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Stasera in tv su Rai 3: “Quando c’era Berlinguer” di Walter Veltroni

Rai 3 stasera propone “Quando c’era Berlinguer” un documentario di Walter Veltroni del 2014 dedicato alla figura di Enrico Berlinguer.

Interventi e testimonianze

Giorgio Napolitano
Bianca Berlinguer
Mons. Bettazzi
Lorenzo Cherubini
Silvio Finesso (Operaio Galileo Padova)
Arnaldo Forlani
Alberto Franceschini
Richard Gardner
Michael Gorbaciov
Pietro Ingrao
Emanuele Macaluso
Alberto Menichelli (capo scorta)
Eugenio Scalfari
Sergio Segre
Claudio Signorile
Aldo Tortorella

 

La trama

Chi era Enrico Berlinguer? Che traccia ha lasciato nella memoria collettiva a trent’anni dalla sua scomparsa, l’11 giugno del 1984, dopo il malore che lo aveva colpito durante l’ultimo, appassionato comizio? Chi era quell’uomo, salutato a Piazza San Giovanni da oltre un milione di persone?

Quando c’era Berlinguer non è una biografia completa, non è questo il compito di un film. È il racconto del modo in cui l’opera di Berlinguer è stata vissuta da un ragazzo di allora, che non veniva da una famiglia comunista, ma che guardava con grande interesse e suggestione al lavoro coraggioso di un uomo che guidava un Partito Comunista verso approdi inimmaginabili in termini di novità politiche e culturali e di consenso popolare.

È il racconto della solitudine di Berlinguer e dei suoi successi, in una chiave narrativa che ha cercato di saldare i ricordi personali dell’autore con i ricordi dei protagonisti del tempo. I grandi testimoni, come il Presidente della Repubblica, e chi gli è stato semplicemente vicino, come la sua famiglia e gli uomini della sua scorta.

Walter Veltroni ha ritrovato i luoghi della formazione di Berlinguer, le sue letture giovanili, le sue passioni. A cominciare dal mare della Sardegna, sua oasi di serenità. Ha usato il repertorio cercando le immagini meno conosciute e attingendo a quanto è stato prodotto, nell’immaginario, dalla sua figura, per costruire un racconto corretto storicamente, ma giocato sul filo lieve e persino dolce della memoria di quel tempo. Non solo del suo lavoro, ma dei passaggi storici che hanno accompagnato la sua politica.

Raccontare una delle figure politiche italiane più amate, l’unico leader comunista dell’Occidente che riuscì a far votare il suo partito da un cittadino su tre, è raccontare un decennio di storia italiana. E le mutazioni radicali che hanno accompagnato un tempo che si apre con la vittoria al referendum sul divorzio e si chiude, passando per la morte di Moro, con il comizio di Padova e con i funerali di San Giovanni, spartiacque di un’epoca.

È un modo per riannodare i fili della memoria, con la nostalgia di una politica fatta di passione sincera e di partecipazione popolare, per riflettere sull’eredità dell’esperienza di Berlinguer e su quegli anni cruciali di storia italiana.

 

 

Note di Walter Veltroni

Stasera in tv su Rai 3 Quando c'era Berlinguer di Walter Veltroni (2)

Il giorno dei funerali di Enrico Berlinguer finisce una fase della storia italiana. Muore il Pci, che sarà chiamato di lì a poco a fare i conti con il crollo di quei regimi autoritari che proprio Berlinguer aveva messo a distanza dalla vicenda dei comunisti italiani. Muore ma non nel modo inglorioso in cui sono finiti tutti i partiti comunisti occidentali. Muore cercando di far nascere altro, cercando di costruire una sinistra riformista e di governo. Se ha potuto farlo, se non si è dissolto, è perché c’è stato Berlinguer.

