Jackass Presents: Bad Grandpa, recensione in anteprima

Johnny Knoxville, il protagonista del franchise più cattivo d'America, torna nelle sale per uno spin-off caustico e demenziale.

JACKASS BAD GRANPA

Uscito nelle sale (con prevedibile successo di pubblico) lo scorso ottobre, Jackass Presents: Brad Grandpa è il quarto film (o per meglio dire spin-off) del celeberrimo e famigerato franchise basato sulle mirabolanti avventure e demenziali guinness degli stunt capitanati dall'indistruttibile Johnny Knoxville, sempre diretto da Jeff Tremaine: per rinfrescare un concept ormai datato (la prima stagione dell'originaria serie Tv risale al 2000) i due hanno deciso di concentrare un intero film sul personaggio del "nonno" che aveva già spopolato nel serial e di mandarlo alla barbara invasione degli States in compagnia di un pestifero nipotino (già visto in The Fighter).

In principio fu la candid camera: l'America postbellica si sganasciava di risate osservando ignari passanti messi alla berlina e ripresi mentre venivano coinvolti nelle situazioni più assurde e imabarazzanti. Un successo planetario, che a distanza di oltre sessantanni continua, con le dovute differenze e i prevedibili eccessi, a mietere consensi generazionali, anche nelle varianti cinematografiche proposte dalla crew di Jackass o dall'istrione britannico Sacha Baron Coen, che dal rapper Ali G, passando per Borat fino a Brüno ha sadicamente messo a nudo le reazioni dell'uomo comune alle prese con "l'alieno".

Bad Grandpa ha alcuni pregi e parecchi difetti: chi ha amato la follia degenerativa dei precedenti Jackass, fatta di automobiline infilate nel retto e piercing alle natiche, troverà noiosetto questo quarto capitolo, che potrebbe rimanere altrettanti indigesto anche a un pubblico "puritano", non avvezzo alle performance di Johnny Knoxville.

Il plot è assolutamente semplice e richiama a più riprese il blockbuster Babbo bastardo: una "strana coppia" si aggira per gli States, con un nonno neo-vedovo, beone, razzista e donnaiolo (per essere riduttivi) che deve accompagnare dal padre naturale il nipotino, scaricato dalla madre tossicodipendente. Si parte con un funerale farsesco, con tanto di bara ribaltata e cadavere ballonzolante, per poi rimestare il barile facendo uscire ogni tipo di gag imbarazzante nella quale può essere coinvolto un anziano: i riferimenti sessuali (meglio se a sfondo razziale) si sprecano e col passare dei minuti ci si inizia a chiedere chi e quando finalmente cederà alle insistenze di Nonno Knoxville. Tra peti acrobatici e irruzioni negli strip club emerge anche qualche velato tentativo di sensibilizzare lo spettatore alle problematiche sociali, ma il "core" del film non è certo questo.

Gli aspetti positivi sono innanzitutto un Knoxville in gran forma, che dimostra doti attoriali vere, oltre alle classiche qualità da funambolo autodistruttivo, ma specialmente un ritratto di un Middle East semirurale e iperproteico fatto di diners, fast food, sale bingo e stomaci apparentemente insaziabili. L'aspetto negativo, unico ma molto pervasivo, è che, parafrasando Pirandello, lo "strappo nel cielo di carta" ci mostra una situazione metafilmica, dove i due "wedding crashers" (si, succede anche questo) si muovono con grazia elefantina in un mondo manifestamente costruito per loro e del quale, nonostante le plateali espressioni sgomente al manifestarsi dell'ennesima erezione geriatrica, è palese la non-veridicità che dovrebbe essere (o no?) alla base della già citata candid camera. Il making of spergiura il contrario. Speriamo menta, perlomeno per la reputazione delle (eventualmente) involontarie comparse.

In conclusione: si ride, ma non è più quella risata dinamitarda del primo Jackass, bensì una comicità grottesca con ambizioni sociali alla Michael Moore. Difficile concedere oltre la sufficienza, anche se è ben meritata la Nomination all'Oscar per il miglior trucco o acconciatura.

Jackass Presents: Bad Grandpa (USA, 2013), di Jeff Tremaine. Con Johnny Knoxville, Jackson Nicoll, Spike Jonze, Georgina Cates.

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