Firenze Inferno Paradiso: un viaggio in 3D nella bellezza, nell’arte, nella storia e…

Il cinema in televisione, esattamente in Tv7, una trasmissione famosa che in passato ha ospitato film e documentari di registi come Pasolini, con i suoi sopralluoghi in Africa e nel Medio Oriente; adesso torna con un film su Firenze in 3D

Venerdì 18 aprile, alle 22.30, andrà in onda su Tv7, nota e apprezzata trasmissione di Rai1, in versione 2D, il film che nel 2013 ho girato a Firenze; sul canale 501 del digitale terreste, in contemporanea, verrà mandata in onda la versione in 3D. E’ il terzo appuntamento con il 3D a cui ho lavorato, città diverse: Firenze, dopo Venezia e Roma, con lo stesso scopo, ovvero cercare e riproporre le voci di grandi figure della cultura e non solo.

Il film si chiama Firenze Inferno Paradiso ed è stato girato nel centro storico della città, all’interno delle cose più belle, e nelle strade; fino a spingersi nei dintorni, nelle periferie, e più lontano ancora. La realizzazione anche questa volta è stata allestita dalla Direzione Strategie Tecnologie della Rai; in collaborazione con Spazio Reale, una fondazione che opera nella cintura fiorentina, a Campi Bisenzio. E’ stata per una emozione grande. Pensate alla torre di un inceneritore che brucia in silenzio, senza fiamme, un nuovo destino, senza il guasto pasto degli avanzi da rimuginare; avanzi da incenerire, un’ombra del passato.

In una piana nella campagna, nella periferia di Firenze, che si allunga verso Prato, si è accesa un fiamma vivida. Diversa. Non lontano dalla torre annichilita sotto il cielo, inutile ormai e un po’ sinistra, è sorto un bellissimo Auditorium circondato da una serie di edifici destinati ad attività sociali, educative, culturali. Si tratta di una iniziativa che porta il nome di Fondazione Spazio Reale, che ho citato. Con essa, ha collaborato la Rai, attraverso la Direzione Strategie Tecnologiche e con la collaborazione dei Centri di produzione di Torino e di Firenze, oltre del Centro ricerche torinese. Il film, di cui ho curato direzione artistica e regia, “Firenze Inferno Paradiso”, è della durata di 35 minuti, girato con la tecnica 3D.

La prima, che si è svolta all’Auditorium, è stata seguita da un pubblico numeroso, composto da poeti, artisti, collezionisti d’arte, intellettuali; ma soprattutto da spettatori, come dire, comuni, che “comuni” non sono proprio stati per l’attenzione che hanno dimostrato. Avevo, in precedenza, realizzato “Venezia Carnevale 3D” e Un Gigante, sempre in 3D, girato a Roma durante la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II: l’occasione per fare la storia di un papa che ha segnato a lungo la nostra storia e non solo la cronaca.

L’idea è sempre stata la stessa. Girare nei centri storici, in mezzo ai monumenti e alle statue, alla pietra che dura nei tempi; e nello stesso tempo animare la pietra con la voce e la vita di chi ha vissuto come protagonista la storia del passato e del Novecento, il secolo delle immagini e delle voci che durano più della dura pietra. La stessa idea che ha ispirato il nuovo film. Il racconto prende spunto dall’Anno della Fede, aperto da Papa Benedetto XVI ad ottobre a Roma, e a Firenze dal Cardinale Betori. Proprio a Firenze – dove la Fondazione Spazio Reale sta operando, in questo caso specifico,come ho detto, in collaborazione con la Direzione Tecnologie della Rai, è stata ambientata la storia raccontata dal filmato che si ispira proprio all’Anno della Fede, con riprese avvenute a Roma e a Firenze dove si è svolto un rito celebrato dal Card. Betori in relazione all’annuncio dell’Anno della Fede.