Era un uomo timido, riservato, competente, onesto, coraggioso. Divenne segretario di un Partito, pur glorioso, che non aveva mai superato il 25% e lo portò, in quattro anni, ad essere votato da un italiano su tre. Impresse accelerazioni vertiginose alla sua comunità, fino a immaginare una collaborazione di governo con l’avversario di sempre: la Dc. Mutò radicalmente la posizione del Pci nei confronti dell’Urss, dei blocchi militari, dell’Europa.

Era convinto che, in quel tempo aspro di guerra fredda, un partito che si chiamava comunista avrebbe potuto diventare forza di governo solo attraverso un passaggio di legittimazione che presupponeva un accordo con la Dc. Un ponte verso una democrazia dell’alternanza.

Erano gli anni del terrorismo e delle stragi , per chi avesse nostalgia di quel tempo. Berlinguer sapeva che né i sovietici né gli americani vedevano di buon occhio la forza crescente del suo partito e aveva coscienza di quello che era accaduto in Cile quando un governo di sinistra era stato schiacciato da un sanguinoso golpe militare.

Ho raccontato questi anni, nel film. Anni che ho vissuto. Ho cercato di descrivere la sensazione di entusiasmo e di forza che avvertimmo in quei quattro anni , fino alle elezioni politiche in cui il Pci ottenne il 34%. Tutto sembrava possibile, vincere un referendum contro la Dc e la Chiesa , governare tante regioni e città, avvertire che tanti italiani non comunisti davano fiducia a quel partito per l’onestà e la competenza che Berlinguer comunicava. Ma in quelle votazioni la Dc non perse e il paese si trovò in una condizione di paralisi. Berlinguer si fece carico, per senso di responsabilità, di evitare nuove, drammatiche elezioni, accettando di far nascere governi tutti democristiani, in perfetta continuità con il passato.

E così la carica di energia di cambiamento, l’attesa di una svolta si arenarono sulla spiaggia dove la balena bianca era da anni, in debito di ossigeno ma eterna.

E venne un terribile inverno, fatto di disperazione sociale e violenza politica. Un tempo di sangue e di odio. Che culminò con il rapimento di Aldo Moro.

Ciò che accadde in quel giorno , lo stesso in cui si varava il primo governo con il Pci nella maggioranza, forse fu la dimostrazione che Berlinguer aveva ragione a temere che la reazione a quella prospettiva sarebbe stata la più violenta e imprevedibile.

Ho voluto raccontare soprattutto i dieci anni che separano la magica notte del Maggio 74 in cui prevalsero i No nel referendum sul divorzio e quella sera in cui Berlinguer combatté con la morte sul palco del suo ultimo comizio. Due Italie diverse, separate dal rapimento e dalla uccisione di Moro.

A Piazza San Giovanni, in quel Giugno del 1984, milioni di persone, mentre piangono per la morte di un uomo che amavano, sanno che qualcosa sta finendo per sempre. “Probabilmente finisce quel Partito Comunista, finisce la parola “comunista”, perché in Italia la parola “comunista” è Berlinguer. È una parola che non mi ha mai fatto paura, la parola “comunista” a me in Italia, perché la associo con quella correttezza, la associo con quella faccia, con quelle parole, con quella onestà e quindi continua ad essere nei miei ricordi una parola bella che muore con chi in qualche modo l’ha inventata”. Sono le parole di Lorenzo Cherubini, che aveva diciotto anni in quei giorni.

Ai diciottenni di oggi, alla loro difficoltà di legare i fili della memoria e alla loro energia e voglia di sognare e cambiare, è dedicato questo film.

 

 

Cronologia della vita di Enrico Berlinguer

Stasera in tv su Rai 3 Quando c'era Berlinguer di Walter Veltroni (3)

1922 – Nasce a Sassari il 25 maggio, primo di due fratelli (Giovanni, il secondogenito, è del 1924), da Mario Berlinguer, avvocato, e Maria Loriga.

