Mio Papà: due nuove clip del film di Giulio Base con Giorgio Pasotti

Mio Papà: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film di Giulio Base nei cinema italiani dal 27 novembre 2014.

Aggiornamento di Pietro Ferraro

Esce oggi nei cinema Mio papà, il nuovo film dell'attore e regista Giulio Base (Il pretore).

Base ci parla della difficoltà di crescere figli non propri, ma anche dello speciale rapporto che si instaura in quella che viene definita "famiglia allargata", legame che spesso va oltre il rapporto padre/figlio sviluppandosi in una complicità che travalica i confini di una genitorialità di stampo meramente "biologico".

Oggi vi proponiamo due nuove clip con scene tratte dal film che vede protagonista Giorgio Pasotti nei panni di Lorenzo, un uomo che instaura una relazione con una donna single (interpretata da Donatella Finocchiaro) madre di un bambino di sei anni; un rapporto che inizierà scatenando timori e remore in Lorenzo per una libertà sino a quel momento vissuta appieno ed ora a rischio, per poi inaspettatamente intraprendere un'evoluzione / maturazione emotiva che porterà Lorenzo a toccare con mano l'intensità dell'amore paterno.

Clip - Stella cadente:

Mio Papà: prima clip del film di Giulio Base con Giorgio Pasotti

Aggiornamento di Pietro Ferraro

Disponibile una prima clip di Mio Papà, il film diretto da Giulio Base e interpretato da Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro e il piccolo Niccolò Calvagna in arrivo al cinema il prossimo 27 novembre.

Il film racconta di Lorenzo, un subacqueo professionista in servizio su una piattaforma che non vuole legami ne responsabilità di alcun tipo, ma l'incontro con Claudia lo metterà di fronte ad un nuovo tipo di relazione perché la donna e madre di un bambino di sei anni, un rapporto che diventerà per Lorenzo il mezzo per intraprendere una crescita emotiva sino a quel momento mai contemplata.

Note di regia

Ricordo perfettamente la prima volta che abbiamo parlato di questo film con l'amico Giorgio Pasotti: eravamo in treno e non mi raccontava una semplice idea, mi raccontava un pezzo della sua vita. Ne sono stato rapito da subito perché era anche un pezzo della mia vita, che poi è simile a quella di moltissimi altri padri adottivi: l'esperienza di amare figli ‘non propri’.

Spesso mi ritrovo a pensare che con la mia figlia non di sangue il cimentarsi dell'affetto paterno sia ancora più forte, proprio perché non è dovuto, non è imprescindibile, non è immediatamente naturale. Ci si studia, e poi -solo poi- si sceglie di amarsi.

Potrei aggiungere qui discorsi altisonanti sul linguaggio del cinema e su ellissi e metafore di racconto...bla bla bla...ma stimo tutti voi che leggerete queste note per non sapere che sapete che un film non consta di quello.

Un film sta soprattutto in un'idea di mondo che propone e sebbene non sia certamente io il prototipo del regista ribelle, nell'idea di mondo che questo film suggerisce c'è un tipo di amore paterno che - al momento - è fuorilegge. [Giulio Base]

Mio Papà: al cinema amando i figli degli altri

Riflettendo sui diritti “sentimentali” nelle famiglie allargate e di chi ama i figli degli altri, con il “Mio papà” di Giulio Base e Giorgio Pasotti.

In un mondo che ha smarrito la tenerezza tra le crisi di identità e le battaglie per l'uguaglianza, i rapporti tra gli individui si spingono ben oltre i legami di sangue (ma forse è stato sempre così), mentre la loro tutela affettiva deve fare i conti con i limiti e le contraddizioni della famiglia allargata, protagonisti del “Mio Papà” di Giulio Base, co sceneggiato e interpretato da Giorgio Pasotti.

Un film ispirato dall'esperienza di padre adottivo del regista torinese e quella di Pasotti, compagno di Nicoletta Romanoff, già madre di due figli, colpito dalla mancanza di diritti dei cosiddetti 'patrigni'.

Mio Papa? - Giorgio Pasotti e Niccolò Calvagna

«Allora rimasi sconvolto dalla mancanza di diritti di questi patrigni. Sono figure fondamentali per i bambini, eppure non hanno tutele né giuridiche né sentimentali: uno investe tanto e impara ad amare figli non suoi. Ma in caso di separazione dalla madre naturale devono mettersi da parte»

Problematiche laceranti vissute da molti uomini (e donne) che entrano ed escono da relazioni con genitori 'single', costretti a fare i conti con i sentimenti instaurati con i loro figli, portati sul grande schermo da Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro e il piccolo Niccolò Calvagna, già interprete di diversi film del padre regista (Stefano Calvagna) sin da neonato (Il lupo, 2006), come in Indovina chi viene a Natale di Fausto Brizzi, Andiamo a quel paese di e con Ficarra e Picone o il Meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani.

Lorenzo (Giorgio Pasotti) è un uomo a cui piace la libertà, lavora come subacqueo su una piattaforma poco distante dalla costa adriatica, nella sua professione è uno dei migliori, ma non vuole nessun legame e se scende sulla terraferma è solo per divertirsi. Finché una sera incontra Claudia (Donatella Finocchiaro), bella, diversa dalle altre. Con lei è subito passione, forse amore, però Claudia non è sola: ha un figlio, Matteo (Niccolò Calvagna), sei anni.

Lorenzo da principio vede la cosa come un ostacolo, ma dopo qualche scontro nasce tra i due una sorta di complicità, affetto, un vero rapporto tra padre e figlio. Il destino porterà gli eventi verso una conclusione inaspettata.


Il film arricchito da un cameo di Ninetto Davoli (Orso), e prodotto da Movie And con Rai Cinema, il contributo economico del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per il Cinema e della Fondazione Marche Cinema Multimedia – Marche Film Commission, dopo essere stato presentato Fuori Concorso nella sezione Alice nella città dell’ultimo Festival di Roma, arriva al cinema il prossimo 27 novembre distribuito da Bea Production Company.


locandina_mio_papa

Note di Regia


Ricordo perfettamente la prima volta che abbiamo parlato di questo film con l'amico Giorgio Pasotti: eravamo in treno e non mi raccontava una semplice idea, mi raccontava un pezzo della sua vita. Ne sono stato rapito da subito perché era anche un pezzo della mia vita, che poi è simile a quella di moltissimi altri padri adottivi: l'esperienza di amare figli ‘non propri’.

Spesso mi ritrovo a pensare che con la mia figlia non di sangue il cimentarsi dell'affetto paterno sia ancora più forte, proprio perché non è dovuto, non è imprescindibile, non è immediatamente naturale. Ci si studia, e poi -solo poi- si sceglie di amarsi.

Potrei aggiungere qui discorsi altisonanti sul linguaggio del cinema e su ellissi e metafore di racconto... bla bla bla... ma stimo tutti voi che leggerete queste note per non sapere che sapete che un film non consta di quello. Un film sta soprattutto in un'idea di mondo che propone e sebbene non sia certamente io il prototipo del regista ribelle, nell'idea di mondo che questo film suggerisce c'è un tipo di amore paterno che - al momento - è fuorilegge.

Giulio Base

Mio Papa? - Giulio Base e Niccolò Calvagna

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