• Film

10 film da guardare prima e dopo “Gravity”

Uno sguardo ad una speciale classifica sui film “parenti” di “Gravity”

di carla

Ieri sera ho visto Gravity, spettacoloso. E stamattina mi ritrovo davanti questo articolo dal titolo 10 film da vedere prima e dopo “Gravity”. Incuriosita lo leggo e ve lo riporto.

    Gravity è uno spettacolo unico, mai visto prima, ma nel realizzare la sua singolare visione, Cuarón ha detto di aver preso in prestito qualcosa da diversi antenati cinematografici e possiamo vedere non solo la loro impronta sul film finito, ma anche la sua parentela con molti altri titoli. Abbiamo raccolto dieci film: i primi cinque sono stati menzionati da Cuaron come ispirazione per “Gravity” e gli altri cinque sono titoli che abbiamo scelto per le loro somiglianze sul tema.

    Un condannato a morte è fuggito (1956)

    Il film di Robert Bresson differisce completamente da “Gravity” in termini di posizione, periodo di tempo e un centinaio di altri dettagli di superficie, ma spiritualmente la parentela è innegabilmente vicina. La solitudine e la disperazione, la comunicazione occasionale, tramite sussurri attraverso le sbarre per avere una parola strappata. Bresson comunica un senso di immediatezza, urgenza e realismo, con un profondo rispetto per il personaggio trasmesso attraverso l’azione, l’uso espressivo del suono fuori campo, la macchina da presa fluidia e una grazia che di tanto in tanto ferma il cuore. Molti di questi elementi sono stati apertamente abbracciati da Cuarón per “Gravity”, abbracciati, omaggiati e poi riproposti in qualcosa di nuovo e completamente diverso.

    Duel (1971)

    In più occasioni Cuarón ha citato il Duel di Steven Spielberg “come un importante fonte di ispirazione per “Gravity”, ed è facile capire perché. Cuarón ha preso in prestito il ritmo di “Duel” per il suo film e la struttura in tre atti. Entrambi i film hanno poi un singolo personaggio, che deve superare ostacoli incredibili per uscirne vivo. Nel caso di Duel, quel singolo personaggio è un commesso viaggiatore interpretato da Dennis Weaver, che è minacciato da un camionista. Dal momento che il camionista non si vede mai, il camion stesso diventa antropomorfo, un mostro sulla strada pronto a divorare Weaver. Come l’infinito nero dello spazio in “Gravity”, il camionista invisibile diventa qualcosa che il pubblico è in grado di proiettare ed entrambi sono buchi neri di paura. Come “Gravity”, “Duel” è inondato di sentimenti di impotenza (e disperazione) ed il terrore permea ogni fotogramma. Ma ancora più importante, sono entrambi thriller progettati da persone che guidano regolarmente delle montagne russe: momenti di relativa calma seguiti da pura tensione. La sceneggiatura di “Duel” è stata scritta da Richard Matheson, una leggenda della scrittura che conosceva il potere di una semplice idea provocatoria: cosa succede se veniamo terrorizzati, per nessuna ragione, sulla strada? O, naturalmente: cosa succede se venite lasciati alla deriva nello spazio?

    A Trenta Secondi Dalla fine (1985)

    A prima vista la recitazione istrionica e da B-movie di “A Trenta Secondi Dalla fine” può avere una limitata corrispondenza con l’eleganza dell’approccio di Cuarón. Ma è anche il secondo film del regista citato per caratterizzare la fuga dal carcere. La storia, basata su un soggetto di Akira Kurosawa, ha un parallelo tematico con “Gravity”: il dramma è accentuato dai tecnici, dettagli pratici della tecnologia e le difficoltà fisiche intricate che i nostri protagonisti devono affrontare per sopravvivere.

    2002: La Seconda Odissea (1972)

    Mentre inizialmente è stata vista come una sorta di delusione commerciale e di critica, “Silent Running” (2002: La Seconda Odissea), diretta dal maestro degli effetti visivi Douglas Trumbull, è diventato molto influente negli ultimi anni, grazie ai registi di Moon, WALL-E e Oblivion che hanno citato il film come un punto di riferimento di gran livello. Come “Gravity”, “2002: La Seconda Odissea” è stato largamente annunciato per i suoi effetti visivi, anche se non c’è una performance maestosa come quella di Sandra Bullock. A differenza di “Gravity”, Bruce Dern è completamente attrezzato in una navicella spaziale gigante, ma come “Gravity” è affascinante guardare qualcuno da solo tra le stelle. “2002: La Seconda Odissea” attinge idee di ecologia e ambientalismo che sembrano molto più avanti rispetto al suo tempo, mentre “Gravity” presenta idee circa l’umanità, l’evoluzione e la religione.

