Cattedrali della Cultura 3D: al cinema per un giorno con Wim Wenders

Entrando dentro le cattedrali della nostra cultura con Wim Wenders, Michael Glawogger, Michael Madsen, Robert Redford, Margreth Olin und Karim Ainouz

Negli anni '60 Berlino ha innalzato la sua 'cortina di ferro' e mattoni sugli orizzonti di Est e Ovest, mentre la vicina Potsdamer Platz assisteva al sorgere della struttura pentagonale della Filarmonica di Berlino progettata da Hans Scharoun.

Una cattedrale di musica e modernità, divenuta icona di vitalità e idealismi più resistenti del muro e le sue macerie vendute come souvenir, al punto da spingere sguardi acuti e visionari come quello di Wim Wenders a esplorarne anima e quotidiano in 3D.

Mettendo a frutto l'esperienza immersiva maturata con il tributo a Pina Bausch di Pina 3D, il regista tedesco ha ideato e prodotto (con Neue Road Movies) un viaggio “dentro” sei edifici chiave della storia umana, con la complicità di altrettanti registi, da partire da se stesso.

L'occasione per scoprire con un solo film sul grande schermo, l'afflato di modernità della Filarmonica di Berlino raccontato da Wim Wenders; l'impero silenzioso della Biblioteca Nazionale Russa mostrato da Michael Glawogger; il sistema di rieducazione del Carcere di Halden narrato da Michael Madsen; il monastero della scienza del Salk Institute californiano analizzato da Robert Redford; la simbiosi futurista del Palazzo dell’Opera di Oslo raccontata dallo sguardo di Margreth Olin; l'impero della cultura moderna del Centre Pompidou raccontato da Karim Aïnouz.

Cattedrali della Cultura 3D (Kathedralen der Kultur), già presentate a puntate su Sky Arte HD e Sky 3D che arrivano al cinema martedì 21 aprile 2015, solo per un giorno, con il documentario distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures, in collaborazione con Unipol Biografilm Collection (elenco delle sale a breve disponibile su www.nexodigital.it).

Cattedrali della Cultura 3D - poster

Cattedrali della Cultura 3D: 6 episodi


LA FILARMONICA DI BERLINO
Regia di Wim Wenders

Agli inizi degli anni Sessanta due strutture confinanti, la Filarmonica di Berlino e il Muro di Berlino, offrivano visioni del futuro contrastanti: una di inclusione e possibilità, l’altra di esclusione e paura. Mezzo secolo dopo, è la leggendaria Filarmonica di Hans Scharoun ad essere ancora in piedi. Nel cuore del centro culturale di Berlino, Potsdamer Platz, la Filarmonica rappresenta una spettacolare icona di modernità e idealismo. In La Filarmonica di Berlino di Wim Wenders, riusciamo a conoscere l’edificio attraverso gli occhi di molti dei suoi abitanti, ognuno dei quali ha una profonda connessione con lo spazio. Origliamo le prove dell’orchestra nella sala concerti centrale, dove Scharoun ha radicalmente reinventato il palco osando posizionarlo al centro dell’auditorium. Durante il film, “Jeux” di Debussy fa da perfetta colonna sonora al design ricercato della Filarmonica.


(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));

LA BIBLIOTECA NAZIONALE RUSSA
Regia di Michael Glawogger

Dalla sua inaugurazione nel 1814, la Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo, progettata da Yegor Sokolov, ha assistito a buona parte della tumultuosa storia nazionale. Le sue pareti custodiscono un regno di pensieri che risalgono ad ancora prima, teneramente conservati dal personale in larga parte femminile della biblioteca, i cui tacchi risuonano interrompendo il silenzio delle sale sempre più vuote. In La Biblioteca nazionale russa di Michael Glawogger, la biblioteca parla attraverso passi scelti della sua letteratura più alta. Al di là delle pareti della biblioteca c’è un mondo che si affida sempre più a delle cloud invisibili di dati per conservare la conoscenza e dove le biblioteche, le librerie e gli scaffali di libri stanno svanendo. La Biblioteca nazionale russa è un promemoria potente della bellezza effimera dei libri, dei loro rifugi e dei loro custodi.

