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Instructions Not Included: Recensione in Anteprima del film rivelazione negli USA

La paternità indesiderata come sfida da superare per passare allo step successivo. Dopo aver infranto il record de Il labirinto del Fauno quale film straniero che ha incassato di più negli States, Instructions Not Included arriva anche in Italia

Valentin, sciupa femmine per vocazione, è uno di quegli uomini che non tollerano legami; morto un papa se ne fa un altro. Vive ad Acapulco e di donne ne vede sfilare a bizzeffe sotto i suoi occhi, ma anche dalla porta di casa sua, da latin lover consumato qual è. Un giorno, però, avviene non dico l’imponderabile, ma l’inaspettato, almeno per lui. Un avvenente ma trasandata signorina americana bussa alla sua porta con questo splendore alto mezzo metro per qualche chilo: «ciao Valentin, sono Julie, ti ricordi? Comunque, questa e tua figlia. Avresti da prestare 10 dollari? Non ho potuto pagare il taxi perché non ho soldi con me».

Inutile descrivere in dettaglio le sequenze successive. Eugenio Derbez ha calcolato tutto al millimetro, dal primo all’ultimo istante del film. La sua è una sceneggiatura ponderata col misurino, tanto che anche ai più ostinati detrattori toccherà allargare le braccia in tal senso. Perché Instructions Not Included è il classico progetto destinato a dividere, nettamente come pochi: da un lato il pubblico, dall’altro la critica. Sapendolo, Lionsgate non ha perso tempo e l’ha portato negli USA, dove il film messicano ha fatto faville, abbattendo ogni record (film straniero distribuito negli States con più incassi e presenze di sempre, superando pure Il labirinto del Fauno, che deteneva tale primato dal 2006).

Valentin e Maggie, la figlia indesiderata, si trasferiscono a Los Angeles in cerca della madre. Senonché lì restano, sebbene della madre non vi sia traccia, perché qualora tentassero di tornare in Messico certamente verrebbero separati. Salto temporale; passano sette anni. Valentin il fifone (e scopriamo come mai nelle primissime sequenze del film) finisce col fare lo stuntman, mentre Maggie è oramai una signorina che va a scuola, vive in un appartamento che è il sogno di ogni bambino ed è felice in quel mondo ovattato ma sicuro che le ha fornito l’amorevole padre.

L’andamento è costellato di piccoli sketch comici, che fungono da traino tra un passaggio decisivo per la storia e un altro. Si potrebbe dire che Instructions Not Included è sostanzialmente un dramma rivestito da un accomodante strato di commedia, dotato addirittura di una venatura puramente comica. L’importante è mostrare come il rapporto tra padre e figlia sia oramai cementato, rodato dopo anni di convivenza, e come i due personaggi vivano tale rapporto reciproco. Derbez, che è anche l’attore protagonista, alterna momenti di tenerezza struggente ad altri in cui si diletta a fare il buffone, come quando esce dal gabinetto vestito da improbabile azteco per girare una scena. A tutto vantaggio di una sceneggiatura che, come già detto, sa bene dove vuole arrivare ma soprattutto come arrivarci.

Sono infatti essenzialmente due gli atteggiamenti per accostarsi ad un film come Instructions Not Included. Il primo tiene conto della natura a cavallo tra comico e drammatico di un’opera fortemente incentrata sui buoni sentimenti, che tratta tematiche di estrema attualità con umorismo e non di rado pure con una certa faciloneria. Nel secondo caso ci si avvicina per gradi, studiando un fenomeno che ha già generato in totale un incasso pari a poco meno di 100 milioni di dollari (siamo poco sopra i 90 al momento in cui scriviamo) a fronte di un budget di soli 5 milioni.

Funziona nella misura in cui strappa sorrisi e lacrime a distanza di pochi minuti gli uni dalle altre, puntando costantemente su questo shock emotivo dello spettatore. Che non riesce a restare indifferente neanche a provarci, a fronte di una vicenda fortemente ancorata al dramma familiare, filtrato però col disincanto a tratti fiabesco di un racconto per bambini. Nel bilanciare dunque tale propensione alla natura al tempo stesso provocatoria di questo film, Derbez si muove con una certa disinvoltura, costruendo, scena dopo scena, un edificio a suo modo solido. Pressoché “inattaccabile”.

