La solita commedia – Inferno: recensione in anteprima

I complottisti a posteriori diranno che film come La solita commedia – Inferno fanno parte di una strategia mirata per riportare in auge il cinepanettone. Vero o meno, l'evoluzione de I soliti idioti della coppia Biggio/Mandelli vira più allo showreel che al cinema. Con buona pace degli youtubers

Di tanto in tanto capita di sfogliare le pagine di YouTube, oppure di sintonizzarsi su La7 e ricordarsi che la rete non è più quel fenomeno marginale che ancora poco tempo fa la televisione voleva, pro domo sua, farci credere. No no, sono anni che non è così, anche se solo da poco, e per praticità, i televisionisti ed i cinematografari si son resi conto che internet non è il fratello scemo. Allora perché non sdoganarla questa rete, passando da quel processo che non conosce le mezze misure; alla gente piace il “mordi e fuggi”? E diamoglielo, senza parsimonia!

Progetti come La solita commedia – Inferno muovono da premesse analoghe, sebbene il duo Biggio-Mandelli venga dalla TV, consacrato anche in sala dal fenomeno I soliti idioti. Per parafrasare il noto film della Coppola, verrebbe da dire, “Lost in transposition”, ricorrendo ad un inglese scorretto, italianamente maccheronico; perché a conti fatti questo è. Spiritualmente si parla di un’estensione de I soliti idioti, il quale poteva per lo meno contare su dei personaggi rodati, oltre che su una mole rilevante di numeri, mentre qui manca però in tutto e per tutto quella poliedricità che un’evoluzione di questo tipo pretende.

Sempre più il collage di sketch risulta limitante, se non addirittura furbesco, laddove con un’accozzaglia di situazioni più o meno comiche si cerca di coprire il vizio di fondo: che non si sa da dove cominciare, né tantomeno come proseguire, figurarsi come tirare le somme. Un flusso di scenette prese paro paro da luoghi che sono “altrove”, quell’altrove che il cinema fa sempre più fatica a digerire ed assimilare. La solita commedia – Inferno funziona pressoché come lo showreel di un canale YouTube, solo più lungo e con meno musica di sottofondo.

Le premesse sono quelle di catalogare i cosiddetti “nuovi peccati”, quelli insomma sorti col proliferare degli strumenti tecnologici. All’Inferno Minosse non si raccapezza più, ed allora meglio interpellare il “principale”, nella speranza di risolvere il problema. Convocato un consesso di santi, viene fuori che l’unico a poter venire a capo della questione è Dante Aligheri: rimandiamolo sulla Terra e ci penserà lui. Approvato! Facendo confusione tra irriverenza e blasfemia, ché tanto i due concetti oramai si sono sovrapposti ma il secondo arriva subito alla pancia, dio decide che si tratta di un’ottima idea, e dopo un po’ di caciara il piano può andare avanti.

Sarà ancora una volta un Virgilio, stavolta Demetrio, dipendente presso un supermercato del milanese, a fungere da guida di uno spaesato Dante. Da qui la suddivisione dei gironi, senza legge del contrappasso e cose simili: niente prodighi e lussuriosi, bensì maniaci dell’ordine e della pulizia, incapaci del wi-fi, tiratori di pacchi e via discorrendo. Cose più alla portata insomma, nelle quali ciascuno di noi, almeno una volta, è incappato. Dicevamo i gironi: c’è il supermercato, il condominio, il traffico dell’ora di punta, perciò hai voglia ad affondare nella quotidianità più sfrenata.

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Non sorprende, né tantomeno infastidisce, che in un contesto del genere la più vaga idea di cinema latiti, di conseguenza meglio sottoporvisi a mo’ di esperimento. Non facciamo nomi, ché qualcuno potrebbe fraintendere, ma quanti video di alcuni tra gli youtubers più in voga riuscireste a vedere tutti in una volta? «Beh, dipende anche da quanto sono divertenti», potrebbe essere una risposta. Giusto. Salvo non trarre piacere estremo da una comicità di questo tipo, così sgangherata, su YouTube non ci pensereste due volte prima di passare ad un canale Vevo a caso. E qui sta l’esperimento: in sala, semplicemente, non potete.

La vostra cura Ludovico a base di idiozia al posto della violenza ve la dovete sorbire tutta, fino all’ultimo; senza camicia di forza, certo... ma manca pure il collirio. Ammettiamo che alcune trovate abbiano un senso, come il dipendente da MessApp che finisce col dover sfondare il finestrino di un’auto per ricaricare lo smartphone e, letteralmente, “farsi” di social. Oppure uno dei siparietti tra i più sobri di tutti, quello in cui un coinquilino cerca di dettare all’altro la password per collegarsi al router di casa. Ok, ma a fronte di quanti passaggi sterili, buttati lì giusto per allungare il brodo poiché di qualcosa si doveva pur parlare?

Dritto dritto fino al pre-epilogo, che è una ripassata tra il serio il faceto riguardo ad un cosiddetto Ministro della Bruttezza, il quale stabilisce mode, tendenze e quant’altro. Perché, sapete com’è? Siamo circondati da un brutto sempre più incalzante, diffuso ed aggressivo, che passa dai modaioli col tic del «top» e «adoooro», veri e propri emissari della bruttezza. La chiusa più adatta ad un discorso che è espressione di questo brutto; brutto perché essenzialmente sterile, duro da relegare anche al solo grado di intrattenimento.

Verrebbe da citare proprio quel Dante che nel Canto III dell'Inferno scrisse «non ragioniam di lor, ma guarda e passa», se non fosse che si tratterebbe di un congedo inflazionato, oltre che pure un po’ snob, da un’opera che rifiuta con tutta sé stessa il mero tentativo di farsi film. Senza incolpare gli youtubers, che almeno fanno il loro lavoro ed in alcuni casi pure bene. Ma lasciate perdere pure i vari Checco Zalone e Maccio Capatonda, che con tale ambito non hanno nulla a che spartire. Se il peloso grido del «largo ai giovani» si ostinerà a risolversi in prodotti di questo tipo, cavalcando una comicità che non è certo satira ma un ben più scaltro surrogato – per lo più di facciata, incline com’è ad irretire le nuove generazioni – temo toccherà riconsiderare il cinepanettone. Piaccia o meno.

Voto di Antonio: 1

La solita commedia – Inferno (Italia, 2014) di Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli. Con Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Tea Falco, Marco Foschi, Paolo Pierobon e Gianmarco Tognazzi. Nelle nostre sale da giovedì 19 marzo.

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