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È arrivata mia figlia: trailer e clip in italiano del dramma brasiliano

E’ arrivata mia figlia: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sulla commedia di Anna Muylaert nei cinema italiani dal 4 giugno 2015.

di cuttv

Bim Distribuzione ha reso disponibili tre clip in italiano di E’ arrivata mia figlia!, il film drammatico in arrivo nelle sale domani 4 giugno.

Dopo aver affidato la figlia Jessica alle cure e all’educazione di alcuni parenti nel nord del Brasile, Val trova un impiego a San Paolo come governante e svolge il suo lavoro con premura e attenzione. Tredici anni dopo, Jessica si presenta in visita e affronta sua madre criticandone l’atteggiamento succube e spiazzando tutti gli inquilini della casa con il suo comportamento imprevedibile.

Il film è una produzione brasiliana diretta da Anna Muylaert al suo terzo lungometraggio per il grade schermo dopo l’esordio nel 2002 con Durval Discos, vincitore di sette premi al Festival de Gramado, tra i quali quello per il Miglior film e la sua opera seconda E’ Proibido Fumar del 2009 che ha ottenuto oltre trenta riconoscimenti in patria, tra cui il premio per il Miglior Film al Festival Internacional de Cinema de Brasilia, il ”Grande Prêmio” della Academia Brasileira de Cinema e il premio per la Migliore regia al Los Angeles Latino International Film Festival.

La trama ufficiale:

Val è una governante a tempo pieno che prende molto sul serio il suo lavoro. Indossa un’inamidata uniforme da domestica mentre serve tartine impeccabili, è al servizio dei suoi facoltosi datori di lavoro di San Paolo ogni santo giorno e accudisce amorevolmente il loro figlio adolescente fin da quando era in fasce, avendolo di fatto cresciuto lei stessa. Ogni cosa e ogni persona ha il suo posto nell’elegante abitazione, finché un bel giorno l’astuta e ambiziosa figlia di Val, Jessica, arriva dalla città natale della donna per fare i test di ammissione all’università. La presenza di Jessica, giovane risoluta e sicura di sé, spezza il tacito e tuttavia rigido equilibrio di potere della casa e Val deve decidere in chi riporre il suo senso di lealtà e che cosa è disposta a sacrificare.

Clip – Una madre indiscreta:

Clip – Una di seconda classe:

È arrivata mia figlia!: al cinema con le convenzioni sociali

È arrivata mia figlia! al cinema per scombinare regole e convenzioni della società brasiliana scritta e diretta da Anna Muylaert

Cambiare le convenzioni sociali separatiste che, fin dai tempi del colonialismo, restano alla base della cultura brasiliana e del tessuto emotivo dei brasiliani, è un lavoro arduo che Anna Muylaer ha reso protagonista del suo È arrivata mia figlia! (Que horas ela volta?).

Un film che riflette sulla consuetudine di affidare i propri figli alle cure di altri, quelli delle signore alle collaboratrici domestiche, e quelli delle collaboratrici domestiche ai parenti, attraverso la storia di Val, interpretata dalla brasiliana Regina Casé.

La storia di una governante a tempo pieno, con un’uniforme inamidata a servizio tutta la settimana nell’elegante abitazione dei facoltosi datori di lavori di San Paolo, dove ogni tutto e tutti hanno il proprio posto.

Una donna di umili origini che convive con il senso di colpa per non affidato la figlia Jessica (Camila Márdila) alle cure dei parenti, nella piccola città della provincia brasiliana lasciata per diventare l’attenta e amorevole tata di Fabinho (Michel Joelsas).

Una figlia risoluta e sicura di sé che Val rivede dopo 13 anni, quando Jessica arriva in città per preparare i test di ammissione all’università, come lo stesso Fabinho, spezzando il tacito, ma sempre rigido, equilibrio di potere che regola la casa, costringendo la madre a scegliere tra la lealtà per i datori di lavoro e l’amore per la figlia.

È arrivata mia figlia!, scritto e diretto da Anna Mulayert, prodotto da Caio Gullane, Fabiano Gullane, Debora Ivanov & Anna Muylaert per Gullane, in associazione con Africa Filmes e in Co-produzione con Globo Filmes, dopo aver vinto il Premio Speciale della Giuria al Sundance e il premio del pubblico all’ultimo Festival di Berlino, arriva nella sale italiane con Bim Distribuzione, dal 4 giugno 2015.