Più sopra si è parlato di dramma familiare, e ancora prima di attualità. Non a caso, perché Instructions Not Included altro non è che un film sulla famiglia, per la famiglia, nell’accezione più contemporanea del termine. Evitando di svelare alcunché, ad un certo punto si entra nel merito delle coppie di fatto omosessuali, in un contesto in cui tale questione è già bella che risolta. Un messicano, alieno a certe dinamiche, osserva lo stato delle cose e si pone delle domande; di lì a rendersi conto che lo step successivo riguarda l’allargamento di questa nuova tipologia di famiglia il passo è breve. Ma poiché chiaramente non dell’aspetto giuridico e in fin dei conti anche sociale che interessa, è ancora una volta speculando timidamente sulle dinamiche relazionali che si cerca di cavar fuori qualcosa, qualunque cosa.

Ebbene, qui Derbez e gli altri due sceneggiatori riescono a destreggiarsi con una furbizia sospetta, approntando inizialmente una tesi, per poi smorzarla se non addirittura capovolgerla in chiusura. A cose fatte ti rendi conto che anche in questo caso, come in relazione ad altre tematiche evocate anche solo di sfuggita, Instructions Not Included se ne serve per muovere lo spettatore, senza aggiungere o togliere nulla al dibattito. Nella qual cosa non ci sarebbe alcunché di male, se non fosse che invece a più riprese il film tradisce un certo interesse a fomentare tale dibattito, facendo velatamente sue certe istanze ma senza prendersi troppo sul serio per seguirle. Anche per questo (ma non solo), chi si aspettasse dunque una sorta di sequel di Juno, vista una certa affinità di fondo a priori, si prepari a prendere una sonora cantonata.

Non aiuta a dare consistenza e fare da collante, tra l’altro, una fotografia e dei personaggi secondari posticci. L’alone patinato che contraddistingue ogni inquadratura acuisce l’atmosfera rarefatta che si avverte in più punti; dal canto loro, certi attori non protagonisti strafanno nel loro ruolo di macchiette, esasperando certe peculiarità che i rispettivi personaggi dovrebbero avere e che invece si limitano a mostrare con insistente ostentazione (notare il personaggio di Frank, il produttore per cui lavora Valentin).

Inutile negare che quanto sin qui rilevato rientri più di tante altre considerazioni nell’ambito della cosiddetta soggettività, dato che i motivi per cui alcuni ameranno o anche solo apprezzeranno questo film sono esattamente gli stessi per cui altri non riusciranno proprio a tollerarlo. Resta dunque il secondo approccio di cui sopra, che vede in Instructions Not Included un esperimento malgrado tutto interessante, specie a posteriori, alla luce di un successo oramai acquisito, tanto tra le mura domestiche quanto negli States. Ad una prima occhiata, l’opera di Derbez ci conferma che in ogni caso la struttura del mito funziona sempre (vedi la reiterata “prova del lupo”) e che perciò continua ad essere percepita come potente; dall’altro che tra una storia vera ed una semplicemente edificante gli americani continuano ad optare per la seconda, allineandosi a un trend storico.

In tal senso ci pare indicativa una delle scene finali del film (tranquilli, niente spoiler), in cui Frank prega un riluttante Valentin di dire la verità a “qualcuno” per “salvarsi” ed “avere ragione”; Valentin non desiste e fino alla fine tace su una certa cosa. E alla luce del risultato avrà avuto ragione a non raccontare le cose come stanno: Valentin ne esce moralmente e praticamente vittorioso. Dopodiché si ha quasi il via libera per tirare in meno di cinque minuti le fila del discorso, che è uno di quelli perfetti per una parabola dai meccanismi così ben oliati non meno rispetto a quanto intende essere confortante. Un toccasana per certe coscienze, verrebbe da dire.

Voto di Antonio: 5

Instructions Not Included (USA/Messico, 2013) di Eugenio Derbez. Con Eugenio Derbez, Jessica Lindsey, Loreto Peralta, Daniel Raymont, Alessandra Rosaldo, Hugo Stiglitz, Sammy Pérez, Arcelia Ramirez, Agustín Bernal, Karla Souza, Margarita Wynne, Arap Bethke, Roger Cudney, Ari Brickman e Jeannine Derbez, Jesús Ochoa. Nelle nostre sale da giovedì 26 giugno.

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