Daniele Luchetti. "Venezia esterofila e costosa, meglio Toronto"

"Ci siamo normalizzati e ormai gli artisti italiani sono costretti ad andare all'estero."

Daniele Luchetti, regista romano de La nostra vita e Mio fratello è figlio unico, ha scelto il Toronto Film Festival per presentare la sua ultima fatica, il semi-autobiografico Anni felici, che è stato proiettato in anteprima durante la kermesse canadese.

Sono ormai mesi che la stampa internazionale alimenta la rivalità tra il TIFF e il Festival di Venezia e a rincarare la dose ora ci ha pensato lo stesso Luchetti che, intervistato da Il Giornale ha dichiarato:

"Venezia? Tra le delegazioni e tutto, portare il proprio film al Lido costa cinque volte più che a Toronto. A Toronto c'è un mercato, il film ha più possibilità di essere comprato all'estero. Purtroppo se Venezia non torna ad utilizzare il proprio prestigio per lanciare nuove tendenze, rischia di perdere sempre più fascino a livello internazionale e si trasformerà in uno di quei luoghi in cui i giornalisti romani si ritroveranno per fare la stessa cosa che fanno durante tutto l'anno, oltretutto a poca distanza dal Festival di Roma."

Non la manda certo a dire Luchetti: Venezia costa troppo e il Festival è in decadenza. Sarà vero? Analizzando tra le righe le sue parole si scorge senza troppa difficoltà una certa antipatia nei confronti della stampa nostrana, o perlomeno un senso di rivalsa, da artista incompreso che cerca all'estero i meritati riconoscimenti. Il Festival di Toronto permetterebbe al suo film una maggiore visibilità all'estero, secondo il regista: scelta coraggiosa per uno che dirige film molto italiani o come in La nostra vita, addirittura molto romani:

"Il mio è un film molto personale, parlo della mia infanzia e della relazione, a volte tormentata, tra i miei genitori... Ho pensato che sarebbe stato meglio mettere la mia vita in piazza in nordamerica anziché in Italia. Purtroppo a Venezia la stampa italiana si diverte a distruggere i film dei propri connazionali. Non come a Cannes dove i francesi fanno il tifo, forse a volte anche troppo esageratamente, per i propri registi."

Questo dunque il punto fondamentale. Italia ingrata e i suoi giornalisti esterofili. Vero? Falso? Sarebbe come discutere del sesso degli angeli. Banalizzando possiamo sicuramente rispolverare il luogo comune che l'esterofilia è una componente ben radicata nella mentalità italiana (e non solo nei giornalisti), ma è anche vero che la stampa italiana non bastona sempre i suoi registi. Basti vedere l'accoglienza ottenuta da Sacro GRA di Rosi, vincitore dell'ultimo Leone d'Oro. Inoltre, "Venezia 70", col Festival giunto a un così importante anniversario, con Bertolucci Presidente di Giuria e un cinema italiano in crisi economica e di idee avrebbe anzi potuto premiare un regista come Luchetti, che ha già dimostrato le sue doti. Attendiamo di vedere il film e il ritorno del figliol prodigo...

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