rinverdire il successo di una saga che, al box office, ha regalato ben più di una soddisfazione. Operazione comprensibile negli intenti ma non pienamente riuscita nei fatti. […]

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Federico Pontiggia – Il Fatto Quotidiano: (…) Si salvano solo le sirene, per il resto è un frullato insapore di cappa e spada e zombie, romance e avventura, fantastico e mitologico, sacro e profano. Di tutto, e di niente.

Fabio Ferzetti – Il Messaggero: (…) sconclusionata, faticosa, antiquata quarta punta dei Pirati dei Caraibi (…). Con un Johnny Depp ormai di routine, una decorativa Penelope Cruz (…)

Alberto Crespi – l’Unità: (…) Dobbiamo confessarvi un entusiasmo piuttosto contenuto per questa saga, e soprattutto una totale confusione tra un film e l’altro. Per cui ci è sembrato di vedere un assemblaggio di scene scartate dai 3 film precedenti (…)

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Stenio Solinas – il Giornale: E se, con tutto il rispetto, si cominciasse a dire che, giunto alla quarta puntata, Pirati dei Caraibi ha rotto i (scelga il lettore cosa mettere al posto dei puntini) …? Certo, è un kolossal per costi, tempi di lavorazione, tecnologia in 3D, con un cast stellare e un regista, Rob Marshall, abbonato agli Oscar. Certo, il décor dato dai paesaggi è splendido, le Hawaii, i Caraibi, Portorico, l’Old Royal Naval College di Greenwich, Knole House a Sevenoaks nel Kent, come i costumi (…) E tuttavia, l’effetto noia è dietro l’angolo: la storia è diversa rispetto alle puntate precedenti, ma in fondo è sempre la stessa, il ritmo è talmente convulso che ogni dieci secondi cambia l’azione, la musica è assordante, Johnny Depp moltiplica a dismisura facce, smorfie, tic, sculettamenti, non si capisce mai bene chi insegua chi, chi cerchi cosa, da dove si parta, dove si arrivi…(…)

Tim Grierson – Screen Daily: Rob Marshall riporta tutti gli elementi – cappa e spada, scenari spettacolari, l’autoironia di Johnny Depp – eppure siamo molto lontani dalla freschezza e dal fascino originale dei Pirati del 2003.

Ray Bennett – Hollywood Reporter: Marshall e la sua squadra fanno un ottimo uso del 3D (…). La Cruz è una splendida new entry e Depp è sempre divertente.

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Alessio Guzzano: Jack Sparrow è un vizioso pendaglio da forca con la puzza sotto il naso, quindi – anche se è un bugiardo incallito – quando le cose odorano di vecchio dovrebbe essere il primo ad accorgersene. : lo dice lui stesso in questo quarto episodio che naufraga tra scogli, duelli e magie ormai levigati da ondate di abuso fiabesco e dal sistematico saccheggio (divertente, all’inizio) di antichi film filibustieri. In senso metaforico, piace pensare che il mare siamo noi (il pubblico) e la ciurma sono loro (i pirati bolliti); in senso pratico, il puzzo di palude di gag che tendono allo sbadiglio dovrebbero far desistere chi proclama l’inizio di una nuova trilogia. Stavolta il tesoro da conquistare è la Fontana della Giovinezza, e anche questa è un’ottima metafora. Keith Richards ci scherza su nell’unica battuta quasi divertente. Penélope Cruz è un’Angelica mora che ai meno giovani ricorderà antichi fremiti salmastri. Moderne sirenette allupate annaspano nelle grottesche coreografie 3d in cui le immerge il regista di “Chicago”. Spadaccino non eccelso ma fortunato (il che non giustifica stuntmen da parco acquatico in disgrazia), Johnny Sparrow Depp muta d’abito, di ghigno e di pensiero con ritmo zerofolle. Tutto il resto è noia.

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