Pasolini prossimo nostro, prima di quel 2 novembre 1975

Presentato fra gli Eventi Speciali della sezione Orizzonti di Venezia 63, arriva finalmente in sala il documentario di Giuseppe Bertolucci Pasolini prossimo nostro. Un documentario che si prospetta bellissimo, allo stesso tempo un modo per introdurre chi conosce poco la figura geniale di Pasolini e per dare qualche sfumatura in più a chi Pasolini lo

Presentato fra gli Eventi Speciali della sezione Orizzonti di Venezia 63, arriva finalmente in sala il documentario di Giuseppe Bertolucci Pasolini prossimo nostro.
Un documentario che si prospetta bellissimo, allo stesso tempo un modo per introdurre chi conosce poco la figura geniale di Pasolini e per dare qualche sfumatura in più a chi Pasolini lo conosce bene.

Siamo nel giugno 1975, l’anno di uno dei film più controversi e discussi della storia del cinema. Salò o le 120 giornate di Sodoma è stato, ed è ancora, un caso assoluto nella cinematografia mondiale, e quando era in preparazione fece scandalo e scalpore, subì ingiustizie di ogni tipo (attacchi, censure, processi) ed uscì in sala diversi anni dopo. Pasolini fu assassinato ad Ostia il 2 Novembre del 1975, e quella che ci offre Bertolucci è un’intervista inedita proprio sul set di quello straordinario capolavoro, tra foto di scena e materiale audio.

Un’intervista che potrebbe essere la summa del pensiero del Pasolini più disilluso e amaro, tra attacchi alla società del consumismo, alla politica di stampo fascista dell’Italia (“Noi fascisti siamo i soli veri anarchici”, dice ad un certo punto della pellicola il Duca: ma è chiaro che Pasolini guarda soprattutto alla politica del suo -e del nostro- periodo, “l’anarchia del potere”), un attacco all’uomo e ai giovani.
Non si salva nessuno, e la speranza, è il caso di dirlo, è la prima a morire.

La pellicola esce in sala domani.

Su continua, un brevissimo documentario su Salò.

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