Cine/Vision: The Driller Killer

Oggi, per Cine/Vision, Matteo di PellicolaScaduta ci manda la sua recensione (e il film) di The Driller Killer di Abel Ferrara. L’intero film in lingua originale lo potete vedere su continua… Reno Miller e’ un pittore che vive nei sobborghi di New York in compagnia di due avvenenti ragazze. Quando l’appartamento vicino al suo si

di carla,

Oggi, per Cine/Vision, Matteo di PellicolaScaduta ci manda la sua recensione (e il film) di The Driller Killer di Abel Ferrara.

L’intero film in lingua originale lo potete vedere su continua…

Reno Miller e’ un pittore che vive nei sobborghi di New York in compagnia di due avvenenti ragazze. Quando l’appartamento vicino al suo si trasforma nella sala prove del gruppo punk dei “Roosters”, il continuo e assordante rumore delle prove lo fara’ smettere di dormire. Reno si trova cosi’ in preda a crisi di schizofrenia e, con l’assenza di valvole di sfogo, decide di andare ad uccidere i barboni con un trapano. Dopo questi primi omicidi, Reno uccidera’ anche il suo mercante d’arte e l’ex marito di una delle due ragazze con cui vive.

Primo lungometraggio non pornografico di Abel Ferrara (esordi’ infatti nel 1976 con “Nove vite di una passera bagnata), “The driller killer” ha tutte le carte in regola per essere una pellicola cult. Girata con pochi soldi, piena zeppa di violenza e rimandi sessuali (nonche’ qualche scena lesbica qua e la’) ma soprattutto censurato (e mai arrivato nei cinema italiani). Gia’ con questo film, Ferrara pone le basi ad un discorso stilistico tutto suo. Un cinema rozzo, spoglio, quasi cannibale del mondo e di se’ stesso, quasi documentaristico per capacita’ di riportare sullo schermo una violenza esagerata, forse troppo amplificata ma con una valenza e una forza simbolica prepotente. Ma anche cinema delle periferie, inferno e paradiso di esclusi e di perdenti, di parabole discendenti e fallimenti sempre all’ordine del giorno.

Ho appreso con un poco di stupore come presso i piu’ importanti siti di cinema italiani, la pellicola sia considerata uno splatter movie. La definizione mi sembra molto piu’ che riduttiva. Effettivamente delle influenze splatter ci sono e sarebbe impossibile (oltre che stupido) non ammetterne l’esistenza. Influenze che partono dalla trama per finire piu’ tecnicamente nelle scene dove il trapano fa il suo sporco lavoro, scene che comunque occupano una parte minima nel film. Se infatti dobbiamo cercare delle influenze, queste si possono trovare certamente nello scorsesiano “Taxi driver” e nelle prime pellicole del regista italo-americano. Stesse le atmosfere e stessi i sentimenti che muovono i due protagonisti. Diverse le modalita’ con cui decretano la loro fine, ma questo poco importa, visto che la fine e’ uguale per entrambi.

Girato in 16 mm con un stile asciutto e carnivoro pur senza disdegnare qualche influsso psichedelico che non disturba per niente, la pellicola venne prodotta dallo stesso Ferrara grazie alla neonata Navaron Film e recitata insieme al gruppo di amici e conoscenti. Ferrara si fa notare anche come buon interprete, in quanto recita nella parte di Reno Miller, il protagonista (non fatevi ingannare dal nome Jimmy Lane che compare nei titoli di coda). La sua interpretazione e’ sopra le righe, allucinata e malata, forse ancora amatoriale ma per questo vera, e pulsante di una schizofrenia paurosamente drammatica.

Film essenziale anche se non un capolavoro. Essenziale perche’ pone le basi dello stile che rendera’ famoso Abel Ferrara, sicuramente uno dei registi piu’ interessanti degli anni ottanta. Regista che anche oggi non ha perso la sua integrita’ artistica, rimanendo ancorato al suo credo registico e tematico, restando legato alle sue origini e a quel fascino della periferia e dell’underground che mai lo abbandonera’, tutto questo nonostante i numerosi successi e premi ottenuti.

Matteo