Cinema: la storia torna impetuosa per i 90 anni del Luce e qualcosa accade anche in Rai che ha compiuto i 60 anni

Evento speciale alle Giornate degli Autori con il film “9×10” a più mani dedicato ai documenti e alla loro rilettura da parte di giovani autori

A pochi giorni dalla Mostra di Venezia e delle Giornate degli Autori, risuonano nel sole di questo agosto con poco sol leone, proposte di film e interrogativi arrivano in un anno di anniversari, in cui spiccano i 90 anni del Luce e i 60 della Rai, con relative mostre di cui abbiamo dato conto. Tra quelle di Venezia, vale la pena di citare il film “9×10”, realizzato con gli splendidi documenti del Luce. Tra quelle della Rai, da segnalare l’annuncio del film “La strada dritta”, dedicato alla Autostrada del Sole, così la chiamavano, negli anni del miracolo economico italiano, costruita tra il 1956- 1964, anni Sessanta.

Lasciamo con queste notizie l’estate e ci prepariamo all’autunno. Potremo fare un bilancio di quel che arriverà: il ritorno alla storia patria, il ritorno a fatti o persone (si farà anche un film Rai sul maestro Manzi, gloria della tv degli inizi, anni 60. Nell’attesa della verifica, qualche considerazione. Tutti d’accordo, o quasi, da diversi anni a questa parte, per ciò che riguarda i programmi estivi della Rai. Un fenomeno nuovo che s’intreccia con la voglia del cinema di recuperare il pubblico nelle arene e nelle anche nel periodo delle vacanze che assomigliano sempre meno a quelle del passato. I tempi di “Domenica d’agosto” di Luciano Emmer, corsa caotica verso le spiagge degli anni 50, paiono ormai definitivamente alle spalle. Nel cinema che cambia con un’offerta maggiore attraverso una gran quantità di festival e incontri sul cinema cinema, affiora la questione dell’intrattenimento.

L’intrattenimento che, come testimoniano e lodano i critici di numerose testate- “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “Il Fatto” e altre-, sembra diventato un appannaggio pressoché totale delle le trasmissioni costruite con i documenti preziosi delle Teche. Puntualmente. Pare dunque che le lodi siano meritate e che comunque…meritino una riflessione. L’insistenza di questi elogi, espliciti come accade ormai raramente per i palinsesti delle reti e dei canali di un “servizio pubblico” alla ricerca di un nuovo destino, può voler dire, anzi lo dice in modo implicito almeno, che solo il passato rievocato o ricostruito possa fare, come dire, notizia. E bisogna prenderne atto.

Le lodi vanno a “Techetechetè”, erede di altre testate nelle medesime collocazioni serali, o a “Blob” che ha compiuto e festeggiato i vent’anni; o ad altri titoli di trasmissioni che compaiono qua e là, e che a loro volta ricordano l’uso dei documenti in molte salse, ad esempio con i protagonisti che rivedevano e commentavano in studio le loro imprese televisive. Un grande albero, dunque, dalle profonde radici che arrivano fino alla fondazione della RaiTv nel 1954. Però, questi elogi viaggiano d’estate mentre le delusioni crescenti per le tv, tutte le tv, etere o sky (un po’ meno), aumentano. Del resto, tutti sappiamo che il nuovo sul video viene spesso invocato, ma è prigioniero di un triangolo fatale tra reality, in sofferenza; talkshow, giudicati troppo verbosi, inutili e a volte sguaiati; varietà in forme diverse che fatto fatica a navigare, e si ripetono; fiction che possono avere punti in risultato di share e in qualità (anche qui però sofferenza) e che sono anch’esse una dei problemi della complessiva offerta delle televisioni, nessuna esclusa, se non con qualche eccezione che non fa primavera.

