Uwe Boll dirige Dolph Lundgren nel seguito di In the Name of the King

Guarda il trailer del sequel di In the Name of the King, regia di Uwe Boll

Sono in tanti ad accreditare Uwe Boll come il peggior regista in attività. In effetti i suoi film sono garanzia di mediocrità assoluta. C’è però un mistero che non si riesce a spiegare, forse qualcosa in cui è veramente bravo: il fund raising. Non ci si spiega quindi come sia possibile che abbia trovato i soldi per il seguito del bruttissimo fantasy In the name of the king, costato 60 milioni sembra ne abbia raccolti solo 13 in tutto il mondo. Pensare che qualcuno sia disposto a investire nuovi soldi in un progetto che si basa su un fallimento da oltre 46 milioni di dollari sembra un paradosso.

Il pretesto è quanto mai assurdo (e ricorda un po’ troppo L’armata delle tenebre di Sam Raimi). Un ex-soldato (Dolph Lundgren) super addestrato viene risucchiato in un vortice spazio temporale e si trova nel medioevo. Un’antica profezia che lo vede protagonista gli farà avere un’occasione per trovare pace nella sua anima.

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