In attesa del fascino, buttiamoci nella piscina dei ricordi

Nel “A Bigger Splash” di Guadagnino l’impossibile sogno di rievocare e riproporre “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, in “L’attesa” di Piero Messina l’eco lontano di “Stromboli” di Roberto Rossellini

Non è mai stata facile la vita del cinema italiano alla Mostra. Per anni i film di autori vari (giovani e meno giovani) sono stati visti dal pubblico speciale della Mostra stessa (competente, incompetente, esigente, non esigente) con i pomodori di tasca da lanciare sullo schermo durante le proiezione e subito dopo. Oggi quel livore, dovuto a troppo amore deluso, si sta traducendo in una accoglienza frettolosa, con le ali ai piedi per uscire dalla sala.

Non ho mai amato questa tendenza, quel livore, ma l’ho capita negli anni. Da un lato, il pubblico della Mostra specie quello giovane sogna California o New York, o le cinematografie neo neorealista dei paesi del medio o definitivo oriente (dalla Turchia, alla Cina, al Giappone); dall’altro, autori che annaspano nel mito. Il pubblico del livore (spesso isterico e poco maturo) testimoniava la caccia, il desiderio di una fascinazione che lentamente è uscita di scena: quella del nostro cinema, qualcosa che tutti noi conosciamo: un vero patrimonio di suggestioni e qualità.

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A questo patrimonio, in modo diretto o indiretto si sono rivolti Piero Messina, aiuto regista di Paolo Sorrentino, con L’attesa e Luca Guadagnino, regista di discreta carriera, con A Bigger Splash. Il caso vuole, solo il caso, che i due film siano entrambi ambientati in Sicilia, in un’isola (Pantelleria) e nella “terraferma” della isola principale, la grande Sicilia.

E’ il passato che torna, come ricorda “Il Gattopardo”, romanzo di Tomasi di Lampedusa e film di Visconti: la Sicilia è un paradiso e nello stesso una condanna, un purgatorio di bellezza. Bellissimi scenari, struggenti sentimenti, grandezza di pensieri, disperazione dolce tra i profumi del mare e delle montagne, dei vulcani, dei campi. Il fascino non muore e i due registi hanno in mente la Sicilia dell’”Avventura” di Antonioni, sessanta anni fa, e una Sicilia astratta e silenziosa, quasi assente con le sue malie che ricorda i tempi, le cadenze, i sortilegi di “Stromboli” di Rossellini, specchio di un angolo di mondo carico di umori ed emozioni sospese.

Guadagnino pensa ad Antonioni e organizza un cocktail con grandi attori (Tilda Swinton, Ralph Fiennes...) intorno a una vacanza con delitto di una star del rock rimasta senza voce e del piccolo entourage di ex e amanti, una famiglia nell’ubriacatura siciliana, vino e feste. Non lo starò a raccontare. Il film avanti come un trenino siciliano, lento e con molti tuffi nella piscina di una bella villa. Memorie, dissapori, fuochi artificiali, sesso anchilosato, rocce che bucano i piedi e l’anima. Fascino cercato e mai trovato, e ripristiato. Un finale insensato che vorrebbe essere docente di mentalità e arretratezza. Nel delitto va a inzuppare il suo cretinismo un carabiniere che lascia cadere le indagini sul delitto commesso, e si consola con la firma della star del rock su un cd custodito con fanatismo. A interpretare il ruolo Corrado Guzzanti, il fantastico Corrado, che si presta a far da macchietta nel film che tira in ballo i migranti in cattività, la famiglia del rock sciocca e prevedibile. Addio fascino. E Corrado usato, sciupato, fino al ridicolo.

Peggio capita per “L’attesa” di Messina in cui è coinvolta Juliette Binoche, spaesata, volenterosa, generosa, nonostante la storia gracile di un figlio che deve tornare, l’attesa che lei condivide con una ragazza che sostiene di essere la fidanzata del figlio. La caratteristica del film è una lentezza esasperante e vuota, terra molle e aria buia dove non cresce nemmeno uno stelo di fascino. L’attesa diventa quella esasperata del pubblico che si contorce sulla sedia e sogna (forse) Rossellini, Visconti, Germi e tanti altri che hanno fatto della Sicilia la patria della seduzione doc. Insomma, niente seduzione, niente visioni potenti e struggenti. Tran tran, small splash e lunga attesa nell’anticamera del cinema, nostro signori dei ricordi.

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