Alessandro Gassman: “Sto scrivendo un secondo film, opposto a Razzabastarda”

“Ho scoperto che la regia per me è più naturale della recitazione…” ha dichiarato Gassman ospite del GIffoni Film Festival 2013.

Alessandro Gassman ha chiuso la sfilata degli ospiti della 43a edizione del Giffoni Film Festival per incontrare i giurati che l’hanno ‘interrogato’ soprattutto sull’esperienza da regista di Razzabastarda, sua prima opera fictional che gli è valsa premi e riconoscimenti. Messo da parte, per il momento, il ruolo di Edoardo Rengoni in Una Grande Famiglia – di cui a settembre parte la seconda stagione e sul quale non si è dilungato, probabilmente non volendo/potendo anticipare molto di quanto vedremo su Rai 1 tra qualche settimana – Gassman ha chiacchierato con la stampa dei suoi prossimi progetti, orientati per lo più alla regia.

“Con Razzabastarda ho scoperto che il lavoro di regista mi è più ‘naturale’, per le mie caratteristiche intendo, rispetto a quello di attore”,

ha detto Gassman, che ha anche annunciato di star lavorando a un nuovo film:

“Sto scrivendo la sceneggiatura, di orientamento completamente opposto a quello di Razzabastarda”,

ma per ora non è dato saperne di più. Sul concetto di ‘opposto’, dunque, si possono elaborare diverse ipotesi: personalmente mi ha incuriosito la scelta di postare alla vigilia dell’incontro al GFF un’immagine che celebra ogni tipo d’amore. Che ci si orienti verso le tante sfumature dell’amore? Ma sono solo pure congetture.

Per ora si continua a parlare di RazzaBastarda:

“Sono contento di aver iniziato la mia carriera da regista con questo film e affrontando temi di quel tipo, dal rapporto padre-figlio all’immigrazione, passando per l’integrazione razziale”.

Temi mai ‘superati’, anzi sempre più d’attualità, considerati le ‘ultime’ vicende politiche, che Gassman, peraltro testimonial di Amnesty International di cui indossa una eloquente maglietta – non esita a commentare:

“Il nostro è un Paese in rapida evoluzione sociale e l’immigrazione da noi è in fondo un fenomeno recente. Dobbiamo abituarci a una società sempre più, e sempre più velocemente, interraziale e favorire, sia pur nel rispetto delle leggi, l’integrazione. Chi nasce sul territorio italiano deve avere la cittadinanza e sono d’accordo con il presidente Napolitano quando dice che bisogna agire e legiferare velocemente sul tema”.

Certo è che l’esempio che viene dalla politica non è proprio dei più brillanti:

“Non è possibile chiamare un ministro ‘Orango’, né è ammissibile definire Brunetta un ‘nano’. In qualità di rappresentanti degli italiani, gli uomini delle Istituzioni, i personaggi politici non possono insultare chicchessia, anzi dovrebbero ricordarsi un po’ più spesso che sono dei nostri dipendenti”.

In conclusione si torna sulla questione dei tagli ai fondi per la cultura, ‘vecchia battaglia’ che Gassman affronta da anni anche in qualità di direttore del Teatro Stabile del Veneto:

“Per il cinema è un momento difficile a causa del taglio dei fondi, ma va detto che l’Italia è uno dei Paesi che ha sempre investito meno un cultura rispetto agli altri Paesi europei, solo l’1,1%. E questo la dice lunga sulla considerazione che la classe politica ha per la cultura”.

Intanto Gassman ha affascinato i ragazzi (e le mamme) del Festival, che ha ringraziato con un tweet. Non era la sua prima volta al GFF, ma evidentemente ogni volta è un’esperienza diversa.