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IMAX: apre una nuova sala allo Skyline di Sesto San Giovanni – Cineblog c’era

Dopo Pioltello e Riccione, ecco la terza sala IMAX in Italia presso lo Skyline di Sesto San Giovanni (MI). Cineblog è intervenuta alla conferenza stampa di presentazione ufficiale

Capita che un giorno ti arrivi un invito di quelli che colgono nel segno. Chi te lo spedisce fa semplicemente il suo lavoro; non potendo chiaramente immaginare che dall’altra parte possa anche beccare qualcuno per cui una cosa del genere è un po’ come il regalo di Natale anticipato. Esageriamo? No, nient’affatto. L’enfasi tende probabilmente a tradire un eccesso quasi fanciullesco tipico di certe piattaforme internettiane, dove certo entusiasmo suona sempre un po’ fuori luogo.

Eppure dell’invito alla conferenza stampa di presentazione della nuova sala IMAX presso lo Skyline di Sesto San Giovanni non ci aveva colpito semplicemente l’idea di testare questo nuovo contesto, anche perché da mesi aperto al pubblico, che ne ha potuto fare esperienza già dall’inaugurazione con Man of Steel. No, era l’opportunità di colmare quelle lacune inerenti ad una realtà, l’IMAX, sempre più rilevante sul palcoscenico cinematografico, sebbene nel Bel Paese non si abbia ancora avuto modo di rendersene conto. Ma soprattutto si trattava della possibilità di sincerarsi, de visu, circa quali fossero le intenzioni della compagnia canadese qui sul nostro territorio.

Per questo è intervenuto Giovanni Dolci, vicepresidente per Europa e Africa, Theatre Development (EMEA) IMAX Corporation, nonché, a sorpresa, Larry O’Reilly, vicepresidente esecutivo Worldwide Sales IMAX Corporation. Lunghe sigle a parte, abbiamo avuto modo di interpellare entrambi, i quali nonostante il tempo tiranno hanno assecondato con estrema disponibilità le nostre richieste rispondendo alle secche domande che abbiamo rivolto loro.

A questo punto la procedura vorrebbe che snocciolassimo dati su dati, cercando di convincervi con i numeri del perché l’esperienza IMAX sia preferibile o meno rispetto a qualunque altra. E non nascondiamo che la tentazione di cedere ad un certo tecnicismo è parecchia, ancorché delimitata dalle nostre competenze. Tuttavia le notizie basilari a riguardo sono reperibili pressoché dovunque, compreso il sito ufficiale, che svela in parte anche la genesi di questa realtà. Realtà manifestatasi per la prima volta al grande pubblico nel corso dell’EXPO ‘67 di Montreal, per poi essere formalizzata l’anno successivo, con la sua fondazione presso la medesima città canadese.

Per cercare ad ogni modo di dare un’idea quanto più possibile aderente alla filosofia sottesa a questo progetto di quasi mezzo secolo, possiamo soffermarci su un aspetto che più di ogni altro ci colpisce, e da tempo. IMAX, come compagnia, tende ad una concezione olistica, se così si può definire, del prodotto film. A conti fatti questa tecnologia – e quindi i loro fautori – abbraccia l’intero processo di costituzione di un film a partire dalla sua produzione. Anche i meno informati sanno infatti che uno dei maggiori estimatori è quel Chris Nolan che già a partire da The Dark Knight ha fatto ricorso a macchine da presa IMAX, potendoci però girare giusto alcuni minuti di questo suo film del 2008: tra i motivi, all’epoca il regista britannico evidenziò l’ingombro di queste macchine, sia in termini di spazio che acustici (pare facessero troppo rumore) – componenti che mal si conciliano con il modus operandi, sorprendentemente semplice, di Nolan, come lo stesso Wally Pfister ha avuto modo di confermare («Per la maggior parte del tempo la macchina da presa è sulla mia spalla», qui trovate l’intervista).

