Venezia 2011: le donne di Polanski e le donne di Madonna

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Madonna è una donna o un uomo, o un adrogino? Non so, o meglio lo so ma non anticipo. Sicuramente Polanski è un uomo e, con il suo nuovo film, Carnage, scopre che i suoi simili, i maschi, sono delle bestie e non sanno però come fare per arginare le loro donne (mogli).

Ha una sensibilità femminile anche se lo hanno condannato in America per un brutta storia (abuso di una minorenne), lo hanno messo in carcere in Svizzera dopo anni e lo hanno tenuto lì a lungo. Mentre Strauss- Khan è stato rispedito libero a Parigi, senza approfondire troppo la situazione (violenza reale o presunta a spese di una cameriera). Uno è un regista, l’altro è un banchiere potente, potente politico, potente maschilista. Così va il mondo.

“Carnage”, tratto da una commedia di Yasmina Reza rappresentata anche in Italia, è un film bello, divertente, tonico, modificato nei dialoghi rispetto al testo, girato per intero in un appartamento. Come il vecchio “Nodo alla gola” di Hitchcock, che era un horror filosofico. Questo film invece lascia alle spalle senza complicarsi la vita i temi più scoperti, e cioè le paradossali contorsioni di una piccola-media borghesia per tenersi su nella nostra epoca senza pace e molta stupidità. Il grande Polanski, di cui sono ammiratore fin dai tempi del “Coltello nell’acqua”, amministra situazioni e personaggi.

MADONNA_FOTO_2Non sono solo figure stereotipate che si riuniscono per mettere pace tra i figli neanche adolescenti dopo una lite con ferite ad uno dei due. Le donne non sono le desperate housewives che abbiamo conosciuto in tv . Gli uomini non sono solo pazzi ridicoli senza coscienza. Le prime sono la sublimazione delle desperate: chiacchierano, si scatenano, vomitano e insultano. I loro mariti, maschi più disperati ancora, sono annichiliti: uno stordito dal cellulare, tutto proteso a rimediare il guasto di un farmaco- lavora in una multinazionale- che è in potenza velenoso; l’altro proteso a bere whisky e a succhiare sigari, per difendersi dalla consorte e naturalmente dai figli che lo ritengono una sorta di minus habens.

Polanski conferma di avere gli attrezzi mentali e formali per aprire questi forzieri del nulla, rinfrescando la lezione di Ionesco (teatro della parola ripetitiva e urtante); e per nutrire illusioni sul destino di ordinary people di New York che sembrano aver scavalcato le barriere e le differenze dei sessi per unificarsi nella stupidità trans gender. Fantastico. In che mani siamo, sembra dire il sensibile Roman a cui un diavolo-scemo in terra Manson uccise la moglie e il figlio che aveva in pancia; e che da allora si interroga fuori e sul set sull’assurdità dei comportamenti nella educata società dei valori, la “nostra”. Da non perdere, ovviamente. Attori al di là dei sessi. Sublimi.

Si può perdere W.E. di Madonna, film molto ambizioso: tentativo di mostrare come le donne di ieri (la Wally che fece abdicare Edoardo VIII) e le donne di oggi (una Wally che fra aste e mostre ravviva il mito della duchessa) vivono l’amore che non perdona. Intorno ad una più celebri love story del Novecento, la pretesa della star di delineare il romanzo del romanticismo, scusate il bisticcio, ovvero di far salire la fiction a modello perenne, saldo, invidiabile di esistenza. Le donne sono come le vedono gli uomini: desiderabili, rompiballe, incomprensibili, mai contente. Gli uomini sono picchiatori scesi dal ring: calci e pugni, soprattutto quando la donna è incinta, facendole perdere il bene che porta dentro.

E Madonna? Non è né uomo né donna. E’ Madonna sapiens. Si vede che è rimasta suggestionata dalla regia di Alan Parker per Evita di cui è stata la protagonista. Brucia -nel suo falò pendolare tra storia e story senza tempo- milioni di dollari, lusso, tragedia, consolazione, pianisti russi e collezionisti (che accendono un perenne camino in una stanza di un palazzo vuoto dove viene conservata una cassetta delle lettere d’amore fra Wally ed Eduardo), baci, abbracci e finalmente un bimbo in arrivo. Madonna dei miracoli, amor sublime, che punta alla cassetta, ma degli incassi. Don't cry for me Argentina, cantava Evita ed era più brava. Lacrime di cinema coccodrillo.

E direttamente dal Festival:
- La recensione di Carnage
- E la recensione di W.E.

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