The Taste of Money: recensione in anteprima

Im Sang-soo porta in concorso al Festival di Cannes 2012 il suo nuovo The Taste of Money, sorta di sequel del precedente The Housemaid. Un film che non si sa bene come prendere: opera che ragiona sull’avidità della Corea o sciocco e lussuoso saggio sull’interior design? Ecco la recensione di Cineblog dalla Croisette.

Young-jak, il segretario della Signora Paik, la cui famiglia è uno dei “poteri centrali” del conglomerato coreano Chaebul, diventa il testimone degli affari privati ed immorali della ricca famiglia. Scopre che il marito della signora Paik, Mr. Yoon, ha una storia con la cameriera filippina, Eva, e lo rivela alla donna. A questo punto la signora, disperata, seduce Young-jak per continuare ad averlo al suo fianco. Mentre il ragazzo diventa sempre più coinvolto in questi affari, scopre che la signora Paik ha ucciso Eva. Il ragazzo dovrà decidere tra la moralità e una scorciatoia verso una vita di ricchezza…

Eccolo qui: un lunghissimo telefilm lussuoso e patinato, quasi uno spin-off di Beautiful o Dallas, solo con qualche tetta e scena di sesso in più, per accontentare i fan. Già, perché Im Sang-soo è una delle fisse di molti cinefili e soprattutto dello stesso Festival di Cannes, che a due anni di distanza da The Housemaid fa ritornare il regista coreano con questo fortunatissimo (in patria) The Taste of Money, ancora in concorso.

Durante il film si continua a ripetere che tutto quello che succede (di brutto) è a causa dei soldi, che la vita è più facile coi soldi, che i soldi i soldi e bla. Sai che novità. The Taste of Money è un film che non si sa neanche bene come prendere. Un dramma, una commedia, un thriller, un mèlo? Tutto questo, o qualcosa d’altro? Non si capisce se bisogna divertirsi, ridere, appassionarsi. Tanto alla fine la questione è una e una sola: questo nuovo Im è tedioso e pure abbastanza sciocco.


Il film farà a gara con The Paperboy per le scene di sesso più chiacchierate e spinte, ma The Taste of Money non c’ha nulla per far urlare allo scandalo. Qualche festino con tante donne, una cameriera filippina di cui vediamo il seno almeno quattro volte (anche da morta, mentre il cadavere galleggia: le si è staccata la parte superiore del costume), una leccata di petto da parte della Park al suo giovane segretario e una strusciata di coscia ridicola, e altre ordinarie scene pruriginose.

Non ci si eccita, non ci si indigna, non ci si diverte. Perché in The Taste of Money è tutto artificiale, tutto lindo e pulito, levigato. Im è bravissimo nel creare inquadrature e nell’arredare l’incredibile casa dove è ambientata la vicenda, meno a scrivere. La storia è vecchia come il cucco (c’è una guerra in casa, e i segreti non sono tali, visto che li sanno più o meno tutti), e i piani congegnati dai personaggi fanno abbastanza sorridere.

Ma The Taste of Money, in definitiva, cos’è? Una satira sulla Corea capitalista? Sull’arrivismo? Sulla corruzione dell’animo umano, sul potere dei soldi e sulla conseguente mancanza di umanità (il film finisce “bene” per gli unici due personaggi che avevano un briciolo di sentimenti)? Chi lo sa. Kang-woo Kim c’ha molte scene a petto nudo, per la gioia di molte/i, e fa a gara con il Zac Efron del già menzionato The Paperboy. Im dice che questo è come un sequel di The Housemaid, in cui il bimbo è ormai cresciuto: uff, si prende pure “così” sul serio…

Voto di Gabriele: 3

The Taste of Money (Do-Nui Mat, Corea del Sud 2012, drammatico 114′) di Im Sang-soo; con Kim Kang-woo, Yun Yeo-Jung, Kim Hyo-jin, BaekYun-Shik. Qui il trailer. Senza distribuzione.

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