Dogmatici… ma non troppo

Avete presente Dogma95? quel bizzarro covo intellettuale di cineasti danesi post alternativisti guidati da Lars von Trier i quali giurarono di volersi cimentare nella settima arte fuggendo da ogni tentazione modernista, attraverso il rifiuto degli artefatti tecnologici (voce fuori campo, steadycam, videografica, etc.) e la riscoperta di un modo di fare cinema che privilegi il

Avete presente Dogma95? quel bizzarro covo intellettuale di cineasti danesi post alternativisti guidati da Lars von Trier i quali giurarono di volersi cimentare nella settima arte fuggendo da ogni tentazione modernista, attraverso il rifiuto degli artefatti tecnologici (voce fuori campo, steadycam, videografica, etc.) e la riscoperta di un modo di fare cinema che privilegi il contenuto alla forma? Bene. Costoro – e cioé Thomas Vinterberg, Soren Kragh-Jacobsen, Kristian Levring e il sempreverde Lars von Trier – sul sito ufficiale del dogma confessano tutti gli strappi alle regole ferree del manifesto (o altrimenti detto The Vow of Chastity, voto di castità): von Trier, ad esempio, contravvenendo al dogma “special lighting is not acceptable” – che addirittura impone di tagliare una scena se la luce è troppo forte – ha utilizzato un drappo nero per coprire una finestra. Vinterberg ha invece alterato i colori fino ad averne solo tre. Ma la questione è: perché queste regole? talento, virtuosismo o accanimento terapeutico nei confronti di un cinema che non c’è più?

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