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La Tomba delle Lucciole: curiosità del capolavoro Ghibli

Aspettando il capolavoro Ghibli, per la prima volta nelle sale italiane, il 10 e 11 novembre 2015, con curiosità e approfondimenti

di cuttv

Si riduce l’attesa per l’arrivo nelle sale italiane di Hotaru no haka (火垂るの墓 – Grave of the Fireflies), letteralmente La Tomba delle Lucciole, noto anche come Una tomba per le lucciole, scritto e diretto da Isao Takahata nel 1988, uscito nelle sale cinematografiche giapponesi nell’estate dello stesso anno e acclamato come uno dei più grandi capolavori del mentore di Hayao Miyazaki.

Un caposaldo indiscusso dell’animazione giapponese e il più complesso, crudo e controverso di quella realizzata dallo Studio Ghibli, finalmente anche nelle nostre sale con l’evento speciale Koch Media di martedì 10 e mercoledì 11 novembre 2015, al quale torniamo a dedicare un approfondimento dopo la recensione.

“Questa notte spaventosa è rischiarata dai flebili bagliori delle lucciole. Ma all’alba non ne rimarrà più nessuna.”

La Tomba delle Lucciole: curiosità

Dal 15 giugno 1944 al 15 agosto 1945, giorno della resa, i bombardieri B-29 americani colpirono quasi 100 città giapponesi, per un totale di 160 mila tonnellate di bombe, provocando 10 milioni di morti e feriti. In maggio, il 75% dei carichi dei B-29 era incendiario e, almeno 66 città, furono colpite da questi ordigni. Il micidiale raid su Tokyo, nella notte tra il 9 e il 10 marzo 1945 bruciò 100.000 persone (più della metà di tutte le vittime civili italiane durante la Seconda Guerra Mondiale), mentre nel 1945, Kobe subì tre grandi attacchi (l’ultimo quello del 5 giugno, raccontato nel film) che provocò complessivamente 11.000 morti e 21.000 feriti.

Per realizzare il film sono stati necessari 54.660 rodovetri, 304 colori e 14 mesi di lavorazione.

Il film ha incassato 588.000.000 yen, e ogni anno, in prossimità del 15 agosto, viene trasmesso dalla televisione giapponese.

I fondi per realizzare un’ora di animazione di Una tomba per le lucciole, arrivano dalla Shinchosh, casa editrice dell’omonimo racconto semi autobiografico di Akiyuki Nosaka, scritto in requiem per la sorellina che non era stato in grado di salvare.

Il romanzo originale è disponibile in italiano grazie alla casa editrice Kappalab che ha deciso di rilanciare tutti i romanzi della collana LibriGhibli, da “Il Castello errante di Howl” di Diana Wynne Jones a “Il fiuto di Sherlock Holmes” di Hatsuki Tsuji.

Takahata, anche autore del soggetto e della sceneggiature, ha apportato alcuni sostanziali cambiamenti al racconto di Nosaka, dai fantasmi di Seita e Setsuko al finale che torna al Giappone attuale.

Quando il film è entrato in distribuzione il 16 aprile, alcune scene erano montate senza essere colorate, altre erano ancora da tagliare, un effetto voluto secondo le interviste rilasciate da Isao Takahata, ma in realtà allo Studio Ghibli si lavora ancora. Il film sarà terminato solo il 30 aprile, distribuito nella sua completezza solo in videocassetta.

Uno degli accorgimenti tecnici del film è quello di segnare i contorni dei personaggi in marrone invece del solito nero, per rendere le figure più morbide e realistiche. L’intero film è in effetti un tentativo di non scendere a compromessi con i luoghi comuni della semantica dei cartoni animati, raggiungendo i livelli di crudo realismo che hanno tanto sconvolto quando suscitato l’ammirazione degli spettatori.

Hideaki Anno, celebrato regista di Nadia ed Evangelion è responsabile della parata navale. Anno aveva disegnato le navi nei minimi dettagli, ma all’ultimo si decise di renderla una scena notturna. Gli sforzi di Anno vennero quindi coperti di nero. Sue anche le scene dei B-29 e dei caccia americani.