1937 / 1943 – Frequenta il liceo Azuni di Sassari, conseguendo la maturità classica nel 1940. Entra in contatto con altri giovani antifascisti, studenti e lavoratori di Sassari. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Sassari, sostenendo tutti gli esami e progettando di laurearsi con una tesi su Filosofia e filosofia del diritto da Hegel a Croce e Gentile. Nell’ottobre del 1943 si iscrive al Partito comunista italiano. Entra nella Segreteria della sezione giovanile di Sassari e ne diviene Segretario.

1944 – II 7 gennaio viene arrestato perché ritenuto uno dei responsabili dei “moti per il pane” verificatisi in quei giorni a Sassari. II 25 aprile viene prosciolto in istruttoria e scarcerato.

1948 – Al VI Congresso del Pci (Milano, 5-10 gennaio) viene eletto membro effettivo del Comitato centrale e membro candidato della Direzione del partito.

1949 / 1950 – Il Comitato centrale del Pci, nel mese di marzo, decide di dare vita alla Federazione giovanile comunista italiana. Enrico Berlinguer è nominato responsabile del Comitato costitutivo della Fgci, al cui Congresso nazionale (Livorno, 29 marzo – 2 aprile 1950) viene eletto Segretario generale, carica che ricopre fino al 1956.

1950 – Assume la presidenza della Federazione mondiale della gioventù democratica, organismo che raggruppa i movimenti giovanili di vari paesi. Nel 1951, durante la sua presidenza, organizza il Festival mondiale della gioventù a Berlino Est. Mantiene l’incarico fino al 1952.

1957 – Il 26 settembre sposa Letizia Laurenti. Dal matrimonio nasceranno quattro figli: Bianca, Marco, Maria e Laura.

1958 – Entra a far parte della Segreteria nazionale del Pci e dell’Ufficio di segreteria.

1964 – È membro della delegazione che partecipa al Congresso del Partito comunista francese, esprimendo il rifiuto del Pci di condannare la politica del Partito comunista cinese.

1965 – È membro della delegazione del Pci che incontra a Mosca i dirigenti del Pcus.

1966 – È membro della delegazione del Pci che, alla fine dell’anno, visita il Vietnam del Nord.

1969 – Al XII Congresso (Bologna, 8 – 12 febbraio) viene eletto Vicesegretario del Pci. Il 14 giugno, intervenendo alla Conferenza mondiale dei 75 partiti comunisti a Mosca, illustra la posizione del Pci che non vota il documento conclusivo.

1970 – Nei mesi di maggio e di luglio guida le delegazioni del Pci che incontrano Tito a Belgrado e Ceausescu a Bucarest.

1972 – Con il XIII Congresso del Pci (Milano, 12-17 marzo) diventa Segretario generale del partito. Il 22 luglio è a Parigi con la delegazione del Pci alla conferenza dei partiti comunisti europei per il Vietnam.

1973 – Il 10 settembre il golpe fascista in Cile pone fine all’esperienza del governo di Unidad popular: il 28 settembre, il 5 e il 12 ottobre Berlinguer pubblica su Rinascita tre articoli di «riflessione sui fatti del Cile» nei quali viene formulata la proposta del compromesso storico.

1975 – Nelle elezioni amministrative del 15 giugno il Pci conquista la maggioranza relativa in numerose grandi città, avviando l’esperienza delle giunte di sinistra.

1976 – Il 3 febbraio, in una intervista a cura di Carlo Casalegno per alcuni importanti quotidiani europei (La Stampa, Die Welt, Le Monde, Times), ribadisce la scelta democratica e la autonomia della politica del Pci. In una intervista a cura di Gianpaolo Pansa sul Corriere della Sera (15 giugno) precisa il rapporto tra l’Italia e la Nato e l’atteggiamento dei comunisti verso l’Alleanza Atlantica. Nel mese di luglio si ripetono gli incontri con Andreotti per la formazione del governo: con l’astensione del Pci viene avviata la politica di solidarietà nazionale.