L’estate, con i successi dei documenti, solidi e sperimentati, dimostra che bisogna affrontare una questione generale: le parole pronunciate per risolverla sono tante ma le idee all’altezza sono poche. Il sistema dei media italiano pare bloccato e infatti la circolazione al suo interno è inadeguata e porta in evidenza la sofferenza ideativa e realizzativa di cui sopra. Nessuna svolta all’orizzonte. I problemi del Paese sono molti, intricati, difficili, in una morsa economica che lascia pochi spazi ad iniziative, e soprattutto a quei finanziamenti, quelle prove, quelle sperimentazioni che pure servirebbero, anzi sono urgenti e avrebbero bisogno di vivere in un’atmosfera di libera discussione, al di là del quadro confuso dello stesso sistema, fermo, rigido, ripetitivo, ovvero, ripeto, bloccato sullo status quo. Foglie morte. Attenzione, dopo l’estate, c’è il viale dell’autunno; e i tramonti li conosciamo perché li abbiamo già visti. Di estate sola non si vive, ballando ballando sotto le stalle rassicuranti di mediocri esiti di ascolto, molti gemiti, e di raccolta pubblicitaria, molti euro seminati come le briciole di Pollicino.

Con un paradosso si può anche dire,a voler pensare positivo, che l’estate può diventare una stagione vecchia che se ne sta andando e però si finalmente prepara una stagione nuova. Punto interrogativo. Mai come quest’anno stanno incrociandosi fatti interessanti. Dall’esterno della Rai e da ambienti vari, non sempre qualificati, provengono richiesta di rinnovamento, anche per suggestioni di carattere generale. Cambia un governo, come è accaduto con la nomina di Matteo Renzi a premier del Paese, ed ecco che- al solito- ricompare la Rai come problema.

La Rai “è il problema” se si considera la centralità che ancora riveste, i primati che ancora conserva, le difficoltà nel raccogliere risorse, malgrado la concorrenza più evidente (Mediaset) che ha tenuto a bada ma che l’ha condizionata da almeno vent’anni, fin troppo. “E’ il problema” perché, più che in passato, la situazione della Rai è a suo modo esemplare.

Il prossimo anno, 2015, si compiranno i 40 anni dalla riforma della Rai, 1975. Nessuno lo ha ricordato, e lo ricorda; ma è sicuramente da quell’anno da cui bisogna cominciare la vera storia della nuova Rai che si sperava nascesse per dare almeno l’impressione di essere una BBC, paragone ormai morto sulle labbra anche dei difensori del “servizio pubblico” (che manca da tempo di aggiornamento veri e non posticci, di idee e progetti all’altezza di un sistema dei media efficiente, mentre l’esistente è immobile, è paralizzante. Se quest’anno, la Rai, e non solo, ha festeggiato con una mostra e un iniziative fuori e dentro l’azienda (fino all’altro ieri la si definiva la maggior industria culturale del Paese), in convegni aperti e nelle trasmissioni in onda i 60 anni della tv Rai, forse sarebbe il caso festeggiare (?) o almeno ricordare l’anniversario dei 40 anni dalla riforma.

E’ importante, anzi è importantissimo, farlo. E’ obbligatorio farlo, con impegno, eclissando i segni di tramonto allo spiedo del temporeggiare, anticamere dell’inerzia. Senza isterie (troppe ce ne sono state e ce sono), agitazioni, passioni, compiacimenti, celebrazioni, lamenti, eccessi. Ma con misura e capacità di vedute. Cominciando da un punto preciso. La riforma del 1975 ha chiuso la fase cosiddetta della tv pedagogica che pure aveva avuto una tensione pluralista che con la riforma è poi aumentata e si è strutturata; e ha aperto la navigazione in mare aperto. Non senza fatica e non senza polemiche, non senza rancori e pesanti scontri, la Rai tentava una concorrenza interna. Primi anni di vivacità e confronti, apporti di vario tipo, sia nella ideazione e realizzazione dei programmi, sia nell’apertura ad autori e dirigenti, programmisti e tecnici. Ricordo una stagione forse confusa con molte contraddizioni ma con la prospettiva di allargare gli spazi, unendo a Rai1 e Rai2, la nuova Rai3. Più personale all’altezza, svecchiamento, più inventività, più apporti esterni.

Non ho né lo spazio, né tutti gli elementi storici più significativi in dettaglio, per un racconto definitivo. Da qui in poi, mi pare sufficiente cominciare un principio di veridiche. E’ da troppo tempo, dagli anni 80, che la Rai (“servizio pubblico”? o “albergo del libero scambio” di compromessi) rischia non solo di farsi soverchiare dalle televisioni commerciali, ma anche di essere stata pensionata con tutti gli onori mentre le stanno preparando freschissime corone di fiori. Conclusione: abbiamo bisogna di una vera riscossa del cinema d’intrattenimento, solo la concorrenza tra cinema tv può svegliare entrambi.

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