Ogni dettaglio del film è stato riprodotto sulla base di scrupolose ricerche iconografiche che hanno portato lo staff fino a Kobe e Nishinomiya. L’impressionante quantità di materiale fotografico raccolto è diventato ancor più prezioso dopo il terremoto del 1995 che ha distrutto molti edifici storici.

Le caramelle di Setsuko, ancora prodotte dalla ditta Sakuma, a quei tempi erano un lusso per pochi privilegiato come Seita e Setsuko, appartenenti alla famiglia di un capitano della Marina Imperiale. Uno spettatore giapponese ha cinicamente annotato: “I due protagonisti sono fragili come le lucciole perché provengono da un ambiente agiato. Questa storia non si sarebbe fatta se avessero avuto la forza vitale degli scarafaggi.”

Una tomba per le lucciole è stato distribuito nella sale giapponesi il 16 aprile 1988, preceduto da Tonari no Totoro (Il mio vicino Totoro), scritto e diretto dall’inseparabile amico e co-fondatore del neonato Studio Ghibli, Hayao Miyazaki. I due film, appaiono uniti dall’ambientazione dichiaratamente giapponese (cosa rara per l’animazione dell’Arcipelago, sempre alla ricerca di altrove) e dell’acuto copy “Siamo venuti a portarvi un oggetto smarrito”.

La prima edizione dello struggente capolavoro è arrivata in Italia solo nel 1995 per il mercato home video dalla Yamato Video con il titolo ‘Una Tomba per le Lucciole’, in una nuova versione rimasterizzata con 7 minuti di montaggio extra rispetto alla prima edizione del 1988.

Il film è arrivato in Italia con etichetta Yamato e non Buena Vista, perché a causa delle sue tragiche tematiche il film dello Studio Ghibli è stato escluso dall’accordo Disney/Takuma che assicurava alla Disney i diritti di tutti i lungometraggi Ghibli per il resto del mondo, compresa l’Italia.

La tomba delle lucciole/La Tomba delle Lucciole è l’unico film Ghibli in Italia di cui Lucky Red non ha i diritti, detenuti da Yamato Video.

Nel 2005 ne è stata prodotta una versione live action, con la partecipazione di Mao Inoue e Nanako Matsushima.

Takahata e Miyazaki, conosciuti alle assemblee sindacali alla Toei Doganegli negli anni Sessanta, da amici personali e professionali, hanno realizzato un disastro economico assunto a capolavoro come il lungometraggio “Hols”, la prima serie di “Lupin III”, “Heidi”, “Marco – Dagli Appennini Alle Ande”. Takahata è anche stato produttore di “Nausicaä della Valle del vento” e “Laputa : castello nel cielo”, ma “Una tomba per le lucciole” segna il suo esordio alla regia.

Sinossi

1945, città di Kobe. Seita e Setsuko, di quattordici e quattro anni, sono due fratelli che perdono la madre durante una delle incursioni aeree dei B-29 americani sulla loro città. Il padre, ammiraglio della Marina Giapponese, non dà più notizie di sé. Poiché anche la loro bella casa è andata bruciata nei bombardamenti incendiari, Seita prende alloggio con la sorellina a casa di una zia. Frustrato dagli incomodi, dalle difficoltà imposte dalle circostanze, e insofferente nei confronti della situazione domestica in cui si ritrova, Seita decide di trasferirsi con Setsuko in un cava abbandonata sulle rive di uno stagno, dove ricreare una parvenza di calore familiare.
Tuttavia, in assenza di cibo ed igiene, ben presto Setsuko deperisce e va incontro alla morte. Il fratello Seita, disperato, si lascia morire piano piano, esalando il suo ultimo respiro nella stazione di Sannomiya con gli americani ormai alle porte. L’ultima immagine dei due orfanelli è quella di loro stessi, fantasmi ma ancora insieme, mentre osservano la Kobe moderna sfavillante di luci e neon, circondati dalle lucciole.

