IFFR 2012: Ace Attorney – Recensione in Anteprima del film di Takashi Miike

Takashi Miike si cimenta nella trasposizione di un videogioco. Ecco a voi la recensione di Ace Attorney, in anteprima mondiale da Rotterdam

Uno dei film che più ci incuriosiva in vista della nostra trasferta di Rotterdam, era certamente Ace Attorney, trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi di maggior successo usciti sulla console portatile Nintendo DS. Chi coltiva entrambe le passioni, ossia quella per il cinema e quella per i videogiochi, sa bene quanto certe operazioni prestino il fianco a tante, troppe incomprensioni all’atto della trasposizione. Ecco perché qualcuno, non completamente a torto, avrà potuto storcere il naso all’idea di questo film.

Ma Takashi Miike non si è tirato indietro, ed ha accettato di buon grado la sfida. D’altronde, stando a quanto dichiarato immediatamente dopo la proiezione in sala De Doelen, è sua ferma intenzione quella di mettersi costantemente in gioco d’ora in avanti, sperimentando sempre nuovi generi. Non a caso è già pronto il suo prossimo film, tratto dal manga Ai to Makoto. Alla luce di ciò, è agevole comprendere cosa intenda dire il regista nipponico.

Sue anche le premesse che sottoponiamo alla vostra attenzione. Prima dell’inizio del film, il buon Miike si è quasi scusato: niente squartamenti, arti recisi e sangue a fiotti in questo film. Datevi ad esso come farebbe un bambino. Vero, il tenore di Ace Attorney, per ovvi motivi, non ha niente a che vedere con quanto conosciamo di Miike. Ma basta tornare piccoli per apprezzare a pieno questo suo lavoro? Sì e no.

Capiamoci. Suppongo non sia necessario sottolineare come questo film viva all’ombra del successo del gioco. Nonostante i continui colpi di scena, che ben funzionano anche in un contesto mosso da dinamiche diverse rispetto al settore videoludico, la vera ricchezza di questa pellicola risiede nel continuo rimando al gioco. Si tratta di un film che fa della citazione, esplicita o meno, il proprio cavallo di battaglia.

Per l’esattezza, le vicende del film ricalcano quasi esattamente quelle viste nel primo titolo della serie, ossia Phoenix Wright. Phoenix è un giovane avvocato alle prese con cause di serie B. Un giorno, però, ha l’opportunità della vita, ossia difendere uno degli avvocati più promettenti del foro, nonché suo vecchio amico, Miles Edgeworth. All’interno di una fitta trama, dai contenuti volutamente grotteschi, più casi irrisolti si ricollegano all’unico processo su cui si sofferma per l’intera durata del film.

Volendo incoraggiare anche chi il gioco non l’ha giocato, certamente rappresenta una condizione indispensabile quella di apprezzare un certo umorismo spiccatamente nipponico. Diversamente non riusciremmo a sorridere allorquando, a seguito di un’uscita infelice del nostro protagonista, tutti i presenti nell’aula di tribunale cadono all’indietro come ci hanno abituato la miriade di anime e manga usciti negli ultimi decenni.

Ci sembra opportuno tenere conto di questo aspetto, perché, manco a dirlo, questa è una produzione profondamente giapponese. I cliché non mancano, come non mancavano nel gioco d’altra parte. Amicizia, lealtà, il cattivo senza cuore; tutti leit motiv di seppur ottime trame alle quali abbiamo assistito nel corso degli anni in molti giochi di ruolo orientali, facendoci pure rapire.

La recitazione poi, relativamente ad alcuni personaggi è volutamente esasperata. E’ il caso di Larry Burtz, anch’esso amico d’infanzia di Phoenix Wright, reso un giullare di corte per rendere quell’atmosfera comunque surreale. Surreale come i fatti che avvengono. Vorremmo segnalarvene qualcuno, ma rischieremmo di bruciare l’effetto sorpresa qualora un giorno aveste modo di vederlo. Niente di nuovo per i vecchi videogiocatori, ma un pappagallo sul banco dei testimoni rappresenta una scena esilarante anche solo a pensarla.

Ma alla fine della fiera, Takashi Miike ci ha messo del suo o no? Beh, senza dubbio alcune scelte di regia più intraprendenti ci sono. Per esempio, nel film le prove vengono analizzate grazie all’ausilio di schermi olografici, cosa che manca nel gioco. In più, dato che parliamo pur sempre di un’avventura grafica, Miike ha praticamente dovuto ricostruire una storia, fortemente ancorata al genere investigativo. Laddove è stato possibile, dunque, il suo tocco c’è.

Tuttavia rimane la volontà di trasporre su pellicola qualcosa di quanto più fedele all’opera originale, anche perché in Giappone avrebbero potuto non gradire una rivisitazione in senso stretto. Certe inquadrature, di conseguenza, sono le medesime che vediamo nel gioco. Ed effettivamente non si può negare che funzionino, come potete voi stessi quantomeno intuire dalle due immagini sottostanti.



Che dire, in conclusione? Per quanto ci riguarda abbiamo apprezzato questo passaggio dal minuscolo schermo del DS a quello esponenzialmente più grande della sala cinematografica. Ci rendiamo conto che certi lavori possano non rientrare nelle corde di molti; ma pur nell’ambito della mera cinematografia, qualche uscita demenziale ed il nonsense di cui sono permeate molte scene riescono a strappare un sorriso anche ai più scettici. Per il resto, rimane una pellicola grottesca, che si fa forte di un genere comunque coinvolgente, come quello investigativo.

Il risultato è che il numerino che trovate qui sotto potrebbe essere qualche cosa in più per i cultori della serie, e qualcosina in meno (poco però) per chi invece non si è mai esaltato in vita per sua per un tizio che esclama: “Obiezione“! Prima di lasciarvi, però, una piccola chicca di cui pare che ancora non si stia parlando in giro. A detta dello stesso regista, l’intenzione è fermamente quello di portare il film in più Paesi possibile. L’11 Febbraio Ace Attorney debutterà in Giappone, dopodiché si dedicheranno immediatamente ai lavori per far varcare al film i confini nipponici. Speriamo bene.

Voto di Antonio: 6,5

Ace Attorney (Gyakuten saiban, comedy-noir, Giappone, 2011) di Takashi Miike. Con Rei Dan, Akira Emoto, Ryo Ishibashi, Mirei Kiritani e Fumiyo Kohinata. Qui trovate il trailer.

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