Matteo Garrone: mi sono concesso una esperienza di produttore…

Ero seduto accanto al regista di “Gomorra” e “Il racconto dei racconti” ed ho imparato qualcosa

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Ero seduto accanto a Matteo Garrone nella giornata conclusiva al Futura Film Festival di Civitanova Alta Marche. Parlavamo di lui e del suo ultimo film “Il racconto dei racconti”. Matteo è un giovane uomo timido, pronto a centellinare le cose da dire anche se di cose da dire, appunto, ne ha diverse.

Abbiamo parlato degli inizi della carriera, del fatto che avesse lasciato da parte la possibilità di diventare un campione di tennis e di avesse tardi recuperato i suoi studi e la passione artistica.

Tardi, per modo di dire, in quanto il risveglio al cinema è capitato quando aveva i primi vent’anni nel ricordo degli studi artistici compiuti, e di prime esperienze come operatore alla cinepresa.

Naturalmente abbiamo parlato del film “Il racconto dei racconti”, tratto da Giovambattista Basile, che ha partecipato al Festival di Cannes con i lavori di Nanni Moretti e Paolo Sorrentino, senza raccogliere un premio o menzione. A prova, secondo me, che non sempre l’unione fa la forza, anzi può accadere il contrario: con malizia, anzi, si potrebbe dire che les amis francaises avevano deciso di invitare “i tre” per dimostrare che il troppo stroppia, e infatti le scelte sono andate ad altre parti, anche sciovinisticamente parlando, con attenzione alle opere di casa.

La cosa che mi ha colpito di Matteo è la sua serenità e la sua determinazione senza enfasi, enfasi che è tipica del nostro cinema, con vecchi e nuovi tromboni.

Matteo ha raccontato in modo piano e convincente la produzione e la realizzazione del film. Ha detto che il film, sul piano degli incassi, non ha dato la soddisfazione che lui si aspettava insieme agli altri che hanno contribuito al film con molta fiducia.

Però l’esperienza gli è stata utile. Voleva fare un film diverso, non il visionario riuscito realismo di “L’imbalsamatore”, “Gomorra”, “Reality”, ma desiderava tornare ai racconti di uno scrittore napoletano, ricco di fantasia, Basile, per provare a suggerire l’idea che il nostro cinema avrebbe altri filoni, altre storie, altre prove per uscire dalla sterilità in cui si trova.

Ecco una svolta. Pochi registi, o addirittura nessuno, oggi evitano di cercare aiuti nello stato o nelle istituzioni pubbliche- con in mano il cappello del finto produttore di turno che non mette mai o quasi mai al personale portafoglio- per tentare in prima persona rischi, come del resto hanno fatto fior di produttori, quando il nostro cinema era grande.
Quella di Matteo, è una svolta proposta con garbo, sussurrata, ma molto importante I registi e tutto il cinema ci ragionino su, ne va del loro futuro, della loro libertà.

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