Venezia 72, Everest: intervista Blogo a Jake Gyllenhaal e Jason Clarke - video

Jake Gyllenhaal e Jason Clarke tra l'amore nei confronti di Roma e il faticoso set innevato in Alto Adige. Intervista ai due attori di Everest

Una 72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 'glaciale', quella che ha preso via al Lido di Venezia. Tutto merito di Everest, kolossal Universal diretto da Baltasar Kormákur che ha inaugurato il più antico festival cinematografico del mondo e che uscirà nelle sale italiane il prossimo 24 settembre. Un'opera tratta da una storia vera quella diretta dal regista islandese, in grado di portarci sul Tetto del Globo a un'altezza di 29.029 piedi (8.848 metri), cioè alla quota di crociera di un jumbo 747. Qui, nel lontano 1996, una doppia spedizione si tramutò in tragedia a causa di una delle più terrificanti tempeste di neve incontrate dall'uomo.

L'anno dopo Jon Krakauer, giornalista che aveva fatto parte del team Adventure Consultants di Rob Hall e aveva documentato gli eventi per un articolo sulla rivista Outside, pubblicò “Into Thin Air” (nell’edizione italiana “Aria Sottile”), da cui il film la preso ispirazione. Da subito Hollywood si è interessata a questo drammatico evento, ma solo nel 2012 la produzione ha iniziato a carburare, portando così questa incredibile storia sul grande schermo. Protagonisti di Everest, tra i tanti, Jake Gyllenhaal e Jason Clarke. Il primo negli abiti di Scott Fischer, il capo spedizione per la Mountain Madness; il secondo in quelli di Rob Hall, fondatore della Adventure Consultants a capo della seconda spedizione.

Proprio i due attori sono sbarcati al Lido insieme al regista e al resto del cast, con noi di Blogo che abbiamo avuto l'opportunità di incontrarli e intervistarli, ponendo loro due domande legate alla lavorazione della pellicola. Barba lunga per Gyllenhaal e inedito capello biondo platino per Clarke, i divi vivono un'amicizia alquanto particolare al buio della sala, tra stima reciproca ed esagerata competizione. Un confronto che sul grande schermo si fa 'spettacolare' grazie alle innevate vette di un Everest spaventosamente inquietante, tanto da far sorgere il più scontato dei quesiti, ovvero: quanto c'è di vero e quanto di 'riprodotto' tramite effetti speciali nel film di Baltasar Kormákur?

Sia Jake che Jason hanno confermato la 'realtà' delle sbalorditive immagini che vedranno i due protagonisti ad alta quota. Non tanto in Nepal quanto in Alto Adige, sulle montagne italiane, per una 'faticosa' prova recitativa che li ha visti 'tra gli elementi'. Stancante e massacrante, neanche a dirlo, ma comunque divertente. La parte più noiosa della lavorazione, non a caso, è stata quella in cui hanno dovuto 'simulare' la paura della montagna, della bufera che incombeva su di loro, del freddo e di quella sensazione di morte che lentamente li divorava, per una scelta scenografica, quella di Kormákur, essenzialmente 'pura', perché realmente a picco sul mondo, tra dirupi e vette innevate.

Un set, come detto, che ha vagato tra Nepal, Regno Unito e Italia, con Cinecittà, leggendaria 'Hollywood sul Tevere', finalmente tornata a brillare dopo anni di disinteresse internazionale. Ma come si sono trovati i due attori sul suolo tricolore? 'E’ stato un onore, un grandissimo onore', ha confessato un entusiasta Clarke, sbalordito anche dalla bellezza del Ghiacciaio della Val Senales, in Alto Adige, a -30 gradi di temperatura e a oltre 3.000 mt. di altezza. Qui Everest ha preso forma, con Gyllenhaal, dal canto suo, che ha confessato di aver indossato gli abiti dell'americano medio dinanzi alla Città Eterna: quelli di un innamorato, accecato dalle grandi bellezze della Capitale e dal calore dei suoi cittadini. 'Un sogno che si avvera' poter girare un film a Roma, per un legame con l'Italia che ha trovato la sua più ovvia conclusione con l'anteprima mondiale alla 72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Iniziativa in collaborazione con Universal Pictures International Italy

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: