La Cina è vicina: 62a mostra del cinema di Venezia

Marco Müller anno due, definisce le linee generali della 62° mostra Internazionale d’Arte cinematografica compattando i percorsi obliqui e a rischio di sovrapposizione in tre sezioni ben definite: Concorso; Fuori Concorso e Orizzonti. Tutte le novità che avevano caratterizzato la 61ma edizione, compreso la sezione dedicata al Cinema Digitale, verranno assorbite trasversalmente ai tre tronconi

Tsui Hark spiega uso e caratteristiche delle Seven Swords
Marco Müller anno due, definisce le linee generali della 62° mostra
Internazionale d’Arte cinematografica compattando i percorsi obliqui
e a rischio di sovrapposizione in tre sezioni ben definite: Concorso; Fuori
Concorso e Orizzonti.
Tutte le novità che avevano caratterizzato la 61ma edizione, compreso
la sezione dedicata al Cinema Digitale, verranno assorbite trasversalmente
ai tre tronconi principali, garantendo, almeno sulla carta, una maggiore leggibilità.
Non mancherà il corposo corollario messo insieme dalla Settimana Della
Critica, le Giornate degli Autori e lo spazio retrospettiva dedicato alla
Storia segreta del cinema asiatico; unica certezza in un magma di
indiscrezioni che fanno capo a Screen International e alle wish-list contratte
sotto forma di virus in giro per la rete.

Non c’è bisogno di un’analisi particolarmente acuta per
scorgere in questi elenchi del desiderio, una plausibile flessione orientale
della proposta Veneziana di quest’anno.
Tsui Hark potrebbe aprire la manifestazione con il suo Seven Swords,
interpretazione filosofico colossale della tradizione Wuxia attualmente in
post-produzione, realizzato con il supporto tecnico del solito Liu-chia-Liang
e con quello sonoro del giapponese Kenji Kawaj, già compositore per
Mamoru Oshî e Nakata Hideo. Per Tsui Hark la spada è uno strumento
che rappresenta sette stati dell’essere: saggezza, coesione, sacrificio,
istinto bestiale, slancio bellico, protezione e fratellanza; niente male per
un prodotto culturale che pensa già ad una diffusione su larga scala
con strategie di marketing massiccio come l’edizione Role-playing online
del film, a cura di una software house Coreana. Niente male anche in termini
strettamente cinematografici se pensiamo che tra le indiscrezioni meno fantasiose
di una possibile composizione del menù Veneziano, figura una retrospettiva
dedicata al maestro del Wuxia contaminato King-Hu, morto nel 1997 e autore
di grandi opere come The Fate of Lee Khan; Dragon Gate Inn
e il bellissimo A Touch of Zen.
Si esce dall’opinabile e dal possibile con un annunciato Leone alla
Carriera destinato al maestro del cinema d’animazione Hayao Miyazaki,
e si rientra nel regno delle ipotesi con la possibile presenza dell’eclettico
Ang Lee questa volta in salsa Western; Zhang Yimou e il suo Riding Alone
for Thousands of Miles
che, titolo Hawksiano a parte, pare non si tratti
di un Wuxia addomesticato, ma di un viaggio straziante e intimista di un padre
giapponese con il figlio malato attraverso la cina; e ancora Chen Kaige, Zhang
Yang con Sunflower, il coreano Chan-wook con Sympathy for Lady
Vengeance
, che dovrebbe concludere la quadrilogia sulla vendetta (quadrilogia,
se si tiene conto del mediometraggio incluso in Three, Extremes);
e il tailandese Pen-ek Ratanaruang con il suo nuovo progetto apolide Invisibile
Waves
, ancora una volta insieme ad Asano Tadanobu e alla cura fotografica
di Chris Doyle.
Le passioni crudeli e di gioventù di Marco Müller, nonostante
una massiccia e salutare invasione asiatica, si sono fatte tentare dall’ultimo
film di Philippe Garrell Les amants reguiliers, dal personale biopic
di Terry Gilliam sui fratelli Grimm, dalle fantasie musicali di Romance
and Cigarettes
diretto da John Turturro e prodotto dai fedeli fratellini
Coen e dall’ultimo sforzo di James Ivory, The White Countess,
guarda caso ambientato in una Shangai 1930. Direzione della giuria sotto l’occhio
esperto del grande Dante Ferretti.