Venezia 2011 - Leoni e Conigli: Vince la Rassegnazione

michael-fassbender--shame

Eccoli i verdetti della Mostra Venezia 68. Benvenuti. Mettiamoli in soffitta e non in cassonetto. Tanto per riprendere un titolo con cui avevano cominciati i nostri racconti dal Lido: la Mostra è consolidata. Andrà avanti così e i verdetti hanno rafforzato le vecchie fondamenta (mentre quelle del nuovo Palazzo del Cinema arriveranno nel prossimo Millennio). Il presidente Baratta e il direttore Muller resteranno in carica, sono persone perbene, e hanno dimostrato di saper fare il loro mestiere. Auguri.

E ora sotto con qualche opinione. Questi Leoni in fondo appartengono a una visione conigliesca del cinema. Poco coraggio, grande capacità distributiva secondo geopolitiche non sconvolgenti, anzi banali. Mi sia permesso di introdurre provando (!) a fare lo spiritoso a proposito della Coppa Volpi a Michael Fassbender. Bravo e bello, anzi bellissimo, presente nel film indicato dalla giuria Shame e anche in A Dangerous Method. In entrambi i lavori- nel secondo nei panni di Jung- l’attore già divo fa grande esibizione di talento e nello stesso tempo di potenza sessuale, generosamente mostrandosi nudissimo con ragguardevole pendente ( grossa concorrenza per Rocco Siffredi, il superdotato presente al Lido sul red carpet). Ottimo. Una domanda: perché i giurati hanno citato “Shame” (vergogna) e non “A Dangerous Method” (metodo pericoloso)? Hanno temuto per la psicanalisi?

Andiamo avanti. Il Leone a Aleksandr Sokurov per Faust è meritatissimo. Il suo film è uno di quelli che una giuria pavida accoglie con grande favore: rigoroso, dotto, sconvolgente e persino irritante, poi delicato, armonioso nell’arpeggiare nel destino fra diavolo, amore e morte. Perfetto. L’ideale per uscire da ogni altra tentazione che sarebbe stata rischiosa.

TerraFerma-FILM

Meritatissimo, forse solo meritato, forse solo sopportabile, il premio speciale a Terraferma di Emanuele Crialese. Non mi faccio influenzare dalle informazioni, ampiamente circolate, secondo cui il film “doveva vincere” nell’anno dei 150 anni dell’Unità d’Italia per tirare su il morale con il patriottismo social corretto. Crialese deve ancora dare il meglio di sé, qui ha adempiuto al compito: pedalare su un nostro problema spinoso nazionale (i clandestini) e ricamarci sopra. Lacrime e quindi premio, con l’azzurro bel mare e la bellezza esplosiva della Sicilia.

Non ho nulla da dire per il Leone d’argento a Cai Shagun per People Mountain People Sea: non l’ho visto e me ne dispiace. Per quanto riguarda Deanie Yip premiata come attrice; Shota Sometani e Fumi Nikaidò, attori rivelazione; Yorgos Lanthimos e Efthis Filippou, sceneggiatori; Robbie Ryan, fotografia; Guido Lombardi, opera prima, osservo la attenta distribuzione tra le nazioni in concorso (Lombardi era nella Settimana della critica). Segno di consolidamento globalizzante, international, distributivo di pani e pesci.

Nessun problema. Le qualità ci possono essere ma mi sarebbe piaciuto assistere ai lavori della giuria per vedere come si è assestato il bilancino del distribuire per non provocare. Dal bilancino sono caduti, e sono dispiaciuto, Polanski con "Carnage", Cronenberg con “A Dangerous Method”, Friedkin con “Killer Joe, Clooney con “Le ide di marzo”, Alfredson con “La talpa”. Attori, sceneggiatori, e tanti professionisti di grande valore, al di là della presa dei singoli film- molto alta- e della loro voglia di dare al cinema non una dimensione ecumenica ma di conferirgli lo stimolo di spettacoli seri, veri, interessanti, in controtendenza rispetto alle commedie cretine e ai panettoni.

Era difficile rischiare “rovistando” fra questi film e i realizzatori, la giuria del coniglio Aronofsky ha preferito condurre i giurati in visita alle rovine del Palazzo del Cinema ancora da costruire, che se ne sta là a bocca aperta con lo scavo scandaloso e invocare giustizia per il domani. Consolideranno anche questa bocca. Nel nulla.

(Nelle foto: in alto Michael Fassbender in "Shame" e un frame da "Terraferma")

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