Cineblog intervista Anita Caprioli

Cineblog intervista Anita Caprioli

In una cornice tutt'altro che usuale per noi di Cineblog, ossia quella della Boutique Nespresso di recente apertura a Varese, abbiamo avuto modo di intervistare Anita Caprioli. L'attrice di origine piemontese ha partecipato all'evento in qualità di madrina, e si è prestata con garbo alle nostre domande inerenti alla sua carriera. Di seguito trovate la nostra intervista, per la quale ringraziamo non solo la diretta interessata, ossia Anita, ma anche Nicoletta Depalo per l'organizzazione dell'incontro.

Quando hai realizzato che ciò che volevi realmente fare era l'attrice?

Anita: Ricordo quando a scuola ci facevano lavorare su dei testi, senza chissà quali pretese. Si trattava di elaborazioni su alcuni testi teatrali. Già lì rimasi affascinata da questa cosa e poi, a un certo punto, è maturato questo desiderio. Ma in realtà non c'è stato un momento preciso; semmai ce ne sono stati più di uno. Non meno importante è stata l'influenza all'interno della mia famiglia, dato che si parlava molto di Teatro e lo si amava pure. Perciò mi sono cimentata ed ho capito che mi piaceva davvero.

Cineblog intervista Anita Caprioli
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Hai lavorato con parecchi registi italiani di un certo livello: Veronesi, Salvatores, Manfredonia ed altri ancora. Non ti chiediamo chiaramente di stilare una classifica, ma con quale di questi hai trovato una maggiore affinità?

Anita: Tu hai citato Salvatores, che è stato il primo che mi ha dato l'opportunità di raccontare un personaggio con un po' più di libertà. Con lui di affinità ce n'è stata parecchia dato che è un gran conoscitore del Teatro. Anche lui viene da lì, per cui è stato facile trovarsi in sintonia. Si è trattato insomma di un interesse comune che, però, andava riversato su una direzione altra, com'era il cinema. Con lui ho avuto un feeling un po' speciale, dato che lo avvertivo come colui che mi aveva trainato fuori dal Teatro. Per il resto posso dire che c'è stato un prima e un dopo Gianni Zanasi, che è il regista di Non pensarci. Anche con quest'ultimo c'è stata una certa affinità, dovuta più che altro al suo modo di lavorare. Lui lavora chiedendoti di essere autrice del personaggio, puntando sull'improvvisazione, ed è una cosa molto bella, oltre che essere stato motivo di crescita per me.

E di Marco Ponti, che il sottoscritto apprezza abbastanza, cosa sai dirci?

Anita: Con Marco ho girato Santa Maradona, ed anche con lui si è instaurato un ottimo rapporto, specie a livello umano. Sul set ci siamo divertiti, e siamo riusciti a dare vita ad un personaggio che in sede di scrittura aveva poco di divertente, ma che poi siamo riusciti a trasformare in qualcosa di più.

Un'eventuale esperienza all'estero rientra nei tuoi piani?

Anita: Beh, in realtà ho già girato un film all'estero l'anno scorso. Il regista è italo-brasiliano, ma il film di fatto è del tutto brasiliano e girato in Brasile. A conti fatti si è trattato di un'esperienza "straniera", nel senso che il set era diverso rispetto a quelli nostri ed in generale le differenze erano molte. In precedenza avevo girato una coproduzione con la Francia, per cui già ci sono state delle esperienze al di fuori dell'Italia. Ed è una cosa bella, nel senso che ti confronti con un'altra cultura cinematografica, con un altro modo di raccontare ma anche con un altro modo di relazionarsi sul set.

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