Il racconto passa velocemente, in modo spettacolare, e profondo, i momenti salienti della storia di Firenze dalla seconda guerra mondiale al dopoguerra, con immagini inedite o poco sconosciuti di quegli anni (Firenze semidistrutta, la Resistenza); dalla ripresa della vita e degli interessi popolari (il fiorentino Bartali contrapposto a Coppi), il famoso Eduardo Spadaro, siciliano famoso cantore di Firenze), all’Arno che straripa e fa grandi danni; e così via, in una sintesi veloce ma emotivamente coinvolgente.

Il racconto filmato ha soprattutto come punti di riferimento la città, la sua gente, e tre importanti personaggi del cattolicesimo fiorentino : il cardinale Elia Dalla Costa, il sindaco Giorgio La Pira, il parroco don Giulio Facibeni, don Lorenzo Milani. Proprio per il valore esemplare delle loro esperienze, queste storie fanno parte della vita della città, una delle città più care al mondo della fede e dell’arte, che ha ancora molto da dire non solo alla cristianità. Si tratta di grandi figure di cui è utile riproporre la memoria, specie per quanto riguarda il cardinale Dalla Costa (1872) , che fu a Firenze dal 1931 al 1961 (anno della scomparsa), e soprattutto per don Giulio Facibeni, che hanno vissuto più indietro nel tempo. Del card. Dalla Costa vengono ricordati nel filmato lo stretto rapporto con il popolo fiorentino ma anche i momenti in cui, nella seconda guerra mondiale, e prima ancora, non si fermò nemmeno davanti a Hitler, a cui rifiutò di rendere omaggio nella sua visita in Italia, chiudendo a lui e Mussolini che lo accompagnava la porta dell’arcivescovado. Dal dopoguerra in poi, il card. Dalla Casa fu vicino ai problemi degli operai, con Giorgio La Pira, sindaco della città, coinvolti con passione e ragione nel cercare soluzioni in gravi momenti sociali, in fabbriche famose come la Nuova Pignone e la Galileo; e nel proporre utili istanze rinnovatrici. Anche il ricordo di La Pira, sindaco a Firenze da 1951 a 1965, a poco a poco si è andato appannando, se non addirittura smarrito.

Grazie al filmato rivivranno i giorni in cui egli, colto, intraprendente, prese una serie di iniziative che tra mille discussioni e polemiche lo resero molto popolare. Specie per le sue prese di posizione a favore dei lavoratori di fabbriche e aziende, oltre che dei più poveri e dimenticati; ma anche per la sua attenzione alla pace, al mondo che cambiava e che era attraversato la lunghe guerre sanguinose (quella del Vietnam, ad esempio). La Pira – uno dei padri costituenti della Costituzione Repubblicana- era un uomo del dialogo non solo tra fedi e ideologie diverse, ma anche in favore di una grande apertura ai popoli più lontani; ed infatti promesse e organizzò da Palazzo Vecchio incontri internazionali che fecero epoca. Accanto a lui c’erano personalità come quella di padre Ernesto Balducci, già ricordato, il quale con padre friulano Davide Turoldo (anche lui presente a Firenze) partecipò al fervore e alle speranze del Concilio Vaticato II, indetto da Giovanni XXIII.

Anche don Giulio Facibeni (1884- 1958) non era originario di Firenze. Era di Galeata, in provincia di Forli; il card. Dalla Casa era di Villaverla, (Vicenza); La Pira veniva da Pozzallo (Ragusa). La storia di Facibeni è in solo apparenza laterale rispetto ai due personaggi appena indicati. Veniva da una povera famiglia di undici figli e fece diversi lavori per studiare, coltivando l’intenzione di fare il sacerdote. Ma, a riconsiderarlo oggi, il suo percorso risulta di notevole rilievo per la capacità di suscitare opere sociali, a Firenze, prima ancora di partecipare come cappellano alla prima guerra mondiale; e poi, dopo la guerra, dopo le rovine, dopo il conteggio del rilevante numero degli orfani dei militari, decise di fondare la “Madonnina del Grappa”, dal luogo dove aveva vissuto la esperienza di guerra. La “Madonnina del Grappa” è un’opera che ha salvato migliaia di orfani anche della seconda guerra mondiale, ma anche ebrei ricercati e rifugiati politici. Esiste e continua a servire i poveri e i bisogni, anche tra gli immigrati.

