Joseph Gordon-Levitt: 50 e 50, Dumbo, Robert Redford, Gena Rowlands e lo star system

Joseph Gordon-Levitt MAX

«Quello di celebrity è un concetto di cui non mi frega assolutamente niente… è una divisa che vogliono cucirmi addosso… Una volta toccava a re e regine essere “famosi”. Oggi le celebrities nazionali sono diventati gli attori… non è una cosa sana. Eppure siamo noi che lavoriamo nello showbiz, i responsabili di questo. Noi che accettiamo di farci fotografare e di entrare nel sistema, per vanità, ambizione e anche fame di denaro. A me interessa solo fare buoni film: il resto è zero».


Ad affermarlo è l’incoronato re del cinema indie americano Joseph Gordon-Levit, fan di Robert Redford e dei film di Christopher Nolan (“Inception”), Gena Rowlands e Earren Oate, della Francia e delle ragazze francesi, di Dumbo quanto di F come falso (Vérités et mensonges, 1973) di Orson Welles, in sala con Hesher di Spencer Susser e 50e 50 di Jonathan Levine e a quanto pare già pronto all’esordio come regista e sceneggiatore.

Lo stesso sbarbatello trentunenne che nella locandina del film sul cancro, si rasa la testa per battere sul tempo gli effetti della chemio, e scherza sulla cosa dicendo che «In genere, girare un film è quanto di più ripetitivo possa esserci. Anche qui abbiamo fatto e rifatto tutte le scene: tranne questa, ovviamente. Perché rasarsi una volta, ok, ma la seconda no!».

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Presentando 50/50 al 29° Torino Film Festival sembra abbia affermato «Di questo film mi interessava il lato emotivo del mio personaggio, capire come un’esperienza simile modifica la tua quotidianità e la tua personalità», ma potete leggere molto di più sulle pagine di MAX in edicola dal primo marzo, per intenderci lo stesso acquistato per leggere la versione integrale dell’intervista di Michael Fassbender. Ed ecco la nostra recensione di 50 e 50.

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