1977 – Il 14 luglio interviene alla Camera nel dibattito sul governo Andreotti. Nel discorso conclusivo al Festival nazionale dell’Unità (Modena, 18 settembre) e in una lettera del 22 settembre alla Stampa in risposta ad un articolo di Bobbio, riferendosi al ruolo e agli atteggiamenti che Autonomia operaia organizzata tenta di imporre nel «movimento del 1977» parla di «diciannovismo» e di «nuovo fascismo». Il 13 ottobre l’Unità e Rinascita pubblicano lo scambio di lettere tra Berlinguer e monsignor Bettazzi sul rapporto tra comunisti e cattolici.

1978 – Il Comitato centrale del 26 gennaio sottolinea l’esigenza di una partecipazione diretta del Pci al governo del paese, posizione ribadita da Berlinguer nei successivi incontri per la formazione del governo. Il 16 marzo a Roma le Brigate rosse rapiscono Aldo Moro, uccidendo i 5 uomini della scorta. Il 9 maggio viene ucciso l’onorevole Moro. Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Giovanni Leone è costretto a dimettersi perché coinvolto nello scandalo Lockheed. L’8 luglio viene eletto Sandro Pertini.

1979 – Il 24 gennaio a Genova le Brigate rosse uccidono Guido Rossa, sindacalista della Flm e militante del Pci. Il 26 gennaio, alla riunione dei leader dei partiti che appoggiano il governo, Berlinguer dichiara che il Pci vuole uscire dalla maggioranza. Le elezioni politiche del 3-4 giugno segnano un calo per il Pci, che si attesta poco al di sopra del 30%. Nelle elezioni europee del 10 giugno un leggero calo ulteriore porta il Pci a poco oltre il 29%. Il 16 agosto rilascia un’intervista al giornale tedesco Stern nella quale viene confermata la validità della linea del compromesso storico portata avanti dal Pci. Il 22 agosto in una intervista a Rinascita per l’anniversario della morte di Togliatti analizza le proposte del compromesso storico e dell’austerità.

1980 – Il 3 gennaio, intervista al Tg3 sull’intervento sovietico in Afghanistan. Il 6 gennaio la Direzione del Pci condanna l’iniziativa dell’Urss. Il 16 gennaio, intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, illustra le posizioni del Pci sulla necessità di una iniziativa autonoma dell’Europa per la pace e la distensione. Incontra Willy Brandt. Il 26 settembre a Torino, davanti ai cancelli della Fiat, Berlinguer conferma l’appoggio del Pci alla lotta degli operai contro i licenziamenti e la cassa integrazione. Il 19 novembre, intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, illustra le tesi del Pci per nuove iniziative per l’Europa. Dopo il terremoto in Irpinia, Berlinguer a Salerno espone la nuova proposta politica comunista dell’alternativa democratica.

1981 – Le cinque proposte abrogative dei referendum del 15 maggio vengono tutte respinte dal voto popolare; decisivo è il contributo del Pci per sconfiggere la richiesta del Movimento della vita di abrogare la legge sull’aborto. Il 27 luglio rilascia una intervista a Repubblica sulla degenerazione del sistema politico italiano. Nella conferenza stampa televisiva del 15 dicembre riconferma la condanna del Pci per i fatti di Polonia, considerando «esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre».

1983 – Nel XVI Congresso del Pci (Milano, 2-6 marzo) viene rieletto Segretario generale del partito. Il 10 marzo, commemorando Pio La Torre a Palermo, illustra le proposte del Pci per evitare l’installazione dei missili Cruise. Le elezioni politiche del 26-27 giugno mostrano il calo della Dc e la tenuta del Pci; Berlinguer viene rieletto per la quarta volta a Roma.

1984 – Il governo Craxi emana il decreto sulla scala mobile: il Pci annuncia una netta opposizione. Il 7 giugno a Padova, durante un comizio per le elezioni europee, viene colto da ictus cerebrale. Muore l’11 giugno.