Intervista con Anna Muylaert

A chi è permesso entrare in soggiorno? Chi non dovrebbe mettere piede fuori dalla cucina? Chi è autorizzato ad aprire la porta del frigorifero? Chi non dovrebbe toccare il gelato? A chi non è consentito sedere a tavola a cena? Chi non può avvicinarsi alla piscina? Chi può abbracciare i bambini? Chi non deve essere chiamato mamma?

È ARRIVATA MIA FIGLIA! è un film sul sistema di regole sociali che è alla base della cultura brasiliana fin dai tempi del colonialismo e che continua tuttora a forgiare l’architettura emotiva delle persone.

Qual è stato il punto di partenza di È ARRIVATA MIA FIGLIA!?
Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura vent’anni fa quando ho avuto il mio primo figlio e mi sono resa conto di quale nobile compito sia crescere un bambino. E al tempo stesso ho anche constatato quanto proprio questo compito sia denigrato dalla cultura brasiliana. Nel mio ambiente sociale, piuttosto che accudire il proprio figlio, le donne molto spesso assumono una bambinaia a tempo pieno e demandano a lei gran parte del lavoro, considerato noioso e spossante. Ma quelle bambinaie molto spesso devono affidare i loro figli a qualcun altro per potersi occupare di quelli delle persone per cui lavorano.
Ho ragionato sul fatto che questo paradosso sociale è uno dei più significativi in Brasile, dal momento che sono sempre i bambini a soffrirne, sia quelli dei datori di lavoro sia quelli delle bambinaie. C’è un problema cruciale nel fondamento della nostra società: l’educazione. È davvero possibile allevare un figlio senza affetto? L’affetto può essere comprato? E, se sì, a quale prezzo?

Quali sono le caratteristiche principali del film?
È ARRIVATA MIA FIGLIA! può essere considerato un film sociale, ma non solo. Il suo approccio diretto non intende né giudicare né esaltare i personaggi, vuole semplicemente mostrare la nuda verità.
La sua struttura drammatica è asciutta, quasi algebrica. Inizia con la descrizione delle consuetudini e delle regole che governano i rapporti affettivi e sociali in una famiglia di ceto superiore a San Paolo.
Poi l’attenzione si sposta su Jessica, la figlia della governante, che irrompe nel contesto domestico del tutto inconsapevole delle regole della casa e di conseguenza finisce con il valicare alcune linee di demarcazione e con l’occupare degli spazi che non le spetterebbero.
Ovviamente, viene espulsa da quegli spazi che per tradizione le sono vietati. Viene “rimessa al suo posto”, solo che quel “posto” non esiste più.

Come si è articolato il processo creativo?
Il film si è sviluppato nell’arco di vent’anni. Alla base c’era una sceneggiatura intitolata “La porta della cucina” e la trama verteva prevalentemente sul rapporto datore di lavoro-governante. Lo stile sfiorava il realismo magico, ma cinque anni dopo ho deciso di optare per una narrazione più realistica.
Ho fatto approdare la figlia della bambinaia a San Paolo affinché condividesse il destino di sua madre: lasciarsi alle spalle il proprio mondo per andare a fare un lavoro mal pagato. Tuttavia, ho sentito l’esigenza di iniettare un po’ di speranza nel personaggio. Mentre studiavo come farlo evitando che il film scivolasse verso un falso happy end, il popolo brasiliano ha eletto un presidente del Brasile del Partito dei Lavoratori e le cose sono iniziate a cambiare. Sono stati introdotti degli emendamenti alla legge sul lavoro che hanno praticamente debellato la manodopera domestica convivente.
Nel 2013, poco prima dell’inizio delle riprese del film, mi sono finalmente messa a riscrivere la sceneggiatura in modo che riflettesse i recenti cambiamenti e dibattiti. Invece di ritrarre la figlia della bambinaia con il cliché della ragazza sventurata e mansueta l’ho dotata di una personalità energica e le ho dato la nobiltà e la forza per opporsi alle convenzioni sociali separatiste, che sono un ritorno al passato coloniale.

Come si relaziona il film con il Brasile del passato e con il Brasile del presente?
Il film tratta di due generazioni di donne di umili origini, entrambe nate nel nordest del paese. Il personaggio principale, Val, è una collaboratrice domestica che rispetta le vecchie norme e le consuetudini separatiste e accetta di essere trattata “come una cittadina di seconda classe”, come dice sua figlia. Agli antipodi c’è Jessica, la figlia, che malgrado le sue umili origini, è piena di curiosità e di forza di volontà e pretende quello che le spetta, i suoi diritti civili. Come dice lei stessa: “Non mi considero né migliore né peggiore di chiunque altro”.

Via | Bim Distribuzione