Cannes 2014, Incompresa, Asia Argento polemizza: "Niente sostegno dal Ministero. Verdone&compagni hanno fondi assicurati, perché?"

Polemica infinita rispetto ai fondi statali legati al mondo del cinema. Asia Argento attacca via Twitter

'Il mio film Incompresa, #Cannes2014, è stato realizzato senza il sostegno del Ministero e non è d'interesse culturale nazionale. Grazie. Niente sostegno dal ministero, nessun interesse per il cinema indipendente italiano. Verdone&compagni hanno fondi assicurati invece. Perché?'.

Parole e pensieri di Asia Argento, pronta a volare a Cannes con il suo terzo film da regista, Incompresa, nella sezione Un certain regard. Un attacco in pieno regola quello partito dalla figlia del Re dell'Horror all'italiana, che via Twitter si è scagliata non solo contro il Ministero dei beni e delle attività culturali, ma anche contro quella solita 'classe' di registi che di aiuti statali non ne avrebbero affatto bisogno eppure, ogni anno, riescono a metter mano nella ricca cassa del finanziamento pubblico. Vogliamo fare degli esempi di 'interesse culturale cinematografico'?

Sotto una buona stella di Carlo Verdone; Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi; Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese; E fuori nevica di Vincenzo Salemme; Un matrimonio da favola di Carlo Vanzina; Sapore di te di Carlo Vanzina; Ti ricordi di me di Rolando Ravello; Il Pretore di Giulio Base. Questi sono solo alcuni dei titoli italiani che negli ultimi mesi hanno ricevuto l'ambito status di film “di interesse culturale”. Una 'pecetta' tutt'altro che secondaria ed inutile, perché vede in alcuni casi lo Stato, ovvero noi italiani, finanziare con tot euro la pellicola in questione. Pellicole che il più delle volte non necessiterebbero di alcun aiuto economico, perché facciamo fatica a credere che senza i 300.000 euro presi dallo Stato il buon Carlo Verdone non sarebbe riuscito a girare la sua ultima commedia, che di euro ne ha incassati 10 milioni. Una barzelletta, visto e considerato lo sperpero di denaro targato DeLaurentiis per promuovere il film, con decine di spot che per giorni hanno inondato le tv.

'Zulu' Premiere And Closing Ceremony - The 66th Annual Cannes Film Festival

La bordata cinguettante di Asia Argento è quindi buona e giusta, anche se in parte limitata proprio dal cognome della sua protagonista. Perché il Ministero dovrebbe principalmente interessarsi a chi vorrebbe far cinema ma non ha conoscenze ne' fondi personali per riuscirci. Asia, figlia di due monumenti come Dario Argento e Daria Nicolodi, con 30 anni di cinema alle spalle e una cinquantina di film girati, non può rientrare in questa ricca categoria, che vede semplici signor nessuno annegare nell'immobilismo produttivo italiano, che tendenzialmente fugge da ciò che non è apparentemente commerciale e ridanciano. Incompresa, neanche a dirlo, ha infatti visto la luce, finanziamento pubblico o meno, che esiste e deve continuare ad esistere, come avviene in tutto il mondo. Solo in Francia, Paese che ha più o meno lo stesso numero di abitanti dell'Italia ma che ha quasi il triplo di biglietti venduti in sala, si 'finanzia' il Cinema di casa con oltre 600 milioni di euro l'anno. Numeri inimmaginabili per il Bel Paese, che concede le briciole alla Settima Arte e ad un settore con cui si mangia e che fa mangiare, checché ne dicano i Sandro Bondi di turno, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone.

Oltre alle opere prime e seconde e al cinema indipendente, che come giustamente fa notare la Argento andrebbe tutelato ed aiutato ad emergere, il Ministero potrebbe e dovrebbe indirizzare i propri limitati fondi a chi senza non potrebbe far nulla, evitando così di 'stuprare' il potere, la forza e il senso stesso di un'importante etichetta che con ostentato orgoglio, giustamente, si presenta al grido 'sono un film di interesse culturale'. Ma con tutto il rispetto per Brizzi e i Vanzina, quando una dicitura simile appare in tesa, o in coda, al cinepanettone di turno, non possono che cadere le braccia.

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