Da Anna Magnani al cinema ritrovato a Bologna, e non solo

Sono contento del grande successo del cinema ritrovato, in Piazza Maggiore a Bologna, il risultato di un lungo lavoro anche di libri pubblicati.

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Forse è arrivato il momento di una convergenza promettente. Utile anche per conquistare o riconquistare il pubblico disorientato dal cinema com’è, e tradito dalle televisioni che impongono con facilità in onda prodotti di un cinema a loro somiglianza. Passi per i telefilm o i movie per le tv realizzati dalla migliore tv americana (“House of cards” con il grande Kevin Spacey); ma non possono passare le ovvie fiction italiana, e non, che sono una brutta caricature del cinema, anzi, un insulto al cinema.

La convergenza di cui parlo è quella tra il miglior cinema, d’autore e non d’autore, che circola ancora oggi nei festival piccoli o grandi e insegue (a volte malamente)e il cinema d’autore che è stato il vanto del cinema tout court (dal muto a Hollywood, a Cinecittà più di ieri che di oggi). Il grande cinema d’autore proposto come valore assoluto, nello spettacolo ad esempio a Piazza Maggiore, a Bologna, accolto da un pubblico fedele e appassionato. Finale grande con Stanley Kubrich con “2001- Odissea nello spazio”.


Questa convergenza poteva essere prevista. L’ho sperimentata quando ho cominciato a riproporre le storie magnifiche del cinema mondiale, il cinema della terra di tutti, il cinema spettacolo che resiste. Non torno troppo indietro nel tempo. Non serve. Sono appena usciti due libri che ho dedicato a “Greta Garbo star per sempre” e a “Anna Magnani un urlo senza fine”, entrambi pubblicati dalla Lindau. E sono felice dell’accoglienza che trovano. E’ un’accoglienza che si deve in gran parte all’attesa del pubblico, quello giovane, che è stato martoriato nelle scuole di cinema e all’università con ondate critiche e impostazioni dottrinali, semiologiche e non. Ovvero, il cinema senza gusto, steso sui tavoli della morgue, vivisezionato in un sadico e inutile ricerca di una scientificità senza risultati.

Greta e Anna, dobbiamo convincerci, sono avanguardie e non pezzi del passato o del trapassato. La loro qualità, il loro valore sta nella presenza in narrazioni orchestrate da grandi sceneggiatori e registi, inventori di “corpi” che danno sapore alle storie, e soprattutto trovano la strada per colpire la sensibilità delle ampie platee di Piazza Maggiore, a Bologna, negli eventi del Cinema Ritrovato.

Greta e Anna sono parti di storia e non solo di storie. Esse raccontano il Novecento e ci inseguono con interpretazioni in cui scopriamo tante cose che ci interessano e ci riguardano, poiché interessano e riguardano le nostre arruffate vite in un’epoca dispersiva, confusa, trascinata dalle tecniche che fatichiamo a padroneggiare, molto spesso. Ecco perché Greta e Anna, tanto cinema, come il loro, trascina al fascino del cinema; il fascino, lo specifico vincente del cinema che vive, for ever, toujour, sempre.

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