Il cinema si teatralizza, che effetto avrà sul cinema...

Incontri con Gianni Amelio e con Paolo Sorrentino, il programma della Festa del cinema di Roma 2015 è denso di appuntamenti con registi, sceneggiatori, era già accaduto... alla stessa Festa...

Seconda visita alla Festa di Roma, diretta da Antonio Monda. Incontro fra bar e portico Gianni Amelio, un caro amico da tempo,da quando lo conobbi e produssi uno dei suoi film migliori, il primissimo “La fine del gioco” e il secondo “La città del sole”, uno dedicato alla storia drammatica e struggente di un ragazzo in un istituto di correzione, che vive ore di libertà; e il secondo su Tommaso Campanella, un utopista, perseguitato. Due storie calabresi e mondiali (soprattutto per Campanella) scritte e dirette da un calabrese, approdato a Roma, da giovanissimo. Un regista che ha avuto successo ma lo vive con semplicità, una semplicità che produce simpatia; tutto il contrario da quanto avviene in genere nel cinema italiano, dove le persone diventano diciamo così “miti” e si trasformano abbastanza “montati”, quasi sempre per colpa degli addetti ai lavori che hanno il mediocre interesse a nutrire questa tendenza.

Amelio è alla Festa per presentare il suo ultimo lavoro, un documentario intitolato “Registro di classe”, per Cinecittà Luce. Mi dice di conoscere, e ispirato, al mio “Gian Burrasca, i primi e gli ultimi giorni di scuola” che qualche anno fa ho realizzato per “La grande storia” di Rai 3. Una bella notizia di un regista che stimo e ci darà altre sorprese. Mi chiede del mio film “1200 km di bellezza” ho appena fatto sempre per Cinecittà Luce, e glielo racconto brevemente.

L’altro regista che incontro, da lontano, fra il pubblico, è Paolo Sorrentino. Mi pare molto saggio e giusto quel che sta proponendo Antonio Monda; il quale peraltro, proprio all’Auditorium, ha con Mario Sesti condotto conversazioni molto utili con gli autori. Iniziative che non sono semplici conferenze stampa (il tormentone dei Festival e delle Mostre, ormai sfibrate occasioni anticinema) ma occasioni di approfondimento.

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Sorrentino ha parlato dei film che meglio gli sono serviti per studiare, imparare, fare cinema. Sono stati: “Tempesta di ghiaccio” di Ang Lee, modello di sceneggiatura; “La notte” di Michelangelo Antonioni, preferito alla “Dolce vita” proprio da lui che ha diretto “La grande bellezza”, Oscar, felliniani; “Era mio padre” di Sam Mendes con Tom Hanks e Paul Newman: la scena della uccisione del padre; “Una storia vera” di David Lynch, semplicemente bellissimo per come concilia situazioni molto diverse su piani emotivi; e infine “Mars Attacks!” di Tim Burton, che ricorda per la scena erotica mai vista sullo schermo tra un’aliena e un essere umano. Sorrentino ha poi parato di Jude Law e della serie che sta girando “The Young Pope”.

Infine, Monda ha citato, e ne hanno parlato, della sequenza “Il divo”- il film che preferisco di Sorrentino. Quella in cui Andreotto cammina nella notte a Via del Corso, tra guardie del corpo, in una luce strepitosa, scavalcando il camion da cui gli addetti stanno trasportando carne macellata.

“Teatralizzazioni” vengono chiamati questi incontri che fanno sicuramente bene al cinema. La cosa però sta prendendo forse...troppo piede. Non abbastanza, si potrebbe obiettare. Ma non credo che sia così. Mi sto facendo l’idea che non si tratti spesso di approfondimenti della storia del cinema e dei suoi autori- attori ma di una incolpevole e tuttavia vera necessità per i Festival e le Mostre di integrare i programmi delle proiezioni in anni che progressivamente dimostrano la scomparsa di film di qualità, utili per i programmi delle manifestazioni che se li disputano.

Non è un sospetto; è un qualcosa che salta agli occhi, per fortuna che un appuntamento con Sorrentino non è solo un abuso di parole ma una evocazione talvolta straordinaria dell’importanza del cinema, che ha ancora molte cose da mostrare e da dire. Resta l’esigenza di irrobustire le ricerche, le proposte; e influenzare le produzioni. Le fiction tv si stanno mangiando la creatività...

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