Premi e riconoscimenti

1989 – Blue Ribbon Awards: Special Award
1994 – Chicago International Children’s Film Festival: Animation Jury Award (Miglior Film d’Animazione)
1994 – Chicago International Children’s Film Festival: Rights of the Child Award

Doppiaggio

Il doppiaggio originale del film è realizzato in dialetto Kobe. Per la voce di Setsuko fu scelta la piccola Ayano Shiraishi che, al tempo, aveva solo un anno in più del suo personaggio. Non sapendo ancora leggere, i dialoghi le vennero spiegati a voce di volta in volta e, la sua parte fu registrata in anticipo per essere sincronizzata ai labiali, tecnica applicata qui per la prima volta dallo Studio Ghibli. Per i movimenti di Setsuko fu invitata come modella la figlia dello scenografo Nizo Yamamoto.

Doppiatori Originali
Seita (Tsutomu Tatsumi), Setsuko (Ayano Shiraishi), Madre (Yoshiko Shinohara), Zia (Akemi Yamaguchi).

Doppiatori Italiani Edizione Yamato Video
Seita (Corrado Conforti), Setsuko (Perla Liberatori), Madre (Beatrice Margiotti), Zia (Lorenza Biella), Cugina (Monica Ward), Infermiere (Gino Pagnani), Poliziotto (Massimo Corizza), Militare (Luciano Marchitiello).

Doppiatori Italiani nuovo doppiaggio Yamato Video curato da Gualtiero Cannarsi
Seita (Leonardo Caneva), Setsuko (Chiara Fabiano), Vedova (Alessandra Chiari), Mamma (Cristina Poccardi), Inquilino (Gianluca Solombrino), Cugina (Giulia Franceschetti), Obayashi (Oliviero Dinelli), Addetto (Wladimiro Grana), Negoziante (Emidio Lavella), Contadino (Toni Orlandi), Fattore (Pierluigi Astore), Poliziotto (Paolo Lombardi), Medico (Elio Zambuto).

Note di doppiaggio

Più che mai cruciale nella proposizione di quest’opera è la sua localizzazione. La veridicità storica di un film neorealista vive nei dettagli della rappresentazione. L’originale giapponese vede i due protagonisti interpretati da giovani attori di età pressoché ‘reale’ rispetto ai personaggi: la doppiatrice della piccola Setsuko aveva, ai tempi delle registrazioni, solo sei anni. Riuscire a seguire questa netta linea artistica è una condizione indispensabile per vivificare il contenuto e tutta la poderosa portata comunicativa della pellicola, che potrebbe altrimenti risultare come uno ‘strano film animato sulla guerra’ dai tratti indebitamente patetici, laddove l’originale giapponese evita nettamente questa connotazione proprio in virtù della schiettezza con cui è messo in scena. La localizzazione italiana del film si avvale del contributo di Gualtiero Cannarsi, nome autorevole nell’ambito dell’animazione giapponese (è il responsabile artistico italiano dei film realizzati dallo studio Ghibli), che ha curato l’adattamento e il doppiaggio italiani di questa nuova edizione cinematografica.
Come per l’originale giapponese, anche nella versione localizzata in italiano, la piccola Setsuko è interpretata da una giovanissima e talentuosissima doppiatrice, Chiara Fabiano, mentre Seita ha la voce del giovane Leonardo Caneva, mantenendo così tutto il realismo che sta alla base dell’opera originariamente concepita dall’autore.

