Pupi Avati contro tutti: "Le giurie dei festival sono snob"

Pupi Avati contro tutti: "le giurie dei festival sono snob"

Pupi Avati e i Festival. Quando si dice un rapporto complicato. Dopo essere giustamente tornato a casa a mani vuote dall'ultimo Festival Internazionale del Film di Roma 2011, che non ha premiato il suo mediocre Il cuore grande delle ragazze, il regista bolognese ha nuovamente fatto fuoco e fiamme contro i tanto criticati giurati. Se solo 12 mesi fa Avati si scagliò contro Venezia, colpevole di aver detto no al suo Una sconfinata giovinezza, questa volta al centro del mirino c'è finita la manifestazione romana. Questo il suo amaro commento, rilasciato al Corriere della Sera di sabato:

“Io ne ho tratto beneficio ma se fossi un regista italiano ci penserei quarantadue volte prima di andare a un festival, mi chiederei: cosa ci vado a fare?”. “Non conoscevo questo festival, è un’esperienza che ho vissuto benissimo. Il mio film, ‘Il cuore grande delle ragazze’ è stato accolto bene dal pubblico”. “Il metro di giudizio ormai è un classico, è così prevedibile. Ci sono delle giurie fatte apposta per vivere in una sorta di piccolo snobismo provinciale. E’ la rovina dei festival che rischiano di diventare totalmente irrilevanti, al contrario di chi li ritiene uno strumento di comunicazione. Andrebbe premiato il cinema di qualità che guarda anche il pubblico”. “Non puoi essere popolare e avere un orientamento finale da teatro off degli anni 70”.

Cinema di qualità che guarda anche al pubblico? Esatto Pupi. E difatti ha strameritatamente trionfato Un Cuento Chino. Ma farsi un bagno di umiltà, ogni tanto, è proprio così complicato?

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