INLAND EMPIRE secondo Daniele

Ed ecco la recensione di Daniele sul film di David Lynch! Ebbene si! Per tutti gli appassionati, per tutti i curiosi è arrivato al cinema il tanto criticato Inland Empire di David Lynch. Il regista, ormai uomo di culto tra i cinefili, è stato premiato con il leone d’oro alla carriera, e, proprio in questa

di carla



Ed ecco la recensione di Daniele sul film di David Lynch!

Ebbene si! Per tutti gli appassionati, per tutti i curiosi è arrivato al cinema il tanto criticato Inland Empire di David Lynch. Il regista, ormai uomo di culto tra i cinefili, è stato premiato con il leone d’oro alla carriera, e, proprio in questa occasione, ha presentato il suo ultimo film.
Inland Empire è tanto contorto quanto affascinante e Mullholland Dr. in confronto è un cartoon Disney. La storia non ha trama e se questo vi può sembrare assurdo è solo perché non conoscete da vicino Lynch, ma comunque si può fare un tentativo per raccontarvela.

Una prostituta lacrimante è stata portata in una camera d’albergo e distrutta osserva quello che accade nello schermo Tv. Un’attrice ha finalmente ottenuto il ruolo in uno dei film più importanti di Hollywood, ma il suo compagno è geloso dell’affascinante e latin lover co-protagonista. Parallelamente un’altra donna in povertà cerca di riscattarsi dalla situazione sociale in cui si è ritrovata e, convinta che qualcuno stia per ucciderla, si rifugia in un night in cui incontra uno strano uomo molto interessato al suo passato. Questa è la trama che in apparenza potrebbe anche sembrare un semplice film a puntate se non fosse che i vari elementi sono intramezzati dalla piccola storia di una famiglia di uomini con la testa a forma di coniglio.

Allora cosa vuol dire l’intero film che per inciso dura quasi tre ore. Di certo è una domanda molto frequente dinnanzi ad ogni film di Lynch, ma per Inland Empire azzardo che non è poi così complicato comprendere la storia nella sua interezza. È questo infatti un racconto di una donna costretta ad affrontare i fantasmi interiori. È il viaggio nei bassifondi dell’anima. È una semplice donna che deve affrontare tutte le strade del bivio per poter capire prima quale via bisogna percorrere. Ovviamente la storia non poteva e non doveva essere presentata rispettando i canoni del cinema. Le regole sono infrante e non si può fare altro che abbandonarsi alla scomodità di una poltrona per addentrarsi nel mondo visionario e fantasioso di David Lynch. Peccato solo che il film sia uscito in sole 25 copie in tutta Italia, ma cercare il cinema più vicino per vederlo è un dovere. Un dovere nei confronti di quel cinema che perde la sua consistenza per poter diventare arte.

Daniele Catena

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