Benvenuti al Nord – il cast a Milano per presentare il film

Claudio Bisio e compagni hanno incontrato la stampa milanese. Alcuni estratti della conferenza…

di simona



In un freddissimo sabato mattina milanese, il cast di Benvenuti al Nord (Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini ed il regista Luca Miniero – assente Alessandro Siani, che è impegnato a teatro a Napoli) ha incontrato la stampa per presentare il film e rispondere alle domande di rito. Vi offriamo un’estratto della conferenza stampa, ed alcune foto dell’evento. Seguiteci anche dopo il continua! Il film sarà sugli schermi italiani a partire dal 18 gennaio in più di 800 copie. Qui c’è il trailer.

Com’è stato ritornare, dopo il successo del primo film, sul set. E’ stato un po’ un ritorno in famiglia, com’è andata?

Luca Miniero: Beh, non è che ci siamo rivisti sul set. Sono tre o quattro anni che con Claudio, Alessandro, Angela e Valentina ci vediamo e ci sentiamo per telefono quasi quotidianamente, quindi devo dire che si è creato proprio un buon clima, anche un clima d’amicizia, che ha fatto sì che la trama del film diventasse un’opera viva, aggiornata anche con le intuizioni nate sul set di volta in volta.

Angela Finocchiaro: Beh, io sono “doppia parente” (nel film interpreta sia la moglie che la suocera di Bisio n.d.r.), e quindi è stato doppiamente piacevole, ma d’altra è stato un po’ un essere sotto esame, perché c’è una responsabilità. La prima se l’è accollata Luca e noi abbiamo cercato di sostenerlo – credo, spero – in questa sfida che non era per niente automatica..credo che costruire questo sequel sia stato veramente difficile.

Valentina Lodovini: Condivido tutto quanto hanno già detto Luca e Angela. In qualche modo eravamo lo stesso gruppo sia artistico che tecnico, c’erano pochissime new-entry, quindi era un po’ come stare a casa. Devo dire che – e lo possono testimoniare tutti e probabilmente Luca più degli altri – ero veramente molto tesa e molto nervosa, perché comunque sapevo che era un film atteso innanzitutto e poi perché il successo di Benvenuti al Sud è una cosa dalla quale io sono stata travolta in maniera molto positiva per cui sentivo una grande responsabilità, che mi portava a essere alle volte isterica, altre volte concentrata.

Claudio Bisio: Che dire.. Dovevamo fare un film così! Siamo riusciti a farne secondo – poi, naturalmente, dovrete giudicare voi – un bel film divertente. Già c’è il toto…chi dice meglio questo, chi dice meglio il primo. Giustissimo, ci sta tutto.

Benvenuti al Nord – il cast a Milano per presentare il film

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Sig. Bisio, in che momento della sua vita, in corrispondenza magari di quale film o anche magari di quale prodotto televisivo, lei ha detto “Ce l’ho fatta!”?

Claudio Bisio: Se non ci fossero le Signore, mi toccherei….(ride) A teatro forse è stato uno spettacolo di Pennac, Monsieur Malaussène. Mi sono piaciuto, credo di essere stato bravo. Non ho vinto nessun premio ma…pazienza! Al cinema, la svolta – secondo me – c’è stata con Si può fare di Giulio Manfredonia. Non un film da box-office, però è stata forse l’unica volta che – da spettatore – mi sono rivisto con piacere. In genere faccio sempre un po’ fatica a riguardarmi, mi vergogno a vedermi sullo schermo. E poi Benvenuti al Sud e stata la summa, ha unito la qualità (di cose che mi piace fare) e quantità di pubblico.

Valentina, casualmente anche la commedia in cui hai recitato di recente e che è stata presentata a Venezia, Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno, è incentrata sui problemi legati all’integrazione degli extra-comunitari e dell’immigrazione. Si tratta di scelte casuale o…?

Valentina Lodovini: Mai scelte casuali! Mi piace molto raccontare i nostri tempi. Non è cinema sociale, però comunque è qualcosa che racconta il nostro vivere quotidiano. Secondo me il cinema è anche l’identità di un Paese, attraverso una commedia pura come può essere Benvenuti al Sud (o al Nord), piuttosto che attraverso film grotteschi come quello di Patierno, film drammatici o meno…che comunque raccontano il Paese e a me questo interessa molto.

Solo una curiosità: quanto è divertente lavorare sui vari stereotipi che, bene o male, ci caratterizzano?

Luca Miniero: Penso sia molto divertente lavorare sugli stereotipi per mostrare le caratterizzazioni delle persone e dei “popoli”. Alcuni stereotipi sono confermati e altri vengono smentiti, ci si gira intorno. Mi piace di meno invece quando, in una trama, la banalità diventa stereotipo. Per esempio in un film in cui il tema è semplicemente quello delle corna, oppure quando si verificano delle situazioni che si sono viste in mille film, ecco per me è quella la volgarità. La volgarità non è né la parolaccia, né il giocare con gli stereotipi tra Nord e Sud, con il razzismo o la diffidenza, perché sono caratteristiche del nostro Paese. Se giochi con gli stereotipi, in modo intelligente, con il sorriso, per confermarli o sfatarli (penso al modo che hanno i milanesi per fissare un appuntamento: impiegano un mese e mezzo per vedersi la sera, o alla fissazione dell’agenda – cartacea o elettronica che sia – o ancora all’ossessione e per la seconda casa) allora quello è divertente. Nell’altro film smentivamo un solo stereotipo: il Sud non è tutta Camorra. Era una tesi in qualche modo più facile. Questa volta il discorso è più complesso, giochiamo con le contraddizioni fra Nord e Sud ma c’è una minore sintesi.

Valentina, come vedi tu la città di Milano?

Valentina Lodovini: Io amo Milano alla follia! Ovviamente sono attaccatissima alle mie radici, vi risparmio mezz’ora di lodi sulla Toscana e su Firenze! (ride) Vado contro ogni luogo comune perché amo i sapori, gli odori, i colori… che sono le cose che vengono maggiormente attaccate, di solito: il grigio, la pioggia, il freddo…io invece la adoro. Mi sento libera, mi piace perché è una città discreta, la conosco molto bene. Credo sia la più europea delle città italiane, mi piace anche per questo, in mezz’ora puoi arrivare dove ti pare e ho la sensazione che se hai un’idea in 24 ore la puoi realizzare. Mi piace il rito dell’aperitivo, mi piace che si lavora così tanto e poi, teatralmente parlando, da attrice, la trovo una delle più fertili d’Italia. Perché ci sono più proposte e il pubblico è più rispettoso, c’è più ascolto. E’ bello vedere persone diverse a teatro: il ragazzino con la tuta accanto alla signora con la pelliccia. Sembrano banalità ma è una cosa che a me piace molto. Mi adottate?

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