La mostra di Venezia è cominciata ma è già finita: assegnato il Leone D'Oro

L’anteprima della Mostra, come un gran finale, grazie a Orson Welles e ai suoi magici film

Un inizio azzeccato. In una serata felpata e nello stesso tempo entusiasmante. Il pubblico del cinema, solo in parte quello che sarà da oggi giorno per giorno fino al 12 settembre alla Mostra, professionale e abitudinario, ha goduto in senso letterale appunto il cinema, donna e uomo immensi nel gran corpo di Orson Welles.

Cosa è accaduto? Semplice, una serata laica, religiosa per il piacere dell’occhio e della testa. Tutta un’altra cosa da quello che capita spesso sugli schermi contemporanei, dove l’occhio ha o può avere il suo piacere ma la testa non viene stimolata, come il cuore e i sensi completi. Un breve concerto con le musiche, molto belle, di Lavagnino scritte e ricomposte (la colonna sonora era come smarrita), che fanno parte del “Mercante di Venezia” (1969). Poi la proiezione del film che è strano, bello, doloroso: il dramma di Shakespeare e di Schylock (il protagonista) come incanto e severità della Laguna di pietra, dedicato all'eterno chiodo del razzismo che mette in croce ebrei e non ebrei, tutti i diversi che vivono e galleggiano nelle acque alte del globo. Breve film danneggiato dalla incuria dei finanziatori e annessi, e comunque una tavolozza suggestiva, che non si dimentica. Maschere nere e bianche, suggestioni di morte in gondola.

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Subito dopo, “Otello” (1952), un secondo film martoriato che è un monumento accorato e solenne al cinema. Un ripasso artistico e storico. Inquadrature incisive e visionarie. Immagini in bianco e nero che sono il distillato dei maghi del muto (in testa Eijsenstein) e di tutto il cinema fino al colore, il colore che cambia il cinema e lo tortura con effetti al pomodoro e giallo canarino, da foto per cartolina. Sviluppo del dramma scespiriano che scorre veloce e intenso. Senza montaggio delirante, come accade nei peggiori film di oggi. Calma solenne che è il passo dell’uomo nelle campagne e nelle montagne della vita. Il filo della gelosia che esplode nei complotti, nelle tresche, nella tragica debolezza e insicurezza di un soldato, anzi di un condottiero, il grande Otello, azzannato da Jago, l’infedele. Lo spettacolo dell’amore negato e assassinato in nome di uno sguardo balordo del grande povero Otello, che non sa vivere, sa da dare la morte ai nemici e la dà a Desdemona che la guarda adorante fino all’ultimo, uccisa più dalla sorpresa di Otello, il vero traditore dell’amore, che dalla stretta micidiale delle mani che l’hanno accarezzata e del sesso che l’ha penetrata.

Avevo visto e rivisto questo film per inserire alcune scene nel racconto dedicato a Orson Welles “Stelle in fiamme- Amare un genio”. L’ho ritrovato sullo schermo gigante della Sala Darsena accanto al Palazzo del Cinema del Lido. Mi ha fatto un effetto inaspettato, piacevolissimo, provocatorio. L’ho visto e “l’ho sentito dentro” per il linguaggio che non tradisce ma svela, alza, eleva nel cielo del cinema, dove non ci sono nè luna, nè stelle, nè sole, domina il buio, il buio che illumina i segreti della mente che mente, dei sentimenti perversi (i cingoli della violenza che schiacciano il cuore), della confusione di esistere, sbattuta da venti folgoranti, fuochi che bruciano umanità di speranza.

Bellissimo film. Merita il Leone d’oro in anticipo. Un film così non c’è più. Un film così nessuno oggi lo pensa. Un film così oggi nessuno può o sa fare. E’ vero: la parola di Shakespeare è ancora una volta un balsamo per orecchi e occhi (le immagini che suscita). Una proposta. Sarebbe interessare fare così. Nell’elenco dei film nuovi o seminuovi, scelti per la Mostra, bisognerebbe inserire film così (ce ne sono tanti nella storia del cinema), e sottoporli tutti insieme al giudizio delle giurie che spesso non sanno che pesci (o premi) pigliare, rivestire i film scelti dell’oro del Leone.
Non accadrà. Ma i paradossi possono dimostrare che il vecchio e grande cinema è un incomodo, perchè annichilisce la concorrenza di troppi film inutili. Leone al regista Orson, al suo Otello e alla carriera. Ciak oggi inizia la Mostra vera. Speriamo bene.

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