Exodus - Dei e Re: le recensioni dagli Usa e dall'Italia

Leggiamo insieme le recensioni Americane e Italiane di "Exodus - Dei e Re" di Ridley Scott

E' uscito il 15 gennaio scorso il film Exodus: Dei e Re di Ridley Scott e interpretato da Aaron Paul, Christian Bale, Sigourney Weaver, Joel Edgerton, Ben Kingsley, Indira Varma, John Turturro, Ben Mendelsohn, María Valverde, Emun Elliott, Golshifteh Farahani, Ghassan Massoud, Hiam Abbass, Dar Salim, Kevork Malikyan. Dopo le polemiche in Egitto e in Marocco, le curiosità e la nostra recensione, oggi leggiamo insieme i commenti dei critici Americani e Italiani. Su RottenTomatoes, mentre scrivo, il film ha raccolto solo il 28% di pareri positivi. Che ne pensate? A voi è piaciuto?

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Richard Roeper - Richard Roeper.com: spettacolare. Voto: 4/5

Bilge Ebiri - New York Magazine / Vulture: il film è irregolare come la carriera di Ridley Scott; a volte sembra essere un viaggio attraverso i maggiori punti di forza e di debolezza del regista.

James Berardinelli - ReelViews: La sceneggiatura (accreditato a quattro mani) è un casino, il ritmo è irregolare, la recitazione è inconsistente, e l'esperienza nel suo complesso è una delusione. Voto: 2/4

Stephen Whitty Newark Star-Ledger: Un guazzabuglio - parte melodramma mezza commesso, e parte provocazione politica. Voto: 2.5 / 4

Steven Rea - Philadelphia Inquirer: I miracoli non sono così impressionanti come quelli di una volta. Voto: 2/4

Rene Rodriguez - Miami Herald: un intrattenimento spettacolare, praticamente un giro in un parco a tema, e avrebbero potuto essere utilizzate più spiritualità e più anima. Voto: 2.5 / 4

Chris Vognar - Dallas Morning News: Ammirevolmente convincente, anche colloquiale, il film solca le sue fasi in modo efficiente, con metodo e senza molta passione. Voto: B-




Kenneth Turan - Los Angeles Times: Ridley Scott non è altro se non un maestro orchestratore di caos, e, sia intenzionalmente e non, questo film ne offre un sacco.

Mick LaSalle - San Francisco Chronicle: il film ritrova la sua falcata e si supera nell'ultima parte, quando il Dio di Abramo, scatena una serie di calamità in Egitto e sulla casa reale. Voto: 3/4


Claudia Puig - USA Today: troppo lungo e comunque da dimenticare. Voto: 2/4


Christy Lemire - RogerEbert.com: Un paralizzante spettacolo senz'anima. Voto: 1.5 / 4

Soren Anderson - Seattle Times: l'intero quadro sembra sfavillante e cavo al centro. Voto: 1.5 / 4


Joe Neumaier - New York Daily News: stupido e lento. Voto: 1/5

Stephen Farber - Hollywood Reporter: Nessun film con una tale conclusione può essere pienamente soddisfacente, e anche l'inizio vacilla. Ma la lunga sezione centrale è uno spettacolo travolgente.



Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa: I 145 milioni di dollari spesi si vedono tutti; e per la bellezza della immagini giocate su un’elegantissima gamma cromatica, l’eccellenza di scenografia e costumi, la pellicola è una festa per gli occhi. Inoltre, Christian Bale è un Mosé potente; e, a nostro avviso, è interessante la trovata di mostrare Dio nei panni di un bimbo dalla determinazione affilata come quella di una spada vendicatrice. Detto questo, il film non riesce a essere coinvolgente come lo fu Gladiator.

Fabio Ferzetti - Il Messaggero: Ci sono film irrecuperabili che verrebbe quasi voglia di difenderli. Così per esercizio dialettico e per voglia di non sparare sulla Croce rossa. Ma il masochismo critico ha i suoi limiti. E un kolossal da 140 milioni di dollari che scomoda il libro dei libri, fra l’altro in tempi non esattamente pacifici per le tre grandi religioni monoteiste, non è un bersaglio inerme. E’ un atto di arroganza, un banco di prova per il peggio della Hollywood contemporanea (…) tutto ha sempre un’aria un po’ celtica.

Maurizio Acerbi - il Giornale: Un film di un piattume biblico. (…) Le giovani generazioni usciranno, forse, soddisfatte dalla sala, non avendo in mente le immagini dell’inconfondibile I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille che stravince nel confronto. Un film religioso, ma privo di un’anima.

Roberto Nepoti - la Repubblica: Ridley Scott ha relegato la presenza del divino in secondo piano, concentrandosi sulla rivalità tra Mosé e il presunto fratello Ramses, e poi sullo svolgimento dell’Esodo. Puntando però le sue carte sul “production design”, il film dimentica di darsi un tono epico. La revisione degli eventi soprannaturali, poi, spoglia di ogni sacralità la trama biblica, trasformando il protagonista da profeta in un leader tormentato. Il che è più sconcertante delle polemiche sull’origine etnica dei personaggi, tutti caucasici (e qualcuno dovrebbe spiegarci cosa ci stanno a fare i sacrificatissimi Sigourney Weaver, John Turturro & Co.). Quanto ai due contendenti Christian Bale, Batman in versione biblica, e Joel Edgerton, faraone abbronzato pieno di eyeliner e un po’ tonto, ti fanno rimpiangere Heston e Yul Bynner nel kolossal del ’56.

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