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));

IL CARCERE DI HALDEN
Regia di Michael Madsen

Il carcere di Halden in Norvegia, ideata dallo studio di architetti danese EMA, è stato definito “la prigione più umana al mondo” dalla rivista Time. Dall’apertura nel 2010, l’istituto penitenziario ospita alcuni dei più pericolosi detenuti norvegesi. Ma possono le finestre senza sbarre, con vista panoramica sulla natura norvegese, aiutare davvero i criminali recidivi? Può una prigione essere veramente “umana”? Tradizionalmente le prigioni sono state progettate come luoghi punitivi: dentro la loro sfera la tolleranza della società finisce. Ma come Il carcere di Halden di Michael Madsen dimostra, questa struttura inverte questa tendenza imitando la “vita normale”. Usando riprese fluttuanti come elemento di contrasto con la cattività dei prigionieri, Madsen esplora il confine tra gli ideali umanisti di riabilitazione e la storica sete di vendetta e punizione della società.

IL SALK INSTITUTE
Regia di Robert Redford

Nel 1959, il famoso virologo Jonas Salk chiese all’architetto Louis Kahn di progettare il suo sogno di un nuovo tipo di istituto di ricerca – un luogo, come diceva, dove Picasso si sarebbe sentito a casa. Immaginava un “monastero” sulla costa californiana che permettesse agli scienziati di lavorare in sintonia con la natura senza distrazioni del mondo moderno. Fu una collaborazione unica tra due delle menti più originali del ventesimo secolo. Il Salk Institute di Robert Redford racconta l’ultimo progetto di Kahn come un capolavoro moderno, una storia d’amore di angoli. Contemplando l’edificio, il film esorta a una riflessione più ampia sulle qualità esistenziali degli spazi. Può l’anima di un edificio influenzare e ispirare coloro che ci lavorano a raggiungere grandi risultati? Accompagnato dalla musica di Moby, il film è un ritratto meditativo di un luogo monumentale e un omaggio ispiratore a due anime senza tempo che condividevano la stessa fede nel design come strumento al sevizio dei più alti ideali umani.

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));


L’OPERA HOUSE DI OSLO
Regia di Margreth Olin

Nel 2008, un nuovo elegante vicino realizzato dallo studio Snøhetta si è sistemato lungo le rive struggenti di Oslo nel centro della città. Il Teatro dell’Opera di Oslo, sede della compagnia dell’opera e del balletto norvegese, ora emerge dal fiordo, attraendo visitatori con il suo apparentemente infinito tetto di marmo e i suoi raffinati interni. Il design mozzafiato dell’edificio fa sfumare la divisione spaziale tra interno e esterno offrendo una miscela unica di relax, svago e alta cultura. L’Opera House di Oslo di Margareth Olin documenta le migliaia di piedi che ogni giorno attraversano il tetto bianco come la neve e le centinaia di professionisti al di sotto del tetto – gli artisti e il personale – che cercano di dare un senso alla vita “al di sopra”. Il design stesso dell’edificio, come rivela la Olin nel film, incarna la simbiosi tra arte e vita.


IL CENTRE POMPIDOU
Regia di Karim Aïnouz

Il Centre Pompidou, realizzato da Renzo Piano e Richard Rogers nel 1977, è sia una promessa democratica sia una giocosa utopia, che offre un’ampia scelta di cultura a una vasta gamma di visitatori. Come un aeroporto che trabocca dell’eccitazione dei viaggiatori in partenza per i loro viaggi, il Centro pulsa del fremito dei visitatori in attesa di dirigersi alle gallerie d’arte, agli archivi e le biblioteche, ai luoghi d’intrattenimento, ai cinema, al ristorante e alla piattaforma panoramica. Il Centre Pompidou di Karim Ainouz immagina un giorno della vita di questo punto di riferimento parigino, muovendosi lungo le gallerie di vetro delle sue scale mobili futuristiche, soffermandosi sugli incredibili panorami di Parigi e sulle vaste collezioni d’arte moderna, ed esplorando le sue stanze segrete. Il Pompidou è come un’enorme calamita al centro della città e il film ne cattura il fascino che esercita sui diversi visitatori: locali e stranieri, nuovi e abituali.

  • shares
  • Mail