Note di produzione

Il soggetto del La tomba delle lucciole fu affidato entusiasticamente da Suzuki Toshio, produttore dello Studio Ghibli, a Takahata Isao affinché tornasse al cinema d’animazione in veste di regista, ruolo in cui mancava ormai da ben sei anni, nonostante avesse operato come produttore a fianco del collega Miyazaki Hayao per i film Nausicaä della Valle del Vento (1984) e Laputa il castello nei cieli (1986). Un anno prima di gettarsi nella lavorazione de La tomba delle luc- ciole, Takahata era riuscito a farsi produrre, grazie a un finan- ziamento personale da parte del giovane Miyazaki, un sontuoso documentario (2 ore e 45 minuti) intitolato Yanagawa Horiwari Monogatari (La storie dei canali di Yanagawa, 1987), rivolgendo il suo sguardo registico sulla microsocietà paesana di una cittadina giapponese alla riscoperta delle sue radici orografiche e urbanistiche. La storia della realizzazione del capolavoro Hotaru no Haka è più che mai legata all’attività dell’ardito genio della produzione Suzuki Toshio. Nel 1987, tra i progetti al vaglio dello Studio Ghibli c’era in primis Tonari no Totoro, una storia che Miyazaki Hayao sognava di realizzare in animazione già una ventina d’anni. Nel mercato dell’animazione giapponese ottantino, popolato da fantascienza e storie graffianti, molti non vedo- no di buon occhio il progetto bucolico e infantile di un Miyazaki Hayao non ancora consacrato come maestro assoluto.
Fu così che Suzuki TOoshio puntò arditamente al rilancio, proponendo di realizzare La tomba delle lucciole in parallelo a Totoro il vicino.
La casa editrice Shinchosha, già responsabile della pubblicazione del best-seller di Nosaka, era parecchio interessata a gettarsi nella produzione di animazione, un mercato che ai tempi stava conoscendo in Giappone un vero e proprio boom. Fu così che Suzuki Toshio ottenne il consenso e il finanziamento dalla casa editrice per produrre il film, che sarebbe così stato realizzato in parallelo a Totoro, e quindi proiettato in abbinamento a quello. Confermando la sua fama di regista intellettuale e sperimentatore, Isao Takahata è però assai perplesso al momento di realizzare il film. Vorrebbe tentare qualcosa di mai visto prima, a dispetto dei limiti in termini di tempi e budget. Il guaio più grosso è la difficoltà produttiva di mandare avanti in parallelo due film totalmente differenti, la fiaba di Totoro e un film realistico come La Tomba delle Lucciole. Takahata, che è un regista esigente e severo, ha assolutamente bisogno di professionisti di altissimo livello e così riesce a coinvolgere il compianto Yoshifumi Kondo (1950-1998) a firmare il character design del film e a supervisionare le animazioni. Nello staff viene incluso anche il giovane Hideaki Anno, al quale si devono le scene con i B-29 americani. Altri disegnatori saranno reclutati grazie al sostegno di Toru Hara depresso lo studio Topcraft, con il quale Miya- zaki aveva fatto Nausicaä della Valle del Vento. Tutta la fase pre-produttiva aveva visto Takahata recarsi a Kobe per la documentazione: ogni aspetto del film doveva essere riprodotto nel dettaglio, non solo nella cura dei particolari ma anche delle cose in apparenza banali o secondarie. La Tomba delle Lucciole diviene così uno straordinario lavoro, un’opera il cui estremo realismo raggiunge un livello di originalità espressiva animata pressoché unica e del tutto inedita nella tradizione di casa Ghibli, come il pubblico giapponese avrebbe scoperto in occasione della proiezione abbinata con Totoro. Se la pellicola di Takahata lasciò emozioni contrastanti nello spettatore, una volta presentata fuori dal Giappone sollevò un moto e i consensi si fa sempre più irrefrenabile.
Mai prima di allora il cinema animato era sembra- to così tanto “cinema”. La pellicola arriva in Francia già nel 1992, mentre in Italia la prima è organizzata nell’ambito del festival Cartoombria nel 1995, per poi venire distribuiti sul solo mercato dell’ho- me video. A più di venticinque anni dalla sua creazione, il film di Takahata resta ancora
una delle sue regie più amate e discusse. Difficile e problematico per la sua crudezza, è uno dei pochi film a conservarsi intatto a dispetto delle proiezioni. Come se per lo spettatore fosse sempre la prima volta.

Via | 404 – Kinopoisk

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