Il filmato segue diversi percorsi per narrare una vera epopea, nascosta e preziosa. Tre personaggi, tre persone venute , conviene ripeterlo, da lontano, appartenenti a Firenze, la città del Rinascimento che riconobbe ad essi una qualità spirituale e umana capace di creare nuove realtà in un’Italia che scopriva novità tra dolori e prospettive positive; la città che aspirava in nome al suo grande passato a una visione più ampia, attraverso prove concrete di mentalità e fiducia nel futuro, e nella comprensione tra i popoli. Ad esse bisogna aggiungere però la figura di monsignor Bensi che è stato maestro spirituale per tante generazioni; intorno a lui hanno ruotato le personalità del filmati. Scomparso nel 1985, monsignor Bensi è stato uno dei protagonisti della storia del cattolicesimo fiorentino lungo molti anni, dalla seconda guerra mondiale in poi. E bisogna ricordare il parroco di Barbiana, don Lorenzo Milani, autore della “Lettera ad una professoressa” e di “L’obbedienza non è una virtù”, testi che entrarono nella contestazione degli anni intorno al 1968, con messaggi potenti sul diritto dei giovani alla scuola e alla cultura.

Il titolo “Firenze Inferno Paradiso” va inteso come richiamo al poema dantesco alla Divina Commedia, e agli affreschi della basilica fiorentina. Vuole essere una prima indicazione, un modo per restituire con immediatezza i contrasti nelle varie situazioni fra il dramma a volte la tragedia e la speranza che se ne possa uscire, facendo fronte comune tra fede e azioni concrete. Firenze con le sue meraviglie artistiche consente di tenere alto il racconto, di dare alla storia e alle storie vissute dalla sua gente un respiro ampio, profondo, nel confronto fra dolore e problemi seri, preoccupanti, e i vari modi di manifestare e persino “festeggiare” la spiritualità.

Al centro del film compaiono le meraviglie artistiche e culturali, filmate nello splendore delle immagini del 3D e della HD (alta definizione). La storia e le storie sono ricostruite con riprese originali e con i documenti provenienti dalle Teche Rai a Roma, dalle Teche Rai a Firenze, sia per quanto riguarda immagini-suoni tv che sonori della radio. In “Firenze Inferno Paradiso”, dopo aver presentato la città e i suoi prestigiosi scenari in 3D HD, nel montaggio è stata inserita insieme ai suoni e rumori della città una colonna sonora classica, e da brevi inserimenti di bellissime canzoni di ieri e di oggi.

I protagonisti del filmato, immagini e parole, entrano ed escono dagli scenari acquistando validità universale, al di là dei tempi in cui vissero, autentici segni di testimonianze esemplari, attuali, sottratti a commenti superflui. Il filmato non contiene interviste realizzate oggi. L’autore ritiene, come è stato per “Un gigante”, che sia consigliabile evitare parole che rischierebbero di soffocare – invecchiandole – le storie considerate, parole lontane dalla realtà e dalla potenza delle loro esperienze, non adatte a liberare il significato schietto e forte di quanto hanno rappresentato. Vengono usate solo parole dei protagonisti. Queste sono le linee di fondo che costituiscono la trama del racconto-ponte: il ponte tra il passato, il presente e il futuro.

Voglio concludere il grande successo dell’anteprima con gli amici della Fondazione, in primo luogo con don Giovanni Momigli; con quelli della Direzione:gli ing. Luigi Rocchi, Maurizio Andolina; Bruno Buscema, Paolo Romanelli; con Mario Muratori e il montatore Davide Volpe della Rai di Torino. In attesa di altre sperimentazioni, tecniche, vere emozioni, da proporre in onda, come è già avvenuto per Venezia e Roma in 3D.

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