Tornando all’IMAX, si tratta dunque di un’esperienza totale e totalizzante già in premessa, sintetizzabile dal cosiddetto Modello Integrato, il quale prevede l’intervento a tutto campo in tre momenti chiave, ossia Produzione-Distribuzione-Esercizio. L’impegno, per non dire la missione (nel suo duplice significato di mission aziendale e vocazione), è quello di garantire al cineasta di turno che il film che gira verrà proiettato esattamente alle condizioni che lui ha stabilito. In tal senso ci sarebbe piaciuto sapere di più riguardo al fatto che IMAX progetti i propri impianti, che coinvolgono audio e video, specificatamente per ciascuna sala. Questa volontà di uniformare quanto più possibile l’esperienza cinematografica non è avulsa (come potrebbe?) dall’ambiente, che tiene conto di una cospicua serie di elementi e variabili tali per cui sia che ci si trovi a Nairobi, sia che ci si trovi a Tucson, Arizona, il risultato sarà più o meno lo stesso. La domanda a questo punto sarebbe: esiste, nonostante tutto, una sala IMAX ideale?

Sul piano pratico, ossia in termini di visione, uno degli aspetti maggiormente pregnanti dell’esperienza IMAX (doppio proiettore a parte) risiede nel rapporto d’aspetto. Non serve essere degli esperti per comprendere quanto il cosiddetto aspect ratio vada ben oltre il semplice orpello tecnico, segnando profondamente la costruzione visiva di qualsivoglia pellicola. Detto in soldoni, questo valore incide in maniera determinante rispetto a quanto è possibile riprendere all’interno di un’inquadratura. A riguardo non possiamo che consigliarvi l’illuminante lecture di David Bordwell sul CinemaScope, che trovate a questo indirizzo, giusto per farvi un’idea. Ebbene, dal normale rapporto 2.4:1 si passa al più ampio 1.9:1, misura il cui impatto è notevole, dando l’opportunità di strutturare l’immagine in maniera diversa rispetto a quanto per lo più fatto sino ad ora.

Come promesso, però, ci fermiamo qui e passiamo alle domande che abbiamo evocato in apertura. Due essenzialmente. La prima: quali sono i progetti di IMAX limitatamente al nostro territorio, ossia l’Italia? Dolci ci ha confermato che, in conformità all’espansione di questa sempre più incalzante realtà, è prevista l’apertura di altre sale sparse per la Penisola nell’immediato futuro – senza però chiaramente sbilanciarsi circa le aree interessate. In secondo luogo, nostro scrupolo era sapere se siano previste proiezioni per quei film che da queste parti ci siamo persi per ovvi motivi. La risposta è stata anche in questo caso positiva: dato che sale dotate di IMAX sono una conquista oltremodo recente per il Bel Paese, è in agenda il recupero di quei film proiettati altrove quando ancora qui da noi questo sistema era per lo più fantascienza.

Per concludere, dunque, soffermiamoci rapidamente sulla nuova sala dello Skyline di Sesto San Giovanni, sogno materializzatosi anche e soprattutto in virtù dell’ostinazione di Walter De Pedys, A.D. di Arco Program. Il prezzo dei biglietti è di 13 euro per gli spettacoli in 3D, mentre di 11 euro per quelli in digitale. Tanto altro ci sarebbe da dire, ma per eventuali approfondimenti vi rinviamo a futuri articoli.

Prima di congedarci, però, un consiglio intendiamo darlo. Attualmente in programmazione c’è un certo Gravity, di cui abbiamo ampiamente discusso, già a partire dalla nostra recensione da Venezia. Ebbene, come già evidenziato più e più volte, al momento non esiste miglior esempio di cosa possa aspettarci nel futuro; senza contare che il 3D non ha alcun senso se non supportato da un contesto che non si limita semplicemente al proiettore, bensì ad un intero ambiente. A buon intenditor poche parole.

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