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Keanu Reeves: “Il villain di Man of Tai Chi? L’ho incontrato nella vita…”

Tra incontri fortuiti e massima libertà espressiva, la star hollywoodiana racconta com’è nato il suo primo film dietro la macchina da presa.

Keanu Reeves è ormai giunto alla soglia dei 50 anni (che compirà nel settembre 2014), ma rimane una delle star più affascinanti di Hollywood e dopo alcuni anni di alti e bassi professionali è da poco tornato alla ribalta, esordendo alla regia con Man of Tai Chi, un kung fu movie (leggi la recensione) in puro stile seventyes ma con contaminazioni anni ’80 alla Van Damme. Come se non bastasse Reeves, stregato dalle arti marziali fin dai tempi di Matrix, è stato anche protagonista di 47 Ronin, in uscita il prossimo gennaio.

L’attore canadese è stato recentemente intervistato dal magazine Movies.com e ha rivelato alcuni interessanti retroscena sulla genesi del plot e dei personaggi, tra cui il suo ruolo di antagonista, ispirato a un incontro avvenuto alcuni anni fa:

“Stavo cercando finanziamenti per un film e un uomo cileno mi disse di andarlo a trovare in Cile, di incontrare la sua famiglia, di passare il week end con loro e mi avrebbe dato i soldi per il film. Così presi un aereo, poi un altro e incontrai la sua famiglia. Era un tipo strano, esotico, che faceva affari con metalli e e minerali. A un certo punto uscì da una porta e scomparve. Ebbi appena il momento di chiedermi cosa era successo che se n’era andato senza darci i soldi. E’ stato veramente strano.”

Questo incontro fortuito e poco piacevole è stato fonte di ispirazione per il personaggio dell’antagonista Donaka Mark:

“Per gli ingressi, ti faceva aspettare. C’erano stanze con ingressi multipli e lui arrivava da una porta che non ti saresti aspettato, con sempre tre persone dietro di lui affaccendate. Poi scompariva, poi tornava con dello champagne costoso, poi ti chiedeva di andarti a cambiare per la cena o ti faceva salire su un elicottero per andare a sciare, per poi scomparire ancora. Ho utilizzato questo personaggio per Donaka, sul fatto di avere il controllo. Il personaggio di Tiger pensa di avere libera scelta ma tutte le sue decisioni sono manipolate perché il suo libero arbitrio è controllato dal personaggio malvagio.”

Man of Tai Chi è intenzionalmente metafilmico e Reeves ha cercato un dialogo diretto tra regia e spettatore, mescolando generi e stili differenti:

“Non avevamo regole e il film poteva accettare molti diversi stili e prospettive differenti. C’è stato un momento in cui Tiger ha quasi colpito la camera e l’operatore gli ha chiesto che diavolo stesse facendo. Abbiamo cercato, attraverso cose semplici, di creare una complicità tra lo spettatore e i personaggi del film.”

L’idea del film era nata da Reeves, durante le lavorazioni di Matrix e poi è stata sviluppata a quattro mani con Tiger Hu Chen, artista marziale già nel cast della trilogia:

“Per me l’ispirazione è nata da Tiger e dalle sue tradizione, dal suo maestro, col quale ha studiato, ma è anche uno stuntman e allos tesso tempo un uomo contemporaneo che vive a Pechino e il film parla di tradizione VS modernità, oriente VS occidente e Tiger si adatta alla perfezione al ruolo.”

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