Tinto Brass: “Il gesto di Monicelli è concepibile e realizzabile”

Il regista, colpito da emorragia cerebrale nel 2010, si confessa: “Ho mandato la Caprioglio anche a Fellini.”

Tinto Brass, il più famoso regista italiano di film erotici, è ormai da anni semi-paralitico, da quando, nel 2010, ebbe un’emorragia cerebrale che per poco non lo stroncò: era stata Caterina Varzi, sua ultima musa, a soccorrerlo in un hotel a Vicenza e ora, nonostante precisi che il loro rapporto sia squisitamente intellettuale, aiuta il maestro a recuperare quelle parti di memoria perdute. Una sorta di archivista, per un uomo giunto alla soglia degli 80 anni e che recentemente ha dichiarato al periodico Panorama:

“Sono parzialmente invalido, lo so, ma vivo questo momento con semplicità e pazienza. E mi convinco sempre di più che la serenità che provo oggi sia conseguenza diretta di come ho vissuto tutta l’esistenza: ho molto goduto, immaginato, immagazzinato e mi sono espresso senza paura. Ecco perché accetto questa fase difficile e il suo prezzo mi pare equo. Gli anziani arrabbiati con la vita mi fanno pietà.”

Un pensiero da stoico, da uomo conscio di aver tanto vissuto e altrettanto avuto, ma che non aveva scartato l’ipotesi di farla finita, come fece il grande Mario Monicelli, gettatosi da una finestra d’ospedale nel 2010:

“Ho pensato molto al suicidio, in ospedale, per notti intere. Poi un giorno è arrivata Caterina con la registrazione del Disertore di Boris Vian e benché facesso fatica a esprimere i concetti più elementari ho cantato tutte le parole, in francese, non chiedetemi come. Allora ho capito che la vita era ancora aggrappata e non voleva mollarmi. Il gesto di Monicelli, a novant’anni, è concepibile e realizzabile.”

Il lupo comunque non perde il vizio e nonostante l’età, la debolezza fisica e qualche allentamento mnemonico, ha ben chiaro in mente l’obiettivo primario dell’esistenza, nonostante un sempre sbandierato amore per la defunta moglie Carla, la “Tinta”:

“Il culo di Serena Grandi era il più terapeutico di tutti. Ma la verità è che molti dei miei personaggi femminili li ho modellati proprio pensando a mia moglie, donna assolutamente libera e scopatrice intrepida. Da ragazzi, a Venezia, l’andavo a prendere in barca all’Harry’s Bar e poi vogavo alla vallesana, fino alle secche di San Giorgio. Lì facevamo sesso e poi la riportavo al lavoro.”

Il sesso. Una vita permeata, impregnata, fondata sul sesso. Che ha fatto la fortuna di Tinto Brass, ma che lo ha relegato, agli occhi del pubblico, a una figura di genere, nonostante abbia nella sua vita girato tanti e meritevoli film non erotici, specialmente negli anni ’60:

“Ho 40 copioni che non mi hanno mai fatto girare: Odessa, i Borgia, un film su Gabriele D’Annunzio e la presa di Fiume… I produttori sono sempre stati bravi a sfruttare le mie ossessioni, a farmi girare ciò che era più conveniente per loro.”

Al prossimo Festival di Venezia verrà presentato un documentario dal titolo IsTintoBrAss, diretto da Massimiliano Zanin, che vuole rendere giustizia al maestro spesso bistrattato dalla critica. Che tra il lato B della Sandrelli e quello della Koll, un’orgia a Parigi e un’esperienza con un trans, ha vissuto al massimo e ora vive circondato dai ricordi:

“Fellini mi chiedeva di mandargli le ragazze, io gli descrivevo l’attrice e lui tutte le volte, rispondeva, “Mandamela, mandamela”. Una volta gli ho spedito persino Debora Caprioglio. Non so cosa facessero insieme, ma dopo era sempre molto felice.”