Un'arena colma di gente in cerca di classici

Non ero mai andato all’Arena di piazza Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, e avevo fatto male

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In un luogo abitato dal ministero dei beni culturali, ambito di una delle tante proprietà delle autorità ecclesiastiche romane, si sta svolgendo da alcuni anni un rito speciale: proiezioni di buoni film in nome del valore e dalla curiosità che possono suscitare, ancora oggi.

Le arene sono un appuntamento estivo che dura da sempre. Ho un ricordo da bambino che non dimenticherò mai. Quello di una arena nella periferia di Bologna, città dove ho vissuto nella età degli studi e dei giochi. Era un'arena posta all'interno di un istituto per non vedenti. Ci si andava perché in quel luogo proiettavano buoni film e perché era un incrocio di appuntamenti con le ragazze. Era uno spettacolo. I ciechi si affacciavano alle finestre. Non vedevano ma ascoltavano attentamente i sonori e le musiche del film, e applaudivano quando le scene e le battute piacevano a loro che potevano persino ignorare i titoli con i nomi degli attori e dei registi.

E’ una situazione che non posso dimenticare e l’ho citata quando l’altra sera sono andato ad una serata dedicata a due film di Paolo Virzì, “La bella vita” e “Ferie d’agosto”, anni Novanta. Presentavo la proiezione con l’amico organizzatore Graziano Marraffa, e quel ricordo mi è sembrato adatto per affermare che il cinema è sempre stato per tutti, proprio per tutti, la splendida macchina della fascinazione, a cui tutti, dico tutti, non potevano sottrarsi. Vedenti o ciechi. Era il pubblico, tutto il pubblico, non solo “lo spettatore”, ma era e spero che possa tornare ad esserlo il “protagonista” del cinema come lo è stato da sempre. Ad esempio, il grande cinema italiano non è mai stato “solo” un cinema d’autore ma era anche per Rossellini, Visconti, Fellini, Germi e altri, tutti, un cinema che aspirava a sedurre “tutti”, senza distinzione di sesso, età, handicap, lingua, sensibilità.

Il cinema italiano è stato grande, come lo è stato il cinema di Hollywood o di Londra, Parigi, Bombay, quando sapeva cogliere e plasmare proposte aderenti alle aspettative del pubblico, anzi anticipandole e portarle a livelli di racconto capaci di piacere e di centrare il bersaglio nascosto, ovvero diventare indispensabile, creare le premesse per un rapporto duraturo, tenace, resistente. Il pubblico dell’Arena in Santa Croce in Gerusalemme ha molto applaudito e mi ha reso felice. Il pubblico si è dimenticato di ciò che è stato e può essere ancora. Guai a lasciare il cinema ai padroni dei supermercati dei film, ai produttori affaristi, ai registi che li seguono da servi o da asserviti. L’Arena sta presentando film classici (i soliti noti: Fellini, eccetera) ma la classicità non la decretano solo le giurie dei festival o di quelle immaginarie dei giornalisti o dei critici ma la decretano e la stabiliscono quei film che colpiscono la fantasia e meritano la memoria del pubblico.

Insomma, una serata all’Arena, può essere utile. Per capire che i prodotti findus (congelati dai critici stolti) sono velenosi e non portano da nessuna parte, se non dal rigattiere.

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