Zodiac: la recensione

Zodiac (Zodiac, USA, 2007) di David Fincher; con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr, Anthony Edwards, Brian Cox, Chloë Sevigny, Elias Koteas.

Una ragazza guida una macchina nel cuore della notte, quando nella ridente cittadina di Vallejo tutti stanno per rientrare nelle loro villette a schiera. Si ferma davanti ad una casa e aspetta un ragazzo. Assieme si dirigono verso un parcheggio isolato: lei, Darlene Ferrin, 22 anni, lavora come cameriera ed è sposata; lui, Mike Mageau, 19 anni, è un operaio ed è il suo amante. Li spaventa una macchina che si ferma dietro la loro: pensano sia il marito di lei, ma la macchina se ne va. Pericolo scampato, almeno finchè la macchina non torna indietro, e chi la guidava scende, prende una 9mm semi-automatica e colpisce senza pietà i due amanti.

Era la notte del 4 luglio 1969, e la polizia ricevette la chiamata dell'assassino che dichiarava l'omicidio. E con la prima lettera ricevuta da autorità e stampa, con la quale il killer obbligava i giornali a pubblicare un testo cifrato con la sua identità in prima pagina, pena l'omicidio di una dozzina di persone scelte a caso, iniziava ufficialmente l'incubo, che di lì a poco avrebbe avuto anche un nome. Una terribile ossessione, un insieme di sospetti e molteplici piste che si susseguono senza sosta per più di trent'anni, conducendo alla follia e alla distruzione chi inizia a fare attivamente parte delle disperate ricerche, spesso abbandonate anche per anni. Polizia e stampa, due mondi differenti che per molto tempo seguiranno metodologie diverse per riuscire a scovare il nome dell'assassino che colpisce a caso a San Francisco, che prima o poi dovranno unirsi e mettere assieme le proprie forze: altrimenti la coscienza avrebbe sempre più pesi addosso, e la pazzia e il dolore non li farebbe dormire la notte.
David Fincher firma assolutamente il suo film più maturo, scegliendo apparentemente la via più semplice per narrare la vicenda (quella delle tappe scandite ogni volta con date e luoghi dei fatti), ma che è meno banale di quel che sembra. Zodiac è un film lunghissimo che parte dal '69 ed arriva agli anni '90, che si concentra sull'ossessione soprattutto di due protagonisti, l'ispettore David Toschi (un bravissimo Mark Ruffalo) e il vignettista Robert Graysmith (un sempre bravo Jake Gyllenhaal), che scriverà il libro sul serial killer, i due personaggi che durante tutti quegli anni non si arrenderanno mai, anche a costo di venire minacciati di morte, come accadrà al giornalista Paul Avery (Robert Downey Jr., ancora in un ruolo che gli calza a pennello come quello dell'alcolizzato cocainomane sull'orlo della pazzia), o di essere spaventati nel cuore della notte da telefonate in cui si sentono solo respiri affannati.

Zodiac è un raffinatissimo film d'autore e un poliziesco coinvolgente, l'opera che serviva a David Fincher in un momento come questo, quando ci si interrogava sulla sua identità di autore o mestierante. Zodiac è la conferma che ci si trova di fronte ad uno dei più importanti registi americani, che in questo caso fonde il genere d'altri tempi (che omaggia anche, e non certo a caso, con la citazione di Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, che tratta la stessa vicenda, ma notare anche i giochi di ombre e luce alla Hitchcock) col suo cinema (vedi la sempre grande fotografia e le luci artificiali, le riprese aeree o le inquadrature, la scelta di una colonna sonora raffinata ed azzeccata). E riesce a rendere perfettamente allo spettatore l'idea di tensione psicologica, anche di paura (notevoli tre o quattro sequenze che fanno venire la pelle d'oca, come quella nello scantinato) e di ossessione che i protagonisti hanno vissuto in prima persona. Forse perchè Zodiac è sempre stato la sua di ossessione: sin da quando era piccolo, quando andava a scuola con lo scuolabus, e vedeva i poliziotti salire a bordo, e si chiedeva il perchè...

Voto Gabriele: 9
Voto Carla: 8

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