    Punto Zero (1971)

    Il road-movie ad alta velocità di Richard C. Sarafian è legato a “Gravity” direttamente, non solo come influenza, ma anche nella denominazione del personaggio di George Clooney (Matt Kowalski), la straordinaria bellezza e la grande prospettiva profonda. “Punto di fuga” è molto più politico; un’istantanea nichilista di un’America incerta, ma alla fine è un film sulla fine della speranza, in cui la libertà offerta da ampi spazi aperti e le strade sono illusorie, perché non importa quanto sia grande la distanza, non si può mai scappare da se stessi.

    I figli degli uomini (2006)

    Il film di Cuarón del 2006, I Figli Degli Uomini, “è un animale completamente diverso da Gravity”, eppure entrambi sono riconoscibili dalla stessa sensibilità autoriale. E’ gloriosamente strutturato, filosoficamente convincente, e mai noioso.

    Moon (2009)

    Come “Gravity”, Moon è un progetto con un alto concetto di fantascienza. Sam Rockwell è l’unico attore ad apparire sempre sullo schermo (anche se di tanto in tanto in duplice copia), ed il film è una specie di one-man show come “Gravity”. Entrambi i film prendono in giro concetti esistenziali di umanità e di identità, con Rockwell sicuro del suo posto nell’universo dopo aver scoperto che c’è qualcuno (forse più di uno), proprio come lui, mentre Sandra Bullock, durante la sua Odissea nello spazio, deve fare i conti con la singolarità della sua morte, visto che nessuno saprà o si preoccuperà se va alla deriva nel buio freddo. Entrambi sono quindi alle prese con concetti simili, ma in modi opposti.

    Open Water (2003)

    “Gravity” non è solo un racconto sulla sopravvivenza ma, soprattutto nella sua prima parte, è più o meno un film horror, tanto più spaventoso per il realismo del pericolo che minaccia da tutte le parti, ma anche della disperazione che viene da dentro. E mentre non può reggere il confronto con la pura e nuda bellezza di “Gravity”, Open Water può essere il film più vicino sul piano del panico esistenziale, la paura dell’essere umano abbandonato dall’umanità, alla deriva e soltanto con un vestito sottile che lo protegge dalle ostilità di un ambiente enorme, impersonalmente letale. “Open Water” è la semplice storia di una coppia in vacanza nei Caraibi che si ritrova nel mezzo dell’oceano, fuori dalla vista di costa e barca e in acque infestate da squali, di fronte a pericoli, stanchezza e disidratazione.

    Cast Away (2000)

    Quando pensiamo ad un singolo attore abbandonato per la maggior parte del film, ci viene ovviamente subito in mente il Cast Away di Robert Zemeckis, un blockbuster ad alto budget strano, sperimentale e alienante. Il racconto di Tom Hanks abbandonato su un’isola disabitata, dopo un terribile incidente aereo, parla di sopravvivenza, elementi fondamentali per il successo di “Gravity”. Entrambi i film sono difficili da battere, sia come realizzazione tecnica che come interpretazione.

    Solaris (1972 e 2002)

    I due film hanno un lugubre tono malinconico che è molto diverso dalle opere di spazio che sono state rilasciate nello stesso periodo (parliamo di Guerre Stellari negli anni ’70 e del prequel-mania nel 2000). Inoltre, in entrambi i film “Solaris” e in “Gravity”, l’atto di lasciarsi andare non è solo fondamentale a livello psicologico, ma è vitale per la sopravvivenza. Andrej Tarkovskij ha descritto il suo originale “Solaris” come “un dramma di dolore e di recupero parziale,” e lo stesso si potrebbe essere facilmente dire di “Gravity”, in cui Sandra Bullock sta combattendo contro il nero dello spazio e contro l’oscurità che si trova dentro di lei.